Italia-Stati Uniti è stata una di quelle partite dal sapore nostalgico ma al tempo stesso ricco di promesse. Da canzoni vecchio stile, non senza richiamo politici, sugli spalti (un commovente Bella Ciao a fine partita strappa applausi a tutti) a campioni del futuro in campo.

Un incontro nel segno di pellicole che sanno conquistare e appassionare. Una di quelle storie che sanno colmare di sogni, soffrire e quasi perdere le speranze. Per poi smentire prontamente e farci esultare, nel segno di una vittoria sofferta, conquistata letteralmente all’ultima azione.

Italia e Usa scelgono di dare spazio alle nuove generazioni per questo incontro, uno “scontro fra i giovani titani” del futuroDel resto l’età media vista in campo è sui 23 anni e mezzo, calcoli alla mano: 22 per gli americani, 25 per i nostri ragazzi. Una festa del calcio dei giovani che finisce col successo degli azzurri per 1-0. Una rete di Politano al 94‘ salva letteralmente gli Azzurri da quello che sarebbe stato un clamoroso epilogo, un pareggio assolutamente immeritato per quanto creato.

IL PRIMO TEMPO

Gli interpreti in campo sono diversi dai titolari ed è naturale che serva tempo per entrare negli schemi tattici di Roberto Mancini. Ciononostante l’Italia fin dall’inizio domina il campo e tiene in mano il pallino del gioco; gli Stati Uniti possono solo difendersi e stare a guardare.

Gli Azzurri scendono in campo col 4-3-3 tipico del Mancio. Il CT cambia l’impostazione offensiva della propria squadra: esordio da titolare per un Kevin Lasagna in cerca di conferme in Azzurro, con Chiesa e Berardi al suo fianco. Biraghi staffetta con Emerson Palmieri, De Sciglio fa rifiatare ForenziVerratti avanza, giocando più vicino alle punte con l’esordente Sensi davanti alla difesa, pronto a sventagliare (insieme a Bonucci) sopratutto per le incursioni dell’ala viola.

L’attaccante della Fiorentina è subito protagonista nelle prime tre occasioni che si creano. Al 3′, lanciato da De Sciglio, supera Moore e calcia su Horvath in uscita; al 9′ conclude fuori di poco dal limite dell’area e al 18′ invece crossa per Berardi. Il colpo di testa dell’attaccante neroverde esce di poco. Il più in forma dell’attacco dell’Italia, con Mancini che ne cambia i movimenti: più incursioni al centro, in una posizione meno laterale occupata sul campo. E la differenza si vede rispetto al match contro il Portogallo, con più tocchi rispetto al match di San Siro (35 in 45 minuti giocati) e 3 occasioni.

La partita a cui assistiamo è a senso unico nella prima frazione. L’Italia dispensa grande calcio a centrocampo, col trio Barella, Verratti e Sensi in cattedra ad insegnare come si controlla e si domina il campo. Gli Stati Uniti attoniti ammirano per l’intera frazione, con appena il 26% di possesso.

La foga dell’Italia alla ricerca del gol ormai “maledetto“costringe gli USA a difendersi a 5 e a provare solo inutili rilanci lunghi per i malcapitati Sergent e Pulisic. Acosta, Adams e Delgado in mediana sono in costante affanno e soffrono la qualità dei nostri. Appena 117 i tocchi del centrocampo statunitense, numeri lontani da quelli degli Azzurri.

Berardi insieme al compagno Chiesa cerca di mettere una pezza sulla prestazione sottotono di un Lasagna tanto inesistente quanto clamoroso per quanto sbagliato poi nel secondo tempo. Ben 4 le occasioni per l’attaccante del Sassuolo. La più nitida al minuto 39‘, quando ci prova con un tiro a giro dal limite dell’area, che impegna Horvath in un grande intervento. Il numero Uno a stelle e strisce è il vero protagonista degli ospiti, suo il merito di tenere a galla i propri compagni in difficoltà. La parata più complicata della prima frazione arriva subito dopo, quando al 44‘ un punizione calciata da Verratti, non toccata da nessuno, sfila verso la porta e costringe il portiere al gran balzo.

Squadre negli spogliatoi sul punteggio di 0 a 0. L’Italia si dispera per quanto sprecato e per come ha dominato il terreno di gioco, gli USA ringraziano.

IL SECONDO TEMPO

La ripresa comincia con toni più pacati da parte dei nostri. Mancini concede spazio ad altri esordienti in maglia Azzurra. Primo fra tutti Grifo, entrato al posto di un convincente Chiesa. L’oggetto misterioso dell’Hoffenheim al minuto 7′ innesca Verratti, che di testa manda alto sopra la traversa. Nel complesso una buona prestazione per colui che ha indossato la maglia numero 10, orfana ormai da troppo tempo di un degno possessore. Nel frattempo Grifo si aggiunge a quella lista di “talenti ma non troppo“, una mancata “elitè” di calciatori che hanno ancora molta strada da fare prima di tornare a farci sognare. Eppure non ha sfigurato: col 75,8% di passaggi riusciti e una conclusione verso la rete si è fatto trovare pronto fin dall’ingresso in campo. Nell’attesa di scoprire se verrà confermato o meno dal CT.

