La stagione attuale della Fiorentina non sta procedendo come auspicato ad inizio anno. Infatti, dopo aver raccolto 13 punti in 7 partite, la squadra di Pioli ha subito una serie di battute d’arresto: nelle successive 8 gare disputate ha ottenuto appena 6 punti (6 pareggi e 2 sconfitte). La rosa attuale della Viola dispone di giocatori davvero promettenti come Marco Pjaca, Nikola Milenkovic, Gerson, Giovanni Simeone e l’enfant prodige della nazionale italiana, Federico Chiesa. La Fiorentina non è ancora riuscita a trovare né una continuità di rendimento né tantomeno una continuità di risultati, e probabilmente su questi due aspetti potrebbe aver influito l’inesperienza della squadra, visto che l’età media della rosa è di 24,1 anni (la più giovane della Serie A e una delle più giovani in tutta Europa). Nonostante il periodo infelice c’è sempre stato un giocatore che si è sempre contraddistinto per le sue ottime prestazione e per la leadership che dimostra in campo: il suo nome è Germán Pezzella, capitano del club gigliato.

CARATTERISTICHE TECNICHE 

Il centrale della Fiorentina è dotato di un fisico prorompente (187 cm per 84 kg) tant’è che nel periodo in cui ha militato in Argentina era soprannominato el tanque (il carroarmato). Le caratteristiche tecniche sono complementari con le doti fisiche, infatti Pezzella spicca nel gioco aereo, ha un ottimo senso della posizione e una notevolecapacità di anticipo che lo rendono un cliente scomodo per molti attaccanti. A livello mentale è dotato di una grande tempra emotiva, concentrazione e personalità che gli consentono di essere un leader in campo e nello spogliatoio.

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LA CARRIERA

Germàn Pezzella è un difensore centrale classe 1991 di nazionalità argentina. La sua crescita si divide tra le giovanili prima dell’Olimpo e successivamente del River Plate. Con i Millonarios esordisce il 2 marzo 2012 contro il Quilmes, match valido per il campionato cadetto argentino, terminato 0-0 e nel quale disputa 90 minuti. Le stagioni successive inizia a giocare con più continuità, guadagnandosi un posto da titolare: continuità e qualità di prestazioni lo portano al termine dell’annata 2014/15 a ricevere le attenzioni del Real Betis. Il club di Siviglia lo acquista senza un minimo dubbio e già nella prima stagione il difensore argentino colleziona 25 presenze in campionato (principalmente nel girone di ritorno), diventando un pilastro anche per i due anni successivi.

Nell’estate del 2017 si trasferisce a Firenze, con il club gigliato debutta nella sconfitta interna contro la Sampdoria per 2-1, ricoprendo fin da subito un ruolo importante nell’undici di Stefano Pioli. Nella stessa stagione diventa anche il capitano dopo la tragica scomparsa del compagno di reparto ed amico, Davide Astori. Grazie alle buone prestazioni ottenute in maglia Viola, Pezzella esordisce anche con la nazionale maggiore l’11 novembre 2017 contro la Russia.

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LA STAGIONE IN CORSO 

Nel corso di questo campionato capitan Pezzella è sceso in campo ben 14 volte su 15, giocando per 1260 minuti e l’unica assenza è dovuta ad un infortunio al bicipite femorale che non gli ha permesso di scendere in campo nel match contro il Bologna. Prendendo in analisi le statistiche, il centrale classe 1991 risulta essere uno dei difensori centrali meno fallosi della Serie A con addirittura meno di un fallo a partita (0.9), secondo soltanto a Bruno Alves. Questo dato statistico mette in evidenza la pulizia degli interventi di Pezzella che gli consentono di recuperare il pallone senza il rischio di concedere punizioni che spesso possono risultare sanguinose. A confermare il dato ci sono anche le sole 2 ammonizioni collezionate fino ad ora.

La facilità di anticipo permette al caudillo della difesa viola di non ritrovarsi spesso faccia a faccia contro il suo avversario, il che non lo rende uno dei difensori col numero più alto di contrasti effettuati, ma gode comunque di una buona percentuale di contrasti vinti a partita, pari esattamente al 69.6% (Chiellini ad esempio ha una percentuale del 55.6%).

Un’altra statistica che risalta le capacità di Pezzella sono i passaggi intercettati, ben 2.3 in media a gara, rimarcando ancora una volta il suo ottimo senso della posizione e la sua abilità nel gioco aereo. Il tutto lo rende, assieme a Koulibaly e Chiellini, uno dei migliori difensori del campionato italiano per rendimento. Purtroppo le ottime prestazioni individuali non riescono per adesso a coincidere con i risultati della squadra, che al momento si ritrova impantanata al 12° posto in classifica, ben lontana dal piazzamento in Europa a cui ambiscono società e tifosi.

 

UNA FASCIA PARTICOLARE

Quando si firma per un club come la Fiorentina si decide di onorare non solo la squadra e la tifoseria, ma una città intera. Chi ha giocato nella Viola conserva sempre un ricordo molto particolare e ben distinto nel proprio cuore. Se da semplice giocatore è un grande onore, pensate cosa significhi esserne il capitano, il condottiero della squadra che rappresenta una città ricca e unica come Firenze.

Ed oggi è ancora tutto più amplificato nelle emozioni e nelle responsabilità. Questi valori si erano incarnati in un ragazzo nato a San Giovanni Bianco nel gennaio del 1987 e che rispondeva al nome di Davide Astori, tragicamente scomparso il 4 marzo in un albergo ad Udine per un’anomalia cardiaca alla vigilia della partita con l’Udinese. Da quel momento indossare quella fascia ha un significato ancora più solenne e chi la indossa deve onorare, oltre al mondo gigliato, anche il suo predecessore. Germán Pezzella da quando ha avuto l’onore e l’onere di indossarla al braccio, è diventato il leader assoluto della squadra anche fuori dal campo, rappresentando un modello e una chioccia per i più giovani, e un amico leale per i più esperti. I mesi vissuti a fianco a Davide, facendo coppia nella difesa allestita da mister Pioli, hanno lasciato un segno indelebile, perché la condivisione di un ruolo delicato come quello del difensore centrale porta alla creazione di un legame ancora più speciale e profondo.

Non è stato un caso che al primo gol con la maglia dell’albiceleste il primo pensiero del numero 20 è stato quello di dedicarlo al suo amico Davide, che sicuramente continuerà a guidarlo da lassù. L’emblema di questo sentimento è l’ultima azione vissuta contro il Sassuolo, quando dopo aver sottratto palla a Berardi, la conduce per divesi metri fino a trovare l’imbucata per Mirallas che sancisce il definitivo 3-3. L’esultanza del capitano è smisurata come se quel gol lo avesse fatto lui.

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