Un Benito Stirpe tutto esaurito nel giorno di Santo Stefano. La passione per il calcio d’altronde non conosce tregua. Un mercoledì mezzogiorno di campionato dal sapore natalizio, caldo e colorato.

Il Frosinone di Baroni in cerca dell’impresa, il Milan di Gattuso per tornare all’arrembaggio di un quarto posto così gelosamente custodito per tanto tempo, ma ceduto ai rivali laziali pochi giorni fa. Finisce 0 a 0 l’incontro.

Continua la striscia non convincente di Gattuso in questa fase di campionato, col quarto posto destinato ad allontanarsi per il momento. Frosinone che riesce in una grande impresa: giocarsela a viso aperto e con grande onore, contro una squadra destinata (almeno sulla carta) a ben altre prestazioni, per la sua storia e le aspettative intorno a una gloria che fatica a ritornare.

IL PRIMO TEMPO…

I rossoneri si presentano alla sfida del Boxing Day con un 4-4-2 in pieno “Stile Gattuso“: un modulo ricco di inserimenti e sovrapposizioni, condito da azioni corali alla ricerca del gol. Cutrone e Higuain a condurre l’attacco del Diavolo, con Calhanoglu e Castillejo a dare manforte sulle fasce. I ritorni di Kessiè e Bakayoko sono fondamentali per il mister; la consueta difesa con Donnarumma tra i pali completa la formazione di partenza. Il Frosinone si affida invece a un solido 3-5-2 difensivo, per difendere e ripartire. Baroni riconosce la forza dei rossoneri e parte con un assetto tattico basato sulla prudenza. Ciano e Pinamonti guidano i sogni di gloria dei tifosi di casa, pronti a impazzire ai loro gol; Ghiglione e Beghetto esterni a tutto campo, Maiello davanti alla difesa a 3 (un marchio di fabbrica del mister).

Il Milan in quel di Frosinone sono chiamati a un solo risultato: la vittoria, il resto non conta. Dopo la sconfitta in casa per mano di un magico Chiesa i rossoneri devono ricominciare a macinare punti. Alla vigilia dell’incontro sono ben 50 le conclusioni dei milanisti senza trovare la via del gol. I ragazzi di “Ringhio” hanno bisogno di segnare, la rete manca da troppi tiri ormai.

La prima frazione di gara regala poche emozioni. Ciò che davvero sorprende è il pragmatismo tattico degli ospiti. Quella del Diavolo è una formazione camaleontica, pronta a cambiare all’occorrenza assetto tattico. Il 4-4-2 di partenza consegna al Milan le redini del gioco nella prima parte dell’incontro. Il Frosinone si difende come può, affidando le proprie speranze a un meccanismo tipicamente italiano: la ripartenza a noi tanto cara.

Il gioco dei rossoneri passa per i piedi delle sue punte, che fraseggiano brillantemente con gli esterni, molto propositivi nella prima fase. In fase di impostazione sono infatti Calhanoglu e Castillejo i più coinvolti: in posizione accentrata vanno a cercare l’accentramento e il movimento al centro delle punte, molto in movimento oggi. In particolare lo spagnolo è l’uomo del primo tempo.

La conclusione di Castillejo che trova il palo. Si evidenzia un Higuain al limite dell’area pronto a calciare.

Al minuto 18 l’occasione chiave della prima frazione: ottimo filtrante su contropiede di Higuain sulla destra, a favorire Castillejo; movimento da destra verso il centro, dribbling a superare l’uomo, conclusione violenta rasoterra. Palla che colpisce il palo solo per un caso, con Sportiello in clamoroso ritardo. Il Frosinone ringrazia, il Milan si dispera. E’ il sesto palo dei rossoneri in questo campionato (l’ultimo colpito a fine novembre contro la Lazio).

Al 25‘ ci prova ancora Castillejo, ma stavolta in tuffo Sportiello respinge. Da quel momento comincia l’opera di Gattuso nel cambiare assetto tattico. Il Milan passa a un 4-3-3 con Calhanoglu arretrato a mezz’ala e Cutrone a fare l’esterno d’attacco. I rossoneri da quel momento soffrono la riscossa del Frosinone, che impegnano Donnarumma in particolare al minuto 30, con Ghiglione.

Il gol annullato del Frosinone: cross rasoterra di Beghetto dalla sinistra con Ciano al centro pronto a mettere in rete.

Al 37Ciano fa esplodere il Benito Stirpe con un gol splendido, frutto di una magnifica azione corale dalla sinistra. Nasce tutto da un contrasto a centrocampo fra Calhanoglu e Crisetig, vinto da quest’ultimo. Il contropiede del Frosinone è da manuale: Ciano serve sulla sinistra Beghetto e si butta al centro. L’esterno sinistro premia lo sforzo dell’attaccante e lo serve davanti a Donnarumma, battuto. Ma il VAR ferma tutto, Crisetig sul turco aveva commesso fallo.

