La partita più prestigiosa nel teatro dei sogni. La magia del calcio inglese riassunta in una partita come nessun’altra. Le due grandi rivali di Premier League in scena ad Anfield, probabilmente lo stadio più spettacolare del pianeta, palcoscenico del tifo più unico ed elettrizzante e delle sfide più romantiche per gli appassionati di calcio e sport.

Lo spettacolare Liverpool di Jurgen Klopp travolge il turbolento Manchester United di Josè Mourinho. Risultato finale: 3 a 1 per i padroni di casa. Una partita perfetta (o quasi, complice Alisson) quella dei Reds, che dimostrano a tutti il perché dominino la classifica della Premier League.

I rivali alla vittoria finale del Manchester City compiono l’ennesimo passo importante in quest’appassionante corsa al titolo. Siamo solo a dicembre, ma il Liverpool è una squadra come nessuna, in grado di realizzare qualunque sogno.

IL PRIMO TEMPO…

Il Liverpool opta per il suo classico 4-3-3 ricco di talento, possesso palla e occasioni a non finire. Il tridente offensivo composto da Salah, Mané e Firmino scende in campo alla conquista della vittoria. Più prudente l’atteggiamento tattico dei Red Devil: Josè Mourinho schiera un 5-3-2 difensivo, con Lukaku e Rashford a condurre l’attacco. L’atmosfera di Anfield è quella delle grandi sfide, in uno dei match storicamente più importanti al mondo. Le note di “You’ll never walk alone” accompagnano il coro assordante dei tifosi. Un vero spettacolo quello sugli spalti.

Il pronostico è tutto a favore del Liverpool. Ma lo United cerca subito di smentire qualunque teoria: al minuto 3 i Red Devils si vedono annullare un gol di Young su punizione, con Lukaku lasciato completamente solo in area di rigore in fuorigioco attivo. Un brivido difensivo che sarebbe potuto costare caro, ma l’attaccante belga si muove troppo in anticipo, andando di fatto ad annullare il gol.

Il fuorigioco attivo di Lukaku al momento della punizione di Young, finita poi in rete.

Da quel momento si potrebbe definire più che Liverpool-Manchester United, Liverpool-De Gea. E’ il portiere spagnolo l’indiscusso protagonista per gli ospiti: con ben 6 parate decisive (contro le appena 2 di Alisson) ha tenuto a galla la propria squadra per la maggior parte dell’incontro (salvo poi arrendersi alla doppietta di Xherdan Shaqiri).

I padroni di casa macinano grande calcio, in un vero e proprio assedio nella trequarti avversaria, con attacchi soprattutto dalla sinistra (il 40% dalla sinistra contro il 32% dalla destra). Più di 50mila spettatori trascinano la squadra verso il vantaggio, che non si fa attendere molto.

Tocco in profondità di Fabinho, taglio di Mané, controllo e tiro al volo. De Gea è battuto, il vantaggio è servito, Liverpool meritatamente in vantaggio. Particolarmente propositivo il brasiliano Fabinho, con diverse conclusioni dalla distanza e l’assist decisivo per l’1 a 0. Il numero 3 del Liverpool sta regalando ai propri tifosi grandi soddisfazioni, con prestazioni sontuose. Una vera “diga” di fronte alla difesa che si fa sempre trovare pronta anche in fase offensiva, come in occasione del gol del pareggio. Per non parlare della corsa infinita dei 3 attaccanti in maglia rossa. Questa volta il gol lo ha fatto Mané, ma i movimenti infiniti del reparto offensivo non lasciano mai tregua alla difesa avversaria.

Il lancio lungo di Fabinho per il taglio di Manè in area di rigore.

Dopo mezz’ora di gioco la partita è ancora a senso unico: 11 conclusioni dei Reds contro 1 dello United. Si gioca in una sola metà campo. Ma il calcio, si sa, è unico e sorprendente, e dal nulla possono nascere i presupposti per un clamoroso pareggio. Succede tutto al 33′, con una papera clamorosa di Alisson, che non trattiene un cross banalissimo di Lukaku. Sul pallone scivolato via si avventa Lingard, che firma il pareggio. Tutto abbastanza casuale, ma lo United ringrazia e torna in partita.

