Si sa, la maglia Numero Dieci è associata al talento, alla capacità tecnica, alla classe di chi la veste. Spesso però a queste qualità si accompagna un certo tipo di atteggiamento snobistico, una difficoltà intrinseca nel correre senza palla: al diez la palla arriva, non deve andare a prendersela. Come se le eccelse doti tecniche in qualche modo possano legittimare un’attitudine distaccata nei confronti dei contrasti e della battaglia.

Il diez è spesso un Lord che non si sporca le mani, il lavoro duro lo lascia fare agli altri e noi, tifosi innamorati della bellezza di questo sport, quasi sempre glielo perdoniamo. Ecco, il diez di cui parleremo oggi non ha bisogno del nostro perdono, Gianfranco Zola è un lord (Sir, per la precisione), ha esaltato la bellezza calcistica in tutte le sue forme, ma non è mai stato alieno al fango, alla corsa e ai contrasti.

Zola, il fango, è andato proprio a cercarselo: ha scelto il campionato più duro e intenso d’Europa, la Premier League, dove la bellezza delle sue doti calcistiche ha trionfato in mezzo alle battaglie e alla fisicità del calcio inglese. Lui, alto nemmeno un metro e settanta, nato in un comune di 7 mila abitanti dell’entroterra sardo (Oliena), è diventato un’icona in una città che di abitanti ne fa 8 milioni, in un calcio dominato dai giganti.

Al Chelsea ha scelto la maglia numero 25, anche se Zola è un diez in tutto e per tutto: Gianfranco è stato una delle massime espressioni della Dieci che il nostro calcio ha prodotto negli ultimi trent’anni.

UN SARDO A LONDRA

Lo sguardo schivo, di chi rifugge le lodi e i riconoscimenti alle sue qualità. Una timidezza intrinseca, un’umiltà straordinaria se paragonata alla sua classe innata. Gli occhi scuri, scavati e profondi, tipici della sua terra. Metaforicamente Gianfranco Zola per il calcio ha rappresentato la Sardegna incontaminata, quella parte di isola genuina, umile e ancora intatta, che non ha niente da spartire con le serate milionarie alla bella vita della costa. Una terra bellissima e allo stesso tempo aspra, rude, all’apparenza chiusa in sé stessa, ma in realtà alle prese con una continua riflessione con le proprie radici. Un giocatore talentuoso, geniale e bello da vedere, ma allo stesso tempo umile e fedele alle proprie origini.

Capace, nonostante il suo metro e sessantotto di altezza, di saltare in cielo e superare un colosso come Zebina, per regalare alla sua squadra il pareggio in extremis contro la Juventus. Tutto questo, è bene ricordarlo, a quasi 40 anni.

Gianfranco Zola lascia la sua terra a 23 anni, quando viene notato in C1 da Luciano Moggi, che lo acquista dalla Torres e lo porta a Napoli per fare la riserva di Maradona. Al primo anno vince subito lo scudetto, ma ovviamente rimane all’ombra di Diego che però, quando abbandona il Napoli, gli lascia in eredità la sua maglia Numero 10, consigliando alla dirigenza partenopea di puntare su di lui.

Dopo quattro anni, 105 partite e 32 gol, il Parma lo acquista per 12 miliardi di lire, e in Emilia il trequartista sardo trova la sua consacrazione vincendo Coppa UEFA e Supercoppa UEFA. Come si diceva prima però, la carriera di Gianfranco Zola è stata segnata dai sette anni al Chelsea, durante i quali The Magic Box è riuscito a conquistare il rispetto e l’affetto di una nazione intera. La Regina Elisabetta lo ha anche insignito del titolo di baronetto, facendolo diventare nel 2004 Member of The British Empire.

Perché Gianfranco Zola oltre che talentuoso era anche estremamente corretto, un Sir appunto. Lo dimostra l’immensa tristezza provata al Mondiale americano quando si vide sventolare in faccia il cartellino rosso, per un fallo neppure commesso. La tristezza di chi subisce un’ingiustizia, ma non è abituato a far polemica, e decide di soffrire per conto suo.

Con la rabbia nel cuore, si piega sulle ginocchia e scoppia in lacrime. Saranno gli unici dodici minuti giocati da Zola in un Mondiale.

