Nella lista dei 28 convocati dell’Italia di Mancini molti avranno fatto caso al nome di Sandro Tonali: c’è chi lo conosce, chi lo ha sentito nominare qualche volta e chi non ne ha mai sentito parlare, ma chi è veramente questo ragazzo tanto promettente da meritarsi la convocazione in Nazionale a soli 18 anni?

NUOVO PIRLO? NO GRAZIE

Tonali è nato l’8 Maggio del 2000 e ha mosso i primi passi nell’accademia calcistica del Brescia, fino all’esordio in prima squadra nell’Agosto del 2017. Da quel momento, grazie a prestazioni sempre più convincenti, si è guadagnato il posto da titolare, raggiungendo 19 presenze, condite da 2 gol 2 assist. Il giovane centrocampista è il classico regista che ama muoversi davanti alla difesa, dettando i passaggi e il ritmo del gioco (caratteristiche che gli sono valse il leggero paragone con Andrea Pirlo): l’anno scorso ha agito da mediano di centrocampo nel 4-3-3 (e raramente da mezzala), mentre quest’anno ha anche svolto il ruolo di uno dei due mediani nel 4-2-3-1, senza saltare nemmeno una partita e confezionando già 3 assist e un gol, recente, su punizione. Tonali unisce eleganza e precisione, vede la giocata ancora prima che il pallone gli arrivi e serve i compagni con lanci calibrati al millimetro, sia con il destro che con il sinistro. Nonostante la giovane età il centrocampista classe 2000 è capace di prendere in mano le redini del centrocampo con carisma e determinazione, trascinando la squadra verso le azioni offensive, e aiutandola in fase di ripiegamento. Tutte qualità che, come detto, lo avvicinano ad Andrea Pirlo, oltre al comune inizio nel Brescia e alla folta capigliatura; tuttavia lui ha affermato di avere altri idoli:

“Mi ispiravo a Pirlo ma non mi sono mai rivisto in lui, se non nel modo di portare i capelli. Di Gattuso, invece, cerco di prendere la cattiveria. Ai paragoni ormai sono abituato, all’inizio ci facevo caso, ora non più.”

Un idolo diverso da quello che tutti si aspetterebbero, dunque, anche per le differenze tra Tonali e Ringhio, meno tecnico ed elegante ma più roccioso e difensivo. In questo il giovane centrocampista deve ancora migliorare, ma ha tutto il tempo necessario. C’è poi chi l’ha paragonato addirittura a Don Andrés Iniesta, per la visione di gioco e il tocco del pallone, ma anche in questo caso ci sono delle differenze, come per esempio la capacità di inserirsi e farsi trovare in zona gol, caratteristica tipica del genio spagnolo ma non ancora radicata nel giocatore del Brescia. Di paragoni se ne potrebbero fare tanti, dal Jorginho nel calcio di Sarri al De Rossi della seconda parte della sua carriera, ma si ritorna sempre al prototipo del regista smista-palloni che rimanda inevitabilmente al Maestro, Andrea Pirlo.

TAPPE BRUCIATE

Tutto questo ha fatto sì che Tonali attirasse su di sé l’attenzione di molti club che si sono già messi in fila per accaparrarsi il gioiellino italiano, ma intanto chi se lo può godere è Roberto Mancini, che ha deciso di portarlo a Coverciano, in Nazionale Maggiore, prelevandolo direttamente dalla Serie B, senza aver mai giocato un minuto in Serie A. Per trovare un altro esempio simile basta ritornare allo scorso Settembre, quando il ct azzurro ha convocato Nicolò Zaniolo in Nazionale senza aver mai giocato in Serie A (il classe ‘99, però, in quell’occasione non esordì con la maglia azzurra); la differenza sta nel fatto che Zaniolo gioca alla Roma, nella massima serie, mentre Tonali gioca nelle serie cadetta, e per ritrovare un giocatore convocato in Nazionale direttamente dalla Serie B bisogna tornare indietro fino al 2012, quando un certo Marco Verratti, militante nel Pescara di Zeman, veniva chiamato dall’allora ct Cesare Prandelli. Ovviamente il ragazzo ha ancora tanto da dimostrare e non è detto che possa confermare le stesse prestazioni anche in club più blasonati, che hanno mostrato interesse per lui, come Juventus, Roma, Inter e Milan (per cui ha affermato di tifare). L’ideale sarebbe una crescita graduale, che non rischi di bruciare il talento del ragazzo, anche se, continuando su questi livelli, non potrà non fare bene, come fu proprio per Verratti, che dal piccolo Pescara è passato direttamente al Paris Saint Germain, con ottimi risultati. D’altronde, che Tonali sia un predestinato lo si capisce anche dal fatto che, qualora dovesse esordire in Nazionale, sarebbe il primo millennial a vestire la maglia degli Azzurri dei grandi.

L’ITALIA CHE VERRÀ

Di certo Mancini non può essere accusato di non dare spazio ai giovani: proprio in questi giorni, a un anno dalla terribile quanto clamorosa mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di Russia, quando il calcio italiano sembrava aver toccato il fondo, la favola di Tonali e degli altri ragazzi prende corpo, restituendo speranza ad una nazione intera. Oltre a lui, la Nazionale è ben fornita di giovani talenti, come Chiesa e Barella (entrambi classe ‘97) che sono ormai entrati stabilmente nel giro della Nazionale, o come lo stesso Donnarumma, dal momento che forse non tutti si ricordano che ha solo 19 anni.

Una linea chiara quella del nuovo tecnico dell’Italia, che però, se da un lato ha voluto premiare giocatori come Zaniolo e Tonali, scommesse più che certezze affermate, dall’altro è anche vero che non ha (ancora) premiato giocatori più affermati, che giocano stabilmente nei propri club, come Davide Calabria, Filippo Romagna e Patrick Cutrone (che ha giocato solo 16 minuti a Marzo con Di Biagio). Certo, è anche giusto dare la possibilità a tutti di assaporare le emozioni della Nazionale, alternando giovani promesse come Tonali e Zaniolo ma anche, perché no, Andrea Pinamonti (due gol nelle ultime due partite giocate) o Giangiacomo Magnani (passato nel giro di un anno dalla Serie C con il Siracusa all’esordio con il Sassuolo in Serie A) che con le recenti prestazioni si potrebbero meritare la chiamata del ct.

L’importante resta comunque preservare i giovani talenti come Tonali, facendo in modo che questa convocazione o altri eventuali step della loro carriera servano solo da incentivo a migliorare, magari all’ombra di giocatori più esperti, e non rovinino la loro crescita, catapultandoli in una realtà per la quale non sono ancora pronti.