Arrivati ormai a dicembre, si possono iniziare a tirare le prime, primissime conclusioni. Quasi al giro di boa di tutti i campionati europei, possiamo renderci conto di quali squadre stiano confermando le attese, quali stiano sorprendendo gli addetti ai lavori, e quali invece non abbiano ancora ingranato. E come tutti sappiamo, molto spesso si fa fatica quando l’attaccante non riesce a buttarla dentro.

Per carità, non sempre. Ci sono squadre che riescono a sopperire alle fatiche del proprio bomber con i gol degli altri compagni, o altre che, nonostante la crisi offensiva di un giocatore, sono capaci di tenere un ritmo d’alta classifica.

Ma quali sono i 10 bomber europei più in crisi ad oggi?

ARITZ ADURIZ (ATHLETIC BILBAO)

Eterno. Così tutti lo hanno sempre definito. Trentasette primavere ma sempre un attaccante di sicura affidabilità, ha sempre segnato caterve di gol, raggiungendo la pazzesca quota di 169 reti in Liga. Eppure quest’anno non va. Complici alcune noie fisiche ed un rendimento di squadra pessimo, Aritz Aduriz non ha ancora timbrato il cartellino in questa stagione, rimanendo a secco per ben 9 match disputati. Giusto ieri sera, dopo uno 0-0 contro il Girona, il bomber basco in pieno recupero ha siglato l’uno a zero su rigore per l’Athleti, toccando (incredibilmente) quota un gol in campionato. Al momento l’Athletic ha un andamento da retrocessione, Eduardo Berizzo è stato da poco esonerato, ma i miglioramenti ancora non si vedono. Gran parte del futuro è nelle mani di Aduriz, visto che né Williams, né Muniain stanno riuscendo a sostituirsi minimamente a colui che da anni ha tolto le castagne dal fuoco dei baschi. Data l’età e lo stato di forma, sarebbe anche il caso che l’Athletic Bilbao si cautelasse con un altro attaccante affidabile, ma cercare solo tra giocatori baschi non è uguale ad avere un raggio di ricerca di livello mondiale.

CARLOS BACCA (VILLARREAL)

Rimaniamo in Liga, e trattiamo di un’altra squadra in crisi. Il Villarreal ha appena esonerato il proprio allenatore – Javi Calleja – vista una serie di risultati che ha lasciato il submarino amarillo al diciassettesimo posto. L’ultima sconfitta casalinga contro il Celta Vigo ha portato al cambio in panchina, ma ha visto risorgere finalmente l’ex attaccante del Milan Carlos Bacca: una doppietta che finalmente gli permettere di smuoversi in classifica marcatori, ma che ben poco ha cambiato ai fini di squadra; con i due gol di domenica sale a quota 3, ma per l’attaccante colombiano sono veramente pochi, dato che le partite giocate sono addirittura 12. In tanti hanno sempre pensato che l’unico pregio di Bacca sia la capacità realizzativa, poiché all’interno del gioco di squadra sembra sempre apportare ben poco: se mancano anche i gol diventa un problema sopportare un giocatore del genere. Per risalire serviranno tanto i gol di un giocatore che ha sempre segnato a grappoli.

MARIO BALOTELLI (NIZZA)

Altra vecchia conoscenza milanista, ma stavolta in Ligue 1. Protagonista dei soliti rumori di mercato, Mario Balotelli ha vissuto un’estate da separato in casa in quel di Nizza: è stato per mesi ad un passo dal Marsiglia – altra squadra che necessita assolutamente di un bomber visto il pessimo rendimento di Mitroglou e Germain – e praticamente non ha fatto preparazione fisica. Vieira ha parlato più di Balotelli che del resto della squadra, ma alla fine con la conferma dell’italiano e con una forma fisica parzialmente recuperata, ha potuto finalmente anche schierarlo in campo. I risultati? Finora pessimi. 0 gol in 10 presenze, soltanto un assist e per larghi tratti si è rivisto quel giocatore indolente che nessuno più poteva sopportare. Il suo ciclo in Costa Azzurra sembra essere giunto al termine, e forse farebbe bene ad entrambe le parti interrompere questo sodalizio, costellato continuamente da problemi (ma anche tanti gol). Che sia col Nizza o altrove, Balotelli deve cambiare marcia, o il suo sogno di tornare in Azzurro rimarrà sempre tale.