Ci penserà poi Roberto Baggio a rimettere in piedi quella partita. In nazionale Zola non ha lasciato un ricordo indelebile, per lui appena 35 presenze e 10 gol. Chiuso nel suo ruolo proprio da Baggio e da Del Piero, nelle sue poche apparizioni è riuscito comunque ad esaltare la bellezza del calcio anche con la maglia azzurra.

Indovinate dove? Sì, proprio a Wembley, nel tempio del calcio inglese.

Perché nonostante i primi ottimi anni tra Napoli e Parma, si può dire che calcisticamente Zola sia più legato all’Inghilterra che all’Italia, in un continuo confronto tra le sue umili e solide radici e l’approdo in una città cosmopolita e aperta sul mondo, tra una dote innata nel trattare il pallone e la volontà di non eccedere, mai.

LA BELLEZZA DEL DIEZ IN OGNI SUA FORMA

Come si diceva prima, Zola la maglia Numero 10 l’ha indossata al Napoli, al Parma e al Cagliari, ma non al Chelsea, dove aveva la Numero 25, maglia mai più richiesta da nessun giocatore dei Blues. In realtà però il folletto sardo era un diez puro, uno dei migliori della sua generazione, capace di esaltare la bellezza del calcio come pochi hanno saputo fare.

Gianfranco Zola, con la maglia numero 25, è stato un diez imprendibile nello stretto ed estremamente abile nel dribbling. Quando umiliava gli avversari, non lo faceva per strafottenza, ma solo per utilità. In questa giocata contro il Liverpool si vede tutta la bellezza di Gianfranco Zola: un tocco della palla elegante unito alla fisicità tipica di chi ha il baricentro basso, un colpo di genio eccezionale unito alla testardaggine nel voler mantenere il contatto con la palla:

È stato però anche un diez geniale nella capacità di mandare i compagni nello spazio, nell’abilità di trovare spiragli dove gli altri, generalmente, vedono muri. In questa occasione come una scheggia impazzita si avventa sulla palla e la recupera (altro che snob), resiste alla carica del difensore, e manda in porta il suo compagno di squadra:

Se non bastasse, è bene ricordare che Zola sapeva anche calciare le punizioni, come ogni diez che si rispetti. Forse non tutti lo sanno, ma con 20 realizzazioni è quinto nella classifica di sempre della Serie A in quanto a punizioni segnate. Considerando che gli anni migliori della sua carriera li ha passati in Premier, non è una brutta posizione:

Nel 2011, a 45 anni, insegnava ai ragazzi del Chelsea come si fa a metterla all’incrocio. La loro reazione dopo averlo visto all’opera è impagabile:

 

Gianfranco Zola è stato quindi un diez totale, pur avendo indossato la maglia Numero 25 nei suoi anni a Londra. Abilità tecnica, controllo del pallone sopraffino, velocità nel dribbling e piede fatato; il tutto accompagnato da una corsa costante, da un’ottima capacità nel difendere la palla e da un’aggressività feroce nel volerla recuperare.

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Se tutto questo non è bastato, è bene aggiungere un ultimo tassello a questo ritratto, affinché la completezza di questo diez risulti limpida ed evidente.

La sua carriera infatti, come accade ai grandi campioni, è continuata fino all’ultimo momento possibile. E così, dopo esser diventato una bandiera del Chelsea ed aver ricevuto in tutta Inghilterra le lodi che forse non gli sono state tributate in Italia, ha deciso di tornare nella sua terra. Nel 2003 va a giocare in Serie B con il Cagliari, e lo trascina immediatamente alla promozione nel massimo campionato. Durante la stagione successiva, che sarà anche l’ultima, all’età di 39 anni totalizza 37 presenze e 13 gol tra Serie A e Coppa Italia.

Già troppe parole sono state spese per descrivere Gianfranco Zola, e nessuna di queste è riuscita a rendere a pieno la completezza di questo diez, talentuoso e feroce, elegante e battagliero, illuminante ed umile.

Meglio dunque lasciar parlare lui con questa giocata realizzata durante la partita con la Juventus, probabilmente la migliore della sua ultima annata in Serie A:

 

Un ringraziamento speciale agli amici di “Riserva di lusso” per la grafica del protagonista di oggi.