Il centrocampo è da sempre l’anima di ogni squadra di calcio. Il giusto collante tra attacco e difesa. Un reparto così tanto importante da determinare, sia in maniera positiva che anche negativa, l’andamento di un club nel corso di una stagione. Se non si ha una buona mediana è difficile riuscire a competere ad alti livelli, visto come alla lunga questa pecca venga fuori. I giocatori che ricoprono quella zona del campo sono i soli che possono gestire interamente il gioco, smistando i palloni e dando le giuste direttive ai compagni. Sono quelli che per il loro ruolo riescono ad avere una visione della partita totale, che gli permette di acquisire esperienza ma soprattutto una grande conoscenza del calcio. Proprio per questo sono i più pronti a dirigere in futuro una squadra dalla panchina, vista la loro grande dote di saper amministrare nei giusti modi una rosa e di conseguenza anche un gruppo. Infatti Arrigo Sacchi e Renzo Ulivieri, due che hanno fatto dell’allenatore un mantra, hanno affermato che il mister perfetto sia un leader, poco emotivo ed un ex centrocampista. A prova di ciò vi è il fatto che più del 50% degli allenatori in Europa siano stati proprio dei centrocampisti. Molti di loro inoltre dominano da anni la scena europea e ora andremo ad analizzare i più vincenti e coloro che sono in rampa di lancio.

FAMOSI ED AFFERMATI

CARLO ANCELOTTI

Non si poteva che partire da lui. Vincente sia bella vita che sul campo, Re Carlo è riuscito negli ultimi anni ad imporsi in tutti i campionati in cui è andato, garantendosi la nomea di uno dei migliori allenatori in circolazione. Le sue squadre esprimono sempre un bel gioco, basato su un grande equilibrio tra i reparti ed una linea difensiva molto compatta. A lui si deve l’esplosione definitiva di Kakà o l’aver reinterpretato Di Maria come terzo di centrocampo ai tempi di Madrid, che fu uno degli aggiustamenti principali per la vittoria finale della Decima. Dopo aver ammaliato l’intero panorama calcistico con le maglie di Parma, Roma, Milan e della nazionale, Carletto è riuscito ad incantare e trionfare anche sulla panchina. Infatti il suo palmares parla chiaro: tre Champions League (come lui solo Zidane – suo “allievo” – e Paisley), tre Supercoppa Uefa, due Mondiali per club e un Intertoto. Il tutto però non finisce qui se si abbinano i titoli nazionali. Sulla sua bacheca infatti si trovano anche quattro campionati (Italia, Francia, Germania e Inghilterra), tre coppe nazionali e quattro supercoppe.
Questo grandioso elenco non può ovviamente che far sognare i tifosi del Napoli.

JOSEP GUARDIOLA

Il tiki-taka come stile di vita, la Spagna come consacrazione. Questi i due punti fondamentali della grande carriera di Pep Guardiola. Un gioco spumeggiante, perfetto, a tratti paradisiaco, che ha permesso di segnare una nuova era all’interno del mondo del calcio. Con il Barcellona il catalano ha tirato fuori il classico coniglio dal cilindro, rendendo quei blaugrana una delle squadre più forti della storia del calcio. I titoli ottenuti in quei quattro anni magici sono dalla sua parte: 2 Champions League, 3 Liga, 3 supercoppe e per due volte vincitore della Copa del Rey.
In Germania la filosofia era la stessa, ma il Bayern, seppur padrone in patria con ben cinque trofei alzati non è mai riuscito, sotto la sua gestione, a mettere le mani sulla Coppa dalle grandi orecchie.
Ora al City invece la volontà è diversa, con il club che sembra finalmente pronto a compiere il grande passo. Nonostante ciò comunque fino ad oggi Pep ha lasciato il suo marchio anche nel territorio della regina con una Premier League vinta assieme alle due coppe nazionali.

MASSIMILIANO ALLEGRI

Il risultato ed i tre punti sono la cose che più risaltano all’occhio delle squadre allenate da Max Allegri. Nonostante ciò, è innegabile la cura e l’attenzione dei dettagli che il mister toscano pone su ogni partita di qualsiasi competizione. Una preparazione tattica e tecnica di qualsiasi incontro senza eguali nel resto d’Europa; paragonabile solamente a quella di Mourinho. Il saper ruotare la sua squadra e stravolgerla in base alle situazioni e alle difficoltà che è costretto a fronteggiare lo ha reso un top nel ruolo. In Italia negli ultimi quattro anni è stato un dominio puro, che non sembra aver fine. Oltre a ciò i cammini europei del 2015 e del 2017 furono rovinati da due finali infauste ma ad oggi la Juventus ricopre anche il ruolo da favorita per la vittoria finale della Champions League, grazie anche ad un Ronaldo in più.

DIEGO SIMEONE

Grinta e tenacia. Il mix perfetto dell’Atletico Madrid del Cholo parte proprio da qui. Un talento fuori dal comune sul campo, una maestria da allenatore impressionante, che lo ha portato ad essere un punto di riferimento per molti giovani aspiranti allenatori europei. Simeone è rimasto coerente con ciò che aveva mostrato sui manti verdi da gioco: grinta, passione, emozioni e travolgenza, tutto mirato a creare un feeling speciale quasi insolubile con i suoi tifosi. Lo studio dell’avversario e la preparazione della partita sono state fatte in maniera magistrale e maniacale portando i Colchoneros a successi inaspettati. Il titolo del 2014, così come le due Europa League e l’ultima Supercoppa Uefa resteranno per sempre nella mente dei tifosi biancorossi. Il suo operato, ivi comprese le due finale europee del 2014 e del 2016, ha permesso al club di portare a termine grandi acquisti come Griezmann, Mandzukic, Vrsaljko e Ferreira Carrasco su tutti. Ad oggi l’Atletico è una grande realtà, e che bella realtà.