Il finale del primo tempo si svolge sulla falsa riga della prima mezz’ora, col Liverpool che torna ad assediare, senza trovare il gol. 14 le conclusioni dei padroni di casa, contro le 3 degli avversari, ma il risultato è ciò che conta e dice 1 a 1.

…IL SECONDO TEMPO

Nella ripresa Mourinho inserisce Fellaini al posto di Dalot, già ammonito. Il Liverpool rimane concentrato e torna all’attacco.

Al 60‘ i padroni di casa detengono il 70% del possesso palla contro il “bus” United. Continua il duetto Reds-De Gea, con lo spagnolo che tiene la porta chiusa. Jurgen Klopp al minuto 70 gioca la carta decisiva: fuori Keita, dentro Shaqiri. Liverpool a trazione anteriore, i Reds la vogliono vincere. Ben 13 i calci d’angolo per la squadra di casa e 17 le punizioni, contro i numeri degli avversari (8 le punizioni, 2 i corners).

Il vantaggio arriva pochi minuti dopo l’ingresso dello svizzero, autore lui stesso del gol. Nell’azione del vantaggio De Gea si supera ancora, con un grandissimo intervento su Mané, ma non può nulla sul tiro di Shaqiri, nato dopo la respinta. Esplode il teatro dei sogni, il Liverpool torna di nuovo in vantaggio, meritatamente.

La conclusione di Shaqiri sul primo palo di prima intenzione, a battere De Gea.

La serata è magica e indimenticabile per lo svizzero, di quelle da incorniciare. Al minuto 80 lo stesso Xerdan firma dalla distanza (grazie anche alla deviazione di Bailly) il 3 a 1 che batte il numero uno dei Red Devils. Doppietta per l’attaccante con la maglia numero 23, simbolo della serata.

Nonostante parta spesso dalla panchina si fa trovare sempre pronto e decisivo. Uno di quei campioni “silenziosi” ma fondamentali nell’economia di una squadra che vuole essere vincente, come nessun’altra. L’ingresso di Mata all’85 non cambia l’esito della serata. La squadra di Klopp trionfa per 3 a 1, in una serata da ricordare.

La vittoria è stata assolutamente meritata: le 32 conclusioni dei Reds (di cui 10 in porta) fanno sembrare addirittura pochi i 3 gol fatti; complice la precisione al tiro (31%) e un De Gea in super condizione. United non all’altezza della serata che ha giocato una partita difensiva: 14 i falli commessi, tantissime le respinte difensive e le parate dell’estremo difensore. Ma non è bastato per fermare i Reds.

Il tiro di prima intenzione di Shaqiri dal limite dell’area, per il gol del 3 a 1.

IN CONCLUSIONE

La partita andata in scena in quel di Anfield ha dimostrato chi è davvero la squadra più forte. Una formazione vincente, costruita per fare qualcosa di grande, esibendo un gioco spettacolare, magico, ricco di occasioni e grandi giocate. Questo è il Liverpool.

La superiorità vista in campo ha del clamoroso considerando il blasone delle squadre in campo. In un match storicamente equilibrato il Liverpool ha evidenziato una differenza di livello fra le due formazioni evidente. 64% di possesso palla, 32 conclusioni verso la porta di De Gea, appena 6 falli commessi. Una squadra questa che merita il primato in classifica. 45 punti in 17 giornate, un cammino fino ad oggi straordinario per i vice-campioni d’Europa.

La parabola discendente di Josè Mourinho non accenna a fermarsi: 26 punti in 17 giornate sono troppo pochi per una squadra che da sempre domina in Inghilterra e in Europa. Il momento negativo non accenna a fermarsi, l’allenatore portoghese è chiamato a un vero e proprio miracolo tattico. Perché il Manchester United non può concedere 32 tiri ai rivali del Liverpool in nessuna occasione, trovando un fortunoso pareggio frutto di un errore del portiere avversario.

La “macchina” di Jurgen Klopp, al contrario, non smette di accelerare verso il traguardo finale: la vittoria di una Premier League che manca ormai dal lontano 1990. Troppi anni per un club così prestigioso, con campioni così affamati e desiderosi di vincere. L’ostacolo principale è il Manchester City, vedremo cosa succederà.