Sono passati una manciata di minuti oltre il novantesimo giro d’orologio. Ad Anfield sta per avvenire un’impresa, il Liverpool è avanti 1-0 contro il Napoli e, fino a quel momento, è qualificata alle fasi finali di Champions League. Ma al Napoli tutto ciò non va bene e prova l’affondo finale. Dalla destra arriva un cross in mezzo non intercettato dai difensori della squadra inglese. La palla carambola quindi sui piedi di Arkadiusz Milik che la stoppa completamente fuori equilibrio e calcia in porta. Alisson esce quel tanto che basta per coprire egregiamente la porta e compie una parata miracolosa. Il Napoli perde, retrocede in Europa League, una competizione assai particolare per la società partenopea. Negli ultimi anni sempre ha affrontato questo torneo con i favori del pronostico ma, puntualmente, è uscita anzitempo facendo delle misere figure. Cosa manca a questa società e a questa città per compiere il salto di qualità?

SI STAVA MEGLIO PRIMA?
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Analizzando il percorso europeo napoletano nelle ultime quattro stagioni, appare evidente come solo in un’occasione la squadra di De Laurentiis abbia ben figurato. L’allenatore non era però Maurizio Sarri, bensì Rafael Benítez, tecnico molto legato ai risultati internazionali delle proprie squadre. Nella stagione 2014/2015 la società campana chiude il girone da prima a 13 punti, sopra un ottimo Young Boys, classificatosi secondo. Ai sedicesimi incontra il Trabzonspor che elimina molto agevolmente e medesima sorte riserverà alla Dinamo Mosca negli ottavi. Ai quarti pesca una compagine ben attrezzata quale il Wolfsburg, che agli ottavi aveva eliminato non senza fatica l’Inter di Roberto Mancini. Anche la squadra tedesca però verrà battuta, grazie soprattutto al 4-1 avvenuto all’andata. In semifinale però si concludono i sogni di gloria partenopei. Il Dnipro farà desistere la banda di Benitez. Dnipro che poi andrà a perdere la finale contro il Siviglia per 3-2.

CROLLO EUROPEO

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La stagione successiva si siede sulla panchina del Napoli Maurizio Sarri, autore di un eccelso lavoro ad Empoli. Il girone di Europa League è assai abordabile con il Midtjylland, Club Bruges e Legia Varsavia. Il Napoli chiude difatti il raggruppamento vincendo ogni singola gara. Ai sedicesimi incontra però il Villarreal, una squadra ostica e ben organizzata ma leggermente inferiore alla compagine italiana. Nonostante ciò il Villareal riesce a prevalere all’andata vincendo 1-0 ed ottiene un pareggio per 1-1 al ritorno grazie al gol estremamente fortunoso di Tomas Pina Isla che consacrerà la squadra spagnola.

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L’anno a seguire il Napoli disputerà la Champions League, dove uscirà agli ottavi contro un Real Madrid di troppo superiore. Real che andrà a vincere quella competizione nella famosa finale di Cardiff vinta per 4-1 ai danni della Juventus. La stagione dopo, però, i partenopei escono prematuramente dal girone di Champions, classificandosi terzi alle spalle di Manchester City e Shakhtar Donetsk. In Europa League esce subito contro un Lipsia che, seppur ottimo, sicuramente non stazionava ai livelli della squadra italiana. Dalle ultime due eliminazioni appare evidente come soprattutto l’allenatore non palesi una forte mentalità europea, preferendo una continuità di rendimento in campionato piuttosto che in coppa. Pensiero che, seppur condivisibile, non permetterà mai ad una squadra di crescere in maniera corretta.

L’ARRIVO DEL CONDOTTIERO

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Complici gli scarsi risultati europei giunti nell’era Maurizio Sarri, quest’estate Aurelio de laurentiis ha scelto di puntare su un tecnico che le competizioni internazionali le conosce parecchio bene, si tratta infatti di Carlo Ancelotti. L’allenatore emiliano ha portato un bagaglio di esperienze che sicuramente Sarri non poteva vantare. Non ci si dimentichi che il tecnico italiano può vantare la conquista di ben 3 Champions League (record condiviso con Bob Paisley e Zinedine Zidane), due con il Milan ed una con il Real.

Già questa stagione ha dimostrato un’eccelsa qualità nelle preparazioni di scontri europei, come testimonia la vittoria per 1-0 a Napoli contro il Liverpool, oppure i due pareggi avvenuti contro il Psg. L’esperienza inoltre viene evidenziata da scelte tattiche differenti che però trovano un forte riscontro sul campo, come il ruolo di Maksimovic sull’out di destra. Solamente la sfortuna e un po’ di imprecisione dei suoi ragazzi gli hanno precluso la possibilità di qualificarsi per le fasi ad eliminazione diretta di Champions. Bisogna anche affermare che in un raggruppamento con Liverpool e Psg, Il Napoli partiva decisamente sfavorito. Le prestazioni mostrate in campo vanno ben al di là delle più ottimistiche previsioni. Adesso nella seconda competizione europea per importanza, la squadra capitanata da Marek Hamsik dovrà affrontare lo Zurigo. Una squadra organizzata, soprattutto difensivamente, ma di gran lunga inferiore rispetto alla compagine campana.

SIN DOVE POTRANNO ARRIVARE?

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Riuscirà il Napoli a toccare il terreno del Baku National Stadium, sede della finale del 16 maggio? Difficile effettuare un pronostico vero e proprio, in quanto le squadre in lizza per la vittoria finale sono tante e assai agguerrite. Si parla difatti del Chelsea di Sarri, dell’Arsenal di Emery oppure del Siviglia di Machín. Squadre costruite per vincere nell’immediato ma che non possono spaventare la corazzata partenopea. Considerando l’11 titolare del Napoli poche sono le lacune evidenti. Nel mercato di gennaio servirebbe un portiere di estrema qualità, anche se David Ospina si sta disimpegnando egregiamente in questo inizio di stagione. Inoltre il Napoli ha bisogno di sostituire Hysaj: non è casuale se l’allenatore di Reggiolo, in Champions League, gli preferiva puntualmente Maksimovic. Se il presidente dovesse investire un’ingente cifra per rinforzare questi due reparti il Napoli sarebbe da considerarsi una delle migliori accreditate alla vittoria del torneo.

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Inoltre, come detto precedentemente, Ancelotti punta molto sul percorso europeo e non sarebbe un’utopia se si concentrasse maggiormente sull’Europa League piuttosto che sul campionato. Si trova già ad avere un vantaggio di sei lunghezze dall’Inter, terza in classifica. Un divario che potrebbe allungarsi prima dei veri mesi infuocati, quali marzo ed aprile. Anche la vittoria dello scudetto potrebbe essere un’ambizione che piano piano svanisca e, quindi, la squadra si ritroverebbe in quel limbo in cui ci si può permettere di concentrarsi anche su altro.