ZINEDIN ZIDANE

“Caro Zizou quanto ci manchi!” Questa frase potreste averla sentita più volte nelle strade di Madrid, sponda blanca. Infatti è proprio così. Il francese, così come quando giocava, ha fatto tornare la magia al Bernabeu con tre Champions League, che non hanno fatto altro che confermare i madrleni come primo club al mondo. Dopo averli fatto rialzare la testa nel 2016, Zidane nei due anni successivi ha mostrato un Real sempre spumeggiante e mattatore in ogni ambito del gioco, partendo proprio da quel centrocampo che una volta era suo. L’exploit di Casemiro si deve interamente a lui, e nonostante al momento sia fermo ai box di sicuro tra qualche anno tornerà a dominare la scena europea.

ANTONIO CONTE

Quegli europei francesi sono ancora sepolti e ben custoditi tra i nostri migliori ricordi. Una nazionale fragile non pronta sulla carta, in grado, sotto la sua guida, di imporsi con prove convincenti contro squadre del calibro di Spagna e Belgio, e spentasi solamente ai rigori contro una solida Germania.
La nazionale di Conte ci ha fatto sognare, ma questo non fu l’unico capolavoro del mister pugliese. I tre anni alla corte della Juventus hanno iniziato questo spaventoso ciclo dei bianconeri. La cosa che più impressiona fu la capacità di far rialzare un club di così grande caratura come la Juventus, portandola da due settimi posti consecutivi a una serie lunghissima di trionfi, senza ancora nessun top player in rosa , eccezion fatta per Buffon e Pirlo con gli altri ancora in ascesa. La sua fama però si è sparsa in tutto il mondo dopo la Premier League vinta nel 2017, avendo riadattato e reso grandi diversi giocatori come Marcos Alonso e Moses. Infatti dagli spalti di Stamford Bridge a volte si sente ancora in sottofondo l’eco del coro dei tifosi blues: “Antoniooo, Antoniooo”

 

FABIO CAPELLO

Chiudiamo questa prima parte con uno dei simboli delle panchine mondiali, Don Fabio Capello. Le vittorie, i successi e la sua fama sono di un livello superiore. La Champions League con il Milan, i titoli con Real e Juve fino ad arrivare al suo capolavoro più grande. Il tricolore del 2001 con la Roma. Una squadra formidabile, con capitan Totti al massimo delle sue splendore, vicino a fenomeni del calibro di Montella e Batistuta. Un’annata straordinaria per i giallorossi che tornarono a vincere lo scudetto dopo 18 anni, e scoprirono in Capello un traghettatore formidabile. Questo è stato, è e sarà il ricordo di Don Fabio, uno dei più grandi allenatori della storia del calcio.

ALLENATORI IN ASCESA

GENNARO GATTUSO

La forza e la grinta di Rino Gattuso sono le due caratteristiche che sembrano rispecchiarsi al meglio nel suo Milan, quello che sta vivendo da allenatore. Dopo un anno sulla panchina dei rossoneri il calabrese ha portato a casa ben 66 punti, più di Roma, Inter e Lazio e dietro alle due inarrivabili Juventus e Napoli. Servivano grossi cambiamenti al Diavolo e Ringhio sta apportando quelli giusti, per tornare sulla strada del successo. Dopo un inizio di stagione discontinuo il Milan è comunque a un solo punto dalla zona Champions e con qualche rinforzo in più potrebbe anche raggiungerla, ma sembra soprattutto tirar fuori il meglio di sé nei momenti di grande difficoltà, come nella trasferta romana contro la Lazio. Ad oggi Gattuso sta affinando ancora le sue tecniche ma sicuramente lo spirito e la voglia, che lo contraddistinguono, sono delle componenti fondamentali per affermarsi anche come allenatore.

STEVEN GERRARD

Il freddo vento scozzese al momento pare esser favorevole al grande Steve G, che ha deciso di intraprendere la carriera da allenatore con i Rangers di Glasgow. Ad oggi i suoi si ritrovano al secondo posto di Europa League con ampie possibilità di qualificazione, e a due punti dai rivali capolisti del Celtic. La rinascita dei Rangers si dovrebbe completare proprio sotto la guida del grande capitano inglese, pronto a rivestire, così come nel corso della sua carriera, il ruolo di leader. Indubbiamente la sua tenacia e competenza gli permetteranno di emergere anche in questo settore.

FRANK LAMPARD

Pronti, via ed è subito show. La carriera da allenatore da parte di Frankie Lampard sembra essere partita nella maniera migliore possibile. Il suo Derby Country al momento si trova in piena zona playoff ad appena sei punti dal Norwich in testa alla classifica, ma nonostante ciò ha già regalato le prime indimenticabili gioie ai suoi tifosi. Infatti al terzo round di League Cup i suoi ragazzi hanno avuto la meglio sul Manchester di Mourinho con una prestazione esemplare. Il sogno poi si è infranto agli ottavi contro un’altra big, il Chelsea di Sarri, per 3-2. L’emozione di tornare a Stamford Bridge è stata unica per lui.
Ora bisognerà valutare quanto arriverà lontano, ma valendo anche in questo caso lo stesso discorso di Gerrard, lo vedremo sicuramente fare molta strada.