ANDREA BELOTTI (TORINO)

Il Torino sta facendo un discreto campionato, ed il potenziale offensivo dei granata è degno di una squadra che vuole lottare per le piazze europee. Eppure gli attaccanti stanno facendo fatica a segnare. Uno su tutti è Andrea Belotti: il “gallo” ha segnato 5 gol in 15 partite, ma da un giocatore che solo due anni fa valeva 100 milioni – perlomeno per Cairo – e che aveva gli occhi addosso di tutte le big europee, ci si aspetta sicuramente qualcosa in più. Rispetto ai sopracitati ha segnato di più, ma avendo sempre giocato in tutte le partite stagionali poteva aver dato allo stesso modo qualcosa in più; tante le occasioni avute, tante le partite sbagliate, e soltanto un andamento di squadra importante ha messo in ombra gli errori di Belotti. A 25 anni ci si aspetta da lui una definitiva consacrazione, ed ora che attorno a lui c’è una squadra che può metterlo in condizione di esprimersi al meglio, è lecito pretendere qualcosa in più.

MARIO GÓMEZ (STOCCARDA)

A Firenze ancora si mangiano le mani. Doveva essere insieme a Pepito Rossi l’uomo del ritorno alla vittoria, ai titoli, alla Champions. Purtroppo non è andata così, e dopo una brutta parentesi alla Fiorentina e un discreto ritorno con il Besiktas, Mario Gómez è tornato in Germania; prima il Wolfsburg e poi il ritorno allo Stoccarda che lo aveva lanciato nel grande calcio: dopo 14 partite, i biancorossi sono terzultimi e hanno il peggior attacco della Bundesliga, con soli 9 gol realizzati. Mario Gómez ne ha segnati un terzo, quindi 3, ma sono veramente pochi. Alla base ci sarà sicuramente un problema legato alla manovra offensiva, ma se non hai chi segna in quelle poche occasioni che vengono create, il problema aumenta. Lo Stoccarda deve salvarsi, è una società gloriosa tedesca che già negli ultimi anni si è ritrovata nell’inferno della Zweite Liga. Sta anche a Gómez far sì che non accada di nuovo.

GONZALO HIGUAÍN (MILAN)

Difendiamolo un momento. Ha avuto dei problemi fisici, ha saltato due giornate per il rosso contro la Juventus e nonostante tutto ha segnato 5 gol in 11 partite. Ma a Milano tutti si aspettano qualcosa in più dal Pipita. Higuaín sta sentendo tantissimo il peso di dover essere il salvatore della patria rossonera, quel giocatore che deve fare la differenza nei momenti decisivi e segnare a più non posso. Più o meno quello che faceva a Napoli. La voglia di dimostrare che la Juventus si è sbagliata a “mollarlo”, quella fame che lo attanaglia per farsi perdonare la sciocchezza del rosso proprio contro la sua ex squadra, molto spesso lo portano ad esagerare: nell’ultima partita contro il Torino si è visto un egoismo che ha privato il Milan di un paio di occasioni ghiotte, sciupate soltanto dalla bramosia di Higuaín di tornare a segnare. Questo è l’attaccante, ma per ricominciare a segnare spesso è più utile non pensare al gol che focalizzarsi troppo su di esso.

ROMELU LUKAKU (MANCHESTER UNITED)

Vale quanto detto sopra. Lukaku sta segnando, tutto sommato in 15 partite ci sta di segnare 6 gol. Però sei l’attaccante titolare dello United, una squadra che ha un potenziale offensivo di caratura mondiale, dunque è lcito aspettarsi di più. Proprio nello scorso turno il belga è tornato al gol ad Old Trafford, una rete tra le mura amiche che mancava addirittura da 252 giorni. Una vita. In una recente intervista Lukaku ha dichiarato di avere – secondo recenti test dello staff medico dello United – una muscolatura troppo elevata per un giocatore internazionale, dunque ha deciso di cambiare i suoi metodi di allenamento, abbandonando parzialmente l’attività in palestra. Se poi ci aggiungiamo il fatto che ha praticamente giocato tutte le partite dell’anno scorso (capocannoniere dei Red Devils con 27 gol in tutte le competizioni), comprese quelle dei mondiali dove è arrivato in semifinale col suo Belgio, possiamo pensare che questa “crisi” sia dovuto ad un calo fisico. Solo il tempo stabilirà chi ha ragione.

