Dimmi quanti passaggi fai, ti dirò come giochi. Analizzando la top ten (stilata da WhoScored.com) dei giocatori con il miglior rapporto tra la percentuale di passaggi riusciti e il totale di quelli effettuati, si può già intuire il tipo di manovra che la squadra a cui appartengono svolge. Non è un caso dunque, se all’interno di questa classifica troveremo giocatori del Barcellona, del Chelsea o del Manchester City, tutte squadre che fanno del controllo del pallone un’arte vera e propria.

Come in ogni cosa, anche nel calcio ci sono delle evoluzioni, quindi anche il mondo di tener palla è cambiato e di conseguenza anche le azioni di gioco nascono in modo diverso. Oggi Numero Diez vi porta alla scoperta del mondo dei palleggiatori, un lavoro quasi in ombra ma essenziale come il motore nelle macchine.

LA MIA IMPOSTAZIONE È DIFFERENTE

Il primo dato evidente è che ogni squadra imposta da zone diverse del campo. Al Chelsea Sarri ha optato per un’opzione abbastanza classica, affidando a Jorginho le chiavi del centrocampo e rivestendolo del ruolo di direttore d’orchestra. Una soluzione costruita negli anni a Napoli, dove l’azzurro è stato il collante tra i reparti, l’uomo che detta i ritmi della gara. A Londra sembra aver alzato i giri del motore, migliorando la precisione ed entrando ancor di più nel vivo del gioco: in 12 presenze stagionali Jorginho mantiene una media di 98,8 passaggi a partita, con una precisione del 91.3%.

A differenza degli anni precedenti però, Sarri può contare su un vero e proprio triangolo blues. A Napoli Jorginho era l’unico giocatore in grado di farsi dare palla e tessere una formidabile trama. Questo comportava il rischio di sparire completamente dal campo in quelle gare in cui veniva ingabbiato dagli avversari. Al Chelsea ciò non accade perché alle sue spalle è coperto in modo ottimale e può ricercare soluzioni alternative.

IL MIGLIOR ATTACCO È LA DIFESA

La palla passa dunque ai centrali di difesa. Con la rivoluzione targata Pep Guardiola: i difensori smettono di essere semplici stopper e diventano parte integrante della manovra, dei veri e propri perni. Dunque Sarri, diligente come sempre, ha trasferito le lezioni del maestro nella sua idea di calcio. Non ci stupiremo quindi, se leggendo la classifica troveremo Antonio Rudiger e David Luiz, rispettivamente all’ottavo e al nono posto.

Il brasiliano in particolare, si propone spesso in fase offensiva e questo permette a Jorginho di partire qualche metro più avanti, non schiacciandosi come accadeva molto spesso a Napoli. La straordinaria visione di gioco abbinata ad un piede molto preciso, permettono a David Luiz di rischiare spesso il lancio lungo: soluzione che va quasi sempre in porto, visto l’89.5% di precisione nei passaggi.

L’ideatore di questo tipo di calcio, non poteva esimersi dal riproporlo anche in Inghilterra. A Manchester, Pep Guardiola sviluppa un gioco leggermente diverso da quello visto in blaugrana eppure i numeri confermano che i difensori risultano cruciali nel suo scacchiere. In particolare Aymeric Laporte, addirittura terzo in questa classifica, è il primo ad impostare: il francese, oltre alle straordinarie doti difensive, sta mostrando un’ottima crescita sul piano della tecnica, illuminando con lanci che tagliano il campo e innescano le frecce di Guardiola.

PRECISIONE AL POTERE

Se è vero che le grandi giocate restano nella storia e cambiano le partite, certi giocatori risultano decisivi svolgendo alla perfezione dei compiti che paiono di ordinaria amministrazione. Toni Kroos in questo è indiscutibilmente il migliore. Il tedesco mantiene da anni una percentuale di circa il 95% di passaggi riusciti, una fortezza nella quale rifugiarsi nei momenti di difficoltà e probabilmente il segreto degli anni d’oro delle merengues.

Nonostante le difficoltà di questa stagione per il Real, Kroos continua a fornire prestazioni ineccepibili. Quando lui ha il pallone i compagni devono solo posizionarsi nel modo corretto perché sanno che lo riceveranno nel punto giusto e questo fa si che la manovra acceleri nel suo processo di costruzione. Un esemplare di giocatore più unico che raro direte voi, eppure in Italia c’è chi prova a clonarlo.

Dopo varie turbolenze, nella scorsa stagione Spalletti è riuscito a collocare Marcelo Brozovic nel ruolo a lui più congeniale e da quel momento il croato ha trovato la continuità nelle prestazioni che da tempo cercava. Quest’anno si sta riconfermando ad altissimi livelli (ricadute come quella di Bergamo fanno parte del naturale corso di una stagione) e i suoi 1,2 passaggi chiave a partita proiettano l’Inter tra le grandi della Serie A.

THE FUTURE LEADER

A Londra va già di moda chiamarlo cosi, lui in campo per ora ha risposto sempre presente. Granit Xhaka è indiscutibilmente tra i protagonisti della rinascita di questo nuovo Arsenal, quinto in classifica ma al passo con le grandi della Premier. Lo svizzero è conosciuto al mondo per la potenza del suo tiro, una sentenza per quasi tutti i portieri.

Pochi sanno però che Xhaka è il giocatore che più sta al centro della manovra dei Gunners: dai suoi piedi passano quasi tutte le azioni e molte delle triangolazioni riescono proprio grazie al suo appoggio agli esterni, in particolare quello dei terzini che avanzano molto. Seppur di poco, è riuscito anche lui ad entrare in questa top ten con 80,5 passaggi di media a partita, un dato significante che evidenzia il modo di attaccare dell’Arsenal, con pochi tocchi ma molte accelerazioni.

 

 

Il calcio cambia è vero, ma a modificare è soprattutto il modo di interpretarlo. Individuare un cervello nella propria squadra e mettergli mano per ottenere i risultati sperati, questo è ciò che conta. Dunque non è una coincidenza se in questa lista ci sono giocatori delle squadre più forti del pianeta. A una grande squadra spetta una grande mente.