Sembrava ormai tutto chiaro e lineare: la prima Coppa d’Africa in versione estiva, per non influire eccessivamente sui campionati europei, avrebbe dovuto giocarsi in Camerun. Il paese centro-africano era ormai pronto a ospitare la CAN 2019, dal 15 giugno al 13 luglio, con Clarence Seedorf in panchina, quando, il 30 novembre, è arrivata la decisione del comitato esecutivo della Confédération africaine de football.Il massimo organo calcistico del continente africano ha deciso di ritirare il mandato di organizzazione della manifestazione al Camerun a causa di gravi ritardi in materia di infrastrutture e di sicurezza, emersi in seguito alle missioni di ispezione.

Diversi paesi si sono candidati ad ospitare il torneo, tra questi spiccano il Sudafrical’Egitto, oltre ai casi ambigui di Ghana e Marocco. Quest’ultimo sembrava infatti il pretendente più accreditato per ospitare la CAN, ma la sorpresa è arrivata il 12 dicembre, quando il ministro dello sport Rachid Talbi Alami ha smentito le voci che vedevano il paese nordafricano come papabile per la organizzazione. Il Marocco, la cui selezione viene annoverata come favorita per la vittoria finale, era considerato come probabile candidato per via dell’attivismo mostrato dal governo allo scopo di ottenere l’assegnazione del mondiale del 2026 e per come si è imposto con la CAF nel denunciare i ritardi del Camerun.

Tramonta l’ipotesi marocchina, è emersa la voce relativa alla candidatura del Congo Brazzaville, oltre che quella del Ghana, che ha annunciato la propria volontà di divenire paese ospitante, qualora nessuno si fosse presentato come candidato. La vera sorpresa di questa settimana è stata quella dell’Egitto. Il paese di Momo Salah, dopo il ritiro della assegnazione al Camerun, ha affermato che la sua candidatura avrebbe avuto luogo solo in caso di rinuncia del Marocco, per non ostacolare un paese amico.

Il giorno seguente alla dichiarazione del ministro dello sport marocchino, l’Egitto ufficialmente ha espresso la propria volontà di ospitare la manifestazione più ambita a livello continentale, unendosi così a Ghana, Congo e Sudafrica, in una scelta che sarà indubbiamente dettata da ragioni anche politiche e geopolitiche. I sudafricani detengono indubbiamente il vantaggio di aver ospitato i mondiali nel 2010 e successivamente proprio la Coppa d’Africa, detenendo così moderne infrastrutture a livello sportivo e logistico.

Il Greenpoint Stadium di Città del Capo, uno degli stadi di Sudafrica 2010

La federazione africana si pronuncerà il 9 gennaio a Dakar, in quello che sarà un vero e proprio D-Day.

La settimana del calcio africano era già stata movimentata anche dalla nomina di Alain Giresse, vecchia volpe del continente nero, sulla panchina della Tunisia, oltre che dalla elezione di Seydou Mombo Njoya, supportato da Samuel Eto’o, come presidente della Federazione del Camerun, dopo il pasticcio organizzativo della precedente gestione.

Rivoluzioni e scossoni sono all’ordine del giorno in questi mesi invernali, ma bollenti per il calcio africano.Per fortuna, da giugno parlerà solo il campo.