Spesso quando si pensa al giocatore con la Diez sulle spalle, il profilo che si delinea è quello di un piccoletto dai piedi d’oro. Di calciatori così ce ne sono stati molti, da Maradona a Messi. Questi fenomeni giocano un calcio raffinato, sono agili e scattanti, preferiscono il tiro morbido e preciso alla sassata da fuori. Questo però non è il caso di Clarence Clyde Seedorf, non certo un colosso per altezza, ma sicuramente un campione dotato di un fisico pazzesco. Una carriera costellata di trofei, da ripercorrere tutta d’un fiato.

Uno dei goal più celebri di Seedorf: un tiro dalla potenza spaventosa.

DALL’ESORDIO ALLE QUATTRO CHAMPIONS

Che Seedorf fosse destinato a grandi cose, lo si è capito presto. Tanto per cominciare, il giocatore originario del Suriname, proviene da uno dei settori giovanili più importanti delle storia del calcio, quello dell’Ajax. Nel ’92, a soli 16 anni fa il suo esordio in prima squadra. Già nella prima stagione da professionista con i Lanceri conquista la coppa nazionale e si ritaglia pian piano sempre più spazio. L’anno seguente vince il primo scudetto e si aggiudica anche la Supercoppa Olandese. Durante la sua terza ed ultima stagione in Olanda, vince per la seconda volta l’Eredivisie e conquista addirittura la Champions League (da titolare inamovibile) battendo quello che sarà il suo Milan. Dopo una breve parentesi alla Sampdoria arriva la chiamata del Real Madrid. Seedorf ha raccontato che il Real era pronto ad acquistarlo quando aveva solo 14 anni ma che i suoi genitori glielo impedirono per fargli completare gli studi in Olanda. Un giorno però, Fabio Capello, allora allenatore dei Blancos si presentò allo stadio per offrirgli di persona un posto nella sua squadra. Il perché di tanto disturbo si è visto dopo: uno scudetto, una coppa intercontinentale e una Champions League (vinta contro la Juventus) che mancava da ben 32 anni al Madrid. A questo punto il ritorno in Italia, prima all’Inter nel 99 dove non si ambienta al meglio e poi ai già citati cugini rossoneri nel 2000. Dopo un inizio difficile con i tifosi per via del suo recentissimo passato nerazzurro, Seedorf diventa una pedina fondamentale negli schemi di Ancelotti e conquista l’ammirazione dei suoi sostenitori. Forma con Pirlo e Gattuso un centrocampo che si può tranquillamente definire perfetto raggiungendo la completa maturità. Willy Wonka, soprannome affibbiatogli da Carlo Pellegatti, disputa 432 partite con il Diavolo ampliando notevolmente il suo già ricco palmarés con due Champions League, un mondiale per club, due scudetti, una Coppa Italia, due Superocoppe Italiane e due Europee. È l’unico giocatore ad aver vinto la coppa dalle grandi orecchie con tre squadre diverse.

CARATTERISTICHE TECNICHE E UMANE

Come accennato sia nel titolo che nell’introduzione, Clarence Seedorf è un numero dieci per certi versi atipico. Nonostante le sue qualità tecniche siano enormi, una delle su doti principali è l’impressionante forza fisica. Molto spesso si legge della cura maniacale che Cristiano Ronaldo ha per il suo corpo, ma Seedorf non è certamente da meno. Da sempre l’olandese sfoggia un fisico scolpito, figlio di intensi allenamenti e di un’enorme dedizione al suo lavoro e alla sua salute. Proprio qui sta il fattore più importante dei successi di Seedorf: la sua mentalità. Da questo punto di vista Clarence è un Diez come pochi altri. Concentrazione, impegno, sacrificio. L’ex rossonero è stato un calciatore serio dal primo all’ultimo giorno della sua carriera. Ha sempre trasudato una classe e un’esperienza unici, da quando era solo un ragazzino nell’Ajax a quando è diventato un totem del calcio mondiale. Corsa, piedi e tiri micidiali al servizio di un’intelligenza tattica eccezionale e di uno spirito vincente raro da trovare in altri giocatori. Tutto questo è stato Clarence Seedorf. E come si diceva, lo è stato fino al termine della sua carriera nel rettangolo verde. Per chi non lo aveva ancora capito, il vero Seedorf si è visto ancora una volta nelle sue ultime due stagioni, al Botafogo. Spesso i calciatori europei che vanno oltre oceano per concludere la carriera lo fanno per togliersi uno sfizio, per essere acclamati ancora su un ultimo palcoscenico senza nemmeno dover faticare. Ovviamente non è questo il caso. Ancora una volta il campione vuole vincere e per farlo si presenta in forma smagliante ai primi allenamenti, a 36 anni. Risultato? 81 presenze e 27 goal in due stagioni, Botafogo campione del Carioca 2013 e Willy Wonka premiato come miglior giocatore del campionato. C’era un motivo se Pellegatti lo chiamava “l’uomo più acclamato”, era semplicemente la verità.

Clarence con la casacca da allenamento del Botafogo e un fisico da far invidia ai ragazzini.