Nonostante il pressing rossonero molto alto la squadra di casa si rende molto pericolosa nelle ripartenze. Il Milan in fase difensiva si posiziona con un 4-3-1-2 col suo 10 sulla trequarti in fase di non possesso. Ma il Frosinone pur spingendo non trova la via del gol, il primo tempo si conclude senza reti. Diversi i dribbling da parte delle due squadre: 14 per i padroni di casa e 16 per gli ospiti.

…IL SECONDO TEMPO

Il secondo tempo è la fotocopia del primo. Squadre che esprimono un grande equilibrio tattico e fisico in campo, ma sono i rossoneri quelli chiamati a fare la differenza. Il possesso palla è in favore del Milan, una grama consolazione per quanto visto in campo. Col 65% di palla tra i piedi i rossoneri tengono bene a centrocampo, ma senza trovare la via del gol. La crisi degli attaccanti non accenna a fermarsi: sono ben 25 le conclusioni dei ragazzi di Gattuso, di cui 6 verso la porta (a fronte di quelli del Frosinone: 13 conclusioni di cui 6 in porta). Tanti tentativi conditi da una scarsa precisione. Higuain e Cutrone ci provano, ma senza dare mai l’impressione di poter essere realmente pericolosi.

Uno dei tanti cross di Beghetto nel corso della partita, con la difesa del Milan a marcare a uomo gli uomini del Frosinone. Sono stati 17 i cross del Frosinone, 19 quelli del Milan.

Il paradosso di questo Boxing Day (dal risultato sorprendente) è che le chance più grosse le ha il Frosinone, in questo secondo tempo. Al 59’ da due passi Pinamonti sfiora pallone e gol, lo stesso fa Ghiglione al 71’, nuovamente fermato da una gran parata di Donnarumma. Nel finale buone occasioni per Kessie e Higuain ma anche per Ciano, con Gigio ancora protagonista.

L’assetto tattico cambia ma la sostanza rimane. Calhanoglu è stato schierato da esterno (il ruolo che ricopre meglio), da interno di centrocampo e da trequartista, non trovando la giusta intesa con le punte. Gli inserimenti al minuto 74 di Conti e Laxalt (al posto di Calabria e Castillejo) non cambiano la sostanza rossonera, alla disperata ricerca di originalità, fantasia, qualità e classe. Tutti elementi che mancano in questa fase di stagione a questa formazione.

Il Frosinone ci prova nel finale con l’inserimento di Ciofani al posto di un Pinamonti sempre più in crescita. La squadra di casa si è dimostrata eroica e convinta dei propri mezzi, mettendo alle strette una formazione come quella milanista e credendoci fino in fondo. Grande la prestazione in attacco: ben 9 i tiri respinti da un Milan a tratti messo alle strette.

CRISI D’IDENTITA’ MADE IN MILAN

Il Benito Stirpe non sorride agli ospiti. Da ricercatori della rinascita a delusi e sconfitti (nel morale sempre più a terra) il passo questa squadra ha dimostrato di essere alquanto breve. La squadra di casa al contrario incanta e sa sorprendere. Con prestazioni di questo livello una cosa è certa: la squadra di Barone avrebbe tutt’altra classifica. I padroni di casa ripartono da questi 90 minuti ricchi di sudore, fatica e grinta messa su ogni pallone, nel segno di inseguire una salvezza che varrebbe oro per questa squadra. Rossoneri abbattuti e in piena crisi di identità tattica che devono ben presto dare segnali di reazione. Non c’è più tempo ormai, nè per il Milan nè per Gattuso.

L’allenatore rossonero ha voluto sperimentare in questa partita. Sicuramente troppo, con un Milan camaleontico sotto le direttive del proprio condottiero, che ha raccolto ben poco dalla sfida di Santo Stefano. Dal 4-4-2 di partenza al 4-3-3, passando per il 4-3-1-2 usato soprattutto in fase di non possesso. Il Milan soffre di una vera e propria crisi d’identità, è evidente. Come chiari ed eloquenti i risultati che questo gruppo sta raccogliendo nell’ultimo periodo: dopo la vittoria contro il Parma (2 a 1 per il Milan a San Siro in quell’occasione) i rossoneri hanno raccolto solo pareggi (ben 3) e sconfitte (2 di cui una decisiva contro l’Olympiakos in Europa League).

Serve un definitivo cambio di mentalità al Diavolo per poter aspirare a una qualificazione in Champions League che sta sfuggendo, delusione dopo delusione. L’Europa che conta manca da troppo tempo a questa squadra, così come un gioco chiaro e soddisfacente, per i tifosi in primis, che altro non desiderano se non tornare a sognare nel segno di questi colori.