ÁLVARO MORATA (CHELSEA)

5 gol in 15 partite, media di uno ogni 3 match. Non sarebbe una pessima media, soprattutto perchè il Chelsea riesce a navigare nelle zone alte della Premier anche senza caterve di gol del suo attaccante titolare. Però Morata se ne sta mangiando tanti, fin troppi. Da lui, che tra Real e Juventus sembrava avere il fiuto del gol degno dei più grandi attaccanti, ci si aspetta sempre di più; Sarri lo ha difeso e lo ha spronato, in lui ci crede tantissimo perchè è l’attaccante ideale per il suo gioco: ha la tecnica per dialogare coi compagni, ha nei suoi movimenti un’arma letale da scagliare contro le difese avversarie, ed è uno che sotto porta ha sempre segnato. Eppure sbaglia ancora troppo, non sembra tranquillo come qualche stagione fa quando si trova davanti al portiere. E a peggiorare il tutto, nell’ultimo match vinto contro il Manchester City non è stato neanche portato in panchina: Sarri ha voluto giocare con Hazard alla “Mertens”, e quindi per la panchina bastava Giroud come attaccante, preferendo allo spagnolo un centrocampista in più. Segnali non certo positivi…

THOMAS MÜLLER (BAYERN MONACO)

Forse l’unico di questa lista che non è mai stato un bomber, ma se il Bayern sta vivendo una crisi che mancava ormai da anni, forse è anche per il mancato apporto in zona gol di Thomas Müller: solo 4 gol in 13 partite per il tedesco che,  pur non essendo un attaccante di razza, ha sempre portato tanti gol alla compagine bavarese. Con Kovac ancora i meccanismi non sono perfettamente oliati, e anche alcuni dei veterani non sembrano condividere a pieno le metodologie del croato e del suo staff. Dunque non sorprenderebbe che lo stesso Müller facesse parte degli “scontenti”. Lewandowski al solito continua a segnare caterve di gol, Robben e Ribery alla loro ultima stagione stanno cercando di lasciare ancor di più un bel ricordo nella storia del Bayern, dunque manca all’appello soltanto il bavarese doc: la doppia cifra è l’obiettivo minimo di Müller, che però sappiamo essere un giocatore “diesel”, che cresce col lungo andare, ossia a stagione ampiamente in corso.

GIOVANNI SIMEONE (FIORENTINA)

Finalmente è tornato al gol, dopo essere entrato a partita in corso (seconda panchina stagionale) contro il Sassuolo. Un gol che mancava da una vita, ed è soltanto il terzo in queste prime 15 giornate. La Fiorentina ha riposto le sue speranze offensive in Chiesa – che ha segnato solo due gol, pur fornendo grandi prestazioni – Pjaca – chi l’ha visto? – e proprio nel Cholito: lecito, perchè da un attaccante che in due stagioni in A ha segnato 27 gol senza calciare rigori è logico aspettarsi una conferma, se non addirittura un miglioramento. Al momento non si è visto niente di tutto ciò, anzi, il gioco dell’argentino sembra essere involuto rispetto al passato, sebbene i compagni non stiano dando il meglio per servirlo a dovere. L’argentino sa di poter dare molto di più, gli si legge negli occhi quella voglia di spaccare il mondo, la stessa che aveva suo padre Diego quando giocava (ma anche oggi che allena). Il tempo è dalla sua parte, perchè a 23 anni ci sta un momento di involuzione, ma a Firenze non hanno intenzione di aspettare troppo a lungo. Soprattutto perché di riserve all’altezza non se ne vede nemmeno l’ombra.