Incontriamo Lele Adani sul volo Madrid-Milano Linate, di ritorno dopo aver visto dal vivo la finale di Copa Libertadores. Sorride, è contento, d’altronde la sua squadra del cuore ieri è salita sul tetto del mondo Sudamericano. Indossa ancora la maglia del River Plate, la porta con fierezza, più oggi rispetto a ieri. Gli chiediamo una breve intervista per analizzare quello che si è visto al Bernabeu, alla quale si presta senza problemi.

Lele, i giornali in Spagna, per lo più Marca, descrivono quella di ieri come una “partita orribile”. Che tipo di gara è stata secondo lei?

Una partita di calcio con la tensione iniziale di una finale che è durata un mese. Una sfida nella sfida, contratta all’inizio dove poi sono venute fuori al meglio le caratteristiche storiche delle due squadre: una che gioca in maniera sporca, senza idee, cercando la punta e basando le sue fortune sulla lotta. Un’altra, invece, costruendo le sue glorie sul gioco, sulla tecnica, sull’inventiva. Durante il corso della gara i due allenatori, attraverso le loro conoscenze, hanno cercato di cambiare l’andamento della partita secondo quelle che sono le loro caratteristiche, quindi Gallardo con la fantasia, la creatività, e Schelotto con la praticità, che però non gli è riuscita.

Cosa ne pensa della pluri-citata decisione di spostare la finale a Madrid?

Eh… (Diventa ancora più serio, ndr). È stato il fallimento della Conmebol. È stato il fallimento di chi ha deciso con in testa un’idea sbagliata, dove è prevalso il lato economico prima di quello sentimentale. È stato il fallimento della giustizia, perché la finale doveva giocarsi a Buenos Aires, se non il 24, il 25, ma al Monumental, davanti ai tifosi del River, com’era giusto che fosse.

Uscendo un attimo, anche se non più di tanto, dal discorso Superclasico, cosa trova nel calcio argentino che non è presente in quello italiano?

Il talento, la passione, la creatività, la voglia di emergere, la fame… tutte componenti che dovrebbero far parte del calcio, almeno quello argentino. Sono caratteristiche che il ragazzo del Sudamerica che vuole imporsi mette a disposizione.

Per il River, la vittoria della Libertadores ha un peso positivo che lo lancia definitivamente nella storia. Quanto pesa, invece in negativo, questa sconfitta per il Boca?

Avendo descritto un mese fa questa partita come più alta della nostra totale comprensione, tanto. Ho sempre dichiarato che sarebbe stato molto più grave l’oblio eterno per gli sconfitti rispetto alla gloria eterna per i vincitori. Per Il Boca sarà una macchia indelebile, che non cancellerà mai più. Il confronto con il rivale ci sarà in eternità, ma i giocatori Xeneixes saranno responsabili, purtroppo per loro, di una sconfitta che non riusciranno mai più a ripianare. Hanno la mia totale comprensione, perché so essere sportivo e capisco la difficoltà. Un abbraccio a tutti i tifosi del Boca.

Un signore, sia in campo che fuori dal campo. Anche a 6000 metri di altezza.