La fine di un’epoca. L’epilogo di un’avventura a tinte franco-olandesi. Il capolinea per due giocatori che hanno segnato uno dei cicli più vincenti per il Bayern Monaco.

Nonostante fosse nell’aria già da tempo la notizia dell’addio di Arjen Robben e Frank Ribery colpisce i cuori dei tifosi. Perchè quando si parla della società Stern des Südens (stella del Sud) non si può non pensare a loro. A quelle straordinarie ali che hanno fatto volare i bavaresi verso l’Olimpo del calcio Mondiale. 19 i trofei fra i due (7 Bundesliga, 4 Coppe di Germania, 5 Supercoppe di Germania, una Champions League, una Supercoppa Uefa e una Coppa del Mondo per Club). Una pagina indelebile della Bundesliga e di questo sport in generale.

Ma come recita una celebre canzone dei Queen “The Show must go on” (lo show deve andare avanti). Lo sa bene Uli Hoeness, presidente del Bayern Monaco, nel calcio è così che vanno le cose. Per favorire il ricambio generazionale con Gnabry, Coman e Alphonso Davies (18enne che sbarcherà a Monaco a gennaio) le vecchie leve devono farsi da parte. Nuove avventure attendono i due Campioni, ma lontano dalla Bavaria.

LA LEGGENDA DI FRANK RIBERY…

Il gioiello del calcio francese“. Così lo definì Zinedine Zidane in Nazionale. Parole per un predestinato che a due anni sfiorò la tragedia in un incidente stradale. Ma Frank doveva vivere per giocare a calcio, questo era, è e sempre sarà il suo destino.

Comincia la carriera in Francia, nel Boulogne. Fatta eccezione per la parentesi al Galatasaray nel 2005 trascorre 7 anni nel campionato Bleu, fra Brest, Metz e Olympique Marsiglia, prima di passare al Bayern Monaco. Sceglie di indossare la maglia numero 7 appartenuta a Mehmet Scholl nella stagione precedente. Quel numero non lo abbandonerà mai, portandolo in alto come pochi hanno saputo fare.

Die Roten (i rossi) sanciscono la sua definitiva consacrazione a livello mondiale: 11 anni in maglia bavarese conditi da 398 presenze e 117 gol. Chapeau.

All’esordio in Nazionale Maggiore sfiora la grande impresa in terra tedesca. Ma a Berlino il destino è a tinte Azzurre, e Frank e compagni si dovranno accontentare di una medaglia d’argento. La squadra di Marcello Lippi ha avuto qualcosa da dire al riguardo. E’ durato 8 anni il suo percorso a tinte Bleu. Con 14 gol in 81 presenze ha mancato la grande soddisfazione personale non vincendo nulla con la maglia del proprio paese.

Corsa, dribbling e spirito di squadra sono aggettivi adatti al suo gioco. Instancabile in quella fascia sinistra, elegante nel dribbling nel segno di una grande forza esplosiva nelle gambe, verso scatti improvvisi che non lasciano speranza agli avversari. Spaventoso nel servire i compagni; l’assist è nel suo DNA, è un dato di fatto. Con una media di 19.6 assist a stagione Ribery è senza dubbio il migliore amico del Bomber, che può solamente ringraziare.

Nonostante alcune sregolatezze (il recente schiaffo a un giornalista ne è un esempio) Ribery ha sempre dato tutto in campo per la sua squadra. Nel calcio il ricambio generazionale non lascia scampo a nessuno, ma quando sono campioni di questo calibro a dover fare le valigie e salutare non si può fare altro che alzarsi, applaudire e far rivivere nella mente ricordi indelebili.

… E DI ARJEN ROBBEN

“L’uomo di vetro”. Così l’olandese è stato definito nel corso degli anni a causa dei tanti infortuni. Problemi senza i quali Robben sarebbe sicuramente diventato molto di più della leggenda che già è a tutti gli effetti.

Perchè quando si pensa a lui rimarrà indelebile la sua giocata “DOC”. Cavalcata sulla destra cui segue il movimento ad accentrarsi e a tirare a giro. Compie questa giocata da anni. La stessa prevedibile giocata da un numero infinito di stagioni. Si sa che non smetterà di farla, eppure nessuno riesce a fargli passare la voglia. Il suo dribbling e la sua velocità (secondo una stima effettuata dalla FIFA, durante il Mondiale 2014 ha toccato una punta di 37 km/h, record per un calciatore) non lasciano scampo agli avversari.

L’esordio fra i professionisti nel Groningen e gli anni al PSV gli valgono una serie di premi personali. “Giocatore dell’anno”, “Miglior giovane dell’anno”, il futuro sembra roseo per lui. O meglio, a tinte Blues. Nel 2004 approda nel Chelsea, dove diventerà ufficialmente grande. 2 le Premier League vinte da lui, insieme a 2 Coppe d’Inghilterra e un Community Shield. Nel 2007 passa al Real Madrid, in una fase non particolarmente vincente per il club madridista. Ciononostante vince una Liga e una Copa del Rey.

Il suo destino lo attende altrove. In terra tedesca, dove lo attenderanno gloria e trofei a non finire. Il Bayern Monaco è nel suo cuore fin dall’inizio, nel corso degli anni ne è divenuto l’indiscusso simbolo, insieme a campioni come Thomas Müller e leggende del calibro di Philip Lahm. 143 gol in 305 presenze per lui con la maglia del club bavarese, nel segno di giocate straordinarie, corsa infinita e talento cristallino.

Una peculiarità tanto singolare quanto negativa è senza dubbio il numero di finali perse. Fra Nazionale e club ha perso 3 finali in particolare: col Bayern in Champions contro Inter prima (2010) e Chelsea poi (2012), con l’Olanda quella nefasta sconfitta per mano delle Furie Rosse in quel di Johannesburg, che consegnò alla Spagna il primo successo Mondiale (2010). Ma lui non si è mai arreso e ha continuato a crederci. Tanto da essere lui l’autore del gol decisivo contro il Borussia Dortmund nella finale di Wembley per il trofeo più importante. Quella Champions League che ha inseguito per così tanti anni e sfiorato così tante volte, collezionando medaglie d’argento.

Il suo è un addio pesante per i bavaresi, ma una cosa rimane sicura. Robben continuerà a far sognare con le sue giocate, ovunque andrà.

E ADESSO?

La domanda sorge spontanea. Rimane ancora la stagione in corso per vedere che cosa succederà, ma le pretendenti faranno la fila per assicurarsi i due campioni. Il tandem “Robbery” ha incantato nel corso di questi anni e convinto tutti. Qualunque squadra guadagnerebbe molto dal loro arrivo, questo è sicuro.

A causa dei tanti infortuni nel corso degli anni, per Robben il discorso ritiro non è impensabile. L’olandese ha dato tutto in questi anni vincendo tantissimo. Ma il popolo del Calcio spera di non vedere un suo ritiro “così presto”. Del resto non si è mai pronti a dare l’arrivederci a un campione del suo calibro. Sia lui che l’amico e alla fine della stagione ex compagno Ribery sembrano nel mirino della nostra Serie A. Inter? Lazio? Milan? Le suggestioni in questi mesi non faranno che accentuarsi, con MLS e Cina piste plausibili per quanto potranno garantire economicamente ai due. Dopo tanti anni ad alti livelli in Europa, potrebbe anche vincere il dio denaro…

Leggende al tramonto che possono però dare ancora molto a quei tifosi che hanno fatto innamorare col proprio talento. Con la speranza che la parola “ritiro” rimanga ancora lontana.