Se c’è in Italia una categoria su cui sono costantemente puntati gli occhi di milioni di persone, quella è la classe arbitrale. Sì, perchè il nostro Paese – in barba a problemi ben più seri – gravita attorno a un pallone. Ragion per cui, tutti si arrogano il diritto di dire la propria. Il problema non sussisterebbe se ciò avvenisse con cognizione di causa, possedendo le conoscenze necessarie ad esprimere un parere nella civiltà più totale. Non siamo in un regime e la libertà di parola è fondamentale – sia chiaro! – ma c’è una fastidiosissima tendenza a fomentare odio nei confronti degli arbitri. E i social non sono stati altro che il canale in cui il tifoso medio ha potuto sfogare tutta la sua frustrazione contro l’AIA, inneggiando un complottismo senza fondamenta, criticando le decisione dei direttori di gara senza aver la ben che minima idea di cosa sia il “Regolamento del Giuoco del Calcio“.

Fare di tutta l’erba un fascio è sbagliato, questo è certo. Per questo il blog online di Luca Marelli è così seguito, perchè esistono ancora persone che utilizzano i social per uno scopo nobile: informarsi. All’interno del suo sito, Luca, ex arbitro con all’attivo 73 direzioni fra A e B, condivide articoli in merito al mondo dell’arbitraggio, per lo più review delle decisioni arbitrali prese nel massimo campionato italiano. Le sue revisioni sono oggetto di studio per addetti ai lavori, come giovani arbitri desiderosi di migliorare le proprie abilità, ma anche semplici tifosi che sentono la necessità di ascoltare il parere di un esperto che possa far chiarezza su quanto visto in campo la domenica.

Proprio Luca Marelli è il protagonista di questa intervista.

Sono diverse le regole che sono sconosciute ai più o comunque malinterpretate. In questo modo il tifoso medio, ignaro della corretta interpretazione, imputa all’arbitro di aver falsato una partita. Quali sono le regole meno conosciute?

Tutte, dalla 1 alla 17 (ride, nrd). Ovviamente le regole principali le conoscono bene o male tutti ma il regolamento, quello vero, davvero in pochi. Quando arbitravo fra A e B, spesso mi capitava di chiedermi perché l’AIA non facesse nulla per chiarire i dubbi, eliminando progressivamente le polemiche. Al termine della mia esperienza ho deciso di prendere in mano la situazione: il blog nasce dal desiderio di portare alla luce il regolamento in tutte le sue sfaccettature, permettendo a più persone possibili di potervisi approcciare. Ma non solo: è importante anche sottolineare quali possono essere le ragioni che spingono un arbitro a prendere una determinata decisione, come il posizionamento e la visuale. Credo che non sia giusto difenderli a priori, si perde di credibilità. L’errore è dietro l’angolo, d’altronde il regolamento è composto da circa 200 regole, non è cosa da poco.

Una soluzione alle insulse polemiche potrebbe essere il concedere interviste a fine gara, come i tesserati delle due squadre coinvolte?

Gli arbitri non possono parlare prima che si sia espresso il giudice sportivo, si verrebbe a creare un cortocircuito. In secondo luogo, il post-partita potrebbe rivelarsi una trappola