Ma torniamo alla partita. Gli Stati Uniti imparano minuto dopo minuto la lezione, prendendo le misure e alzando la pressione. Addirittura gli riesce il colpaccio di concludere verso la nostra porta. Zimmermann impensierisce di testa Sirigu, che si fa trovare pronto in una serata fino a quel momento tutt’altro che impegnativa. L’Italia appare meno convinta ma continua a macinare un gioco degno delle migliori premesse. Il 73,5% di possesso palla è la prova di un match dominato in tutte le zone del campo.

La vera nota negativa della serata è sicuramente Kevin Lasagna. Il numero 9 Azzurro ha ampiamente deluso le aspettative e conferma la necessità di continuare a cercare un Bomber all’altezza. Lontano da Udine sicuramente, almeno per il momento. Si è letteralmente mangiato tre occasioni clamorose: due da solo davanti al portiere (di cui una da fuori area) e la terza sulla ribattuta di un travolgente Kean, al minuto 40‘.

Parliamo ora di lui: il numero 17 (in appena 28 minuti giocati) ha spaccato in due l’incontro, con incursioni, cavalcate sulla fascia e al centro, accompagnate da testa e cuore. il giovanissimo talento classe 2000 fa ben sperare per il futuro, ma non mette una pezza abbastanza grande per il presente. La punta manca, è evidente. Ma le premesse sono ottime: Mancini ha dimostrato di credere in questo giovane ragazzo che ha già collezionato 22 presenze e 5 gol in Serie A. Il tempo è tutto dalla sua parte.

Con le squadre allungate, gli USA si affacciano anche al tiro un paio di volte (pericolosamente con Wood al 34‘) ma l’Italia continua a dominare. I fischi dagli spalti accompagnano la cavalcata di Lasagna, questa volta l’ultima, verso la panchina. Entra Politano, con Kean che si sposta al centro, e la musica cambia. L’ala destra dell’Inter fa esplodere il “rock n’ roll” in campo e vivacizza l’incontro, suonando l’ultima, decisiva strofa in un incontro da vincere. La vittoria arriva all’ultimo minuto, all’ultima azione.

Minuto 94′: azione palla al piede di Verratti, filtrante per il subentrato Gagliardini, ultimo passaggio decisivo per l’inserimento di Politano, pallone in rete. Poesia. Una romantica e appassionante poesia calcistica, quella della vittoria all’ultimo, meritata.

IN CONCLUSIONE

Più che di Italia-USA ci sentiamo di dover parlare di Italia-pallone “maledetto” che non vuole entrare. 17 i tiri totali degli Azzurri, di cui 6 nello specchio della porta contro gli appena  3 tentativi degli statunitensi.

La Nazionale di Roberto Mancini cresce partita dopo partita nel gioco; azioni spumeggianti e convincenti, triangolazioni e fraseggi di classe e qualità condotte da un trio di centrocampo sempre più convincente. 778 i passaggi totali: tantissimi, considerando i 276 degli avversari. Cambiano gli interpreti ma il centrocampo Azzurro sta veramente vivendo la svolta che serve a questa Nazionale.

Discorso assai differente per l’attacco: non riusciamo a sfumare il tabù del singolo gol. E un solo gol a fronte di 17 tiri totali appare impietoso come dato, sintomo di grande imprecisione sotto porta. E’ ormai da oltre un anno e mezzo che non segniamo 2 gol. L’ultima volta fu contro l’Arabia Saudita, in un’amichevole pre Mondiale, non il nostro, ma il loro. Lasagna non riesce a convincere e a spazzare via la crisi della punta mancata. La certezza per ora è una sola: quando il gol arriva (soprattutto se arriva), viene dal centrocampo o dalle ali, non dal Bomber.

Il merito che va dato agli Stati Uniti è quello di essere riusciti, almeno un poco, a vivacizzare un incontro sulla carta tutt’altro che combattuto. La giovane squadra a stelle e strisce presenta ampi margini di miglioramento. Col 68% di contrasti vinti e ben 27 respinte difensive hanno impostato l’incontro sulla difesa, alla ricerca del pareggio. Riuscendoci quasi del tutto, non fosse che Politano ha rovinato i loro piani. Questa squadra in ogni caso non può che crescere e migliorare.

Gli esordienti hanno convinto. Primo fra tutti Sensi, che in cabina di regia ha incantato, sposandosi perfettamente con la filosofia di palleggio di Mancini. Col 95,4% di passaggi riusciti, 134 tocchi e tre occasioni create si è fatto trovare ovunque in mezzo al campo, convincendo tutti. E con Verratti e Barella è amore a prima vista.

Le zone del campo dove Sensi ha dominato.

Grifo nel complesso ha convinto, Kean e Politano incantano, come del resto il gioco di quest’Italia, sempre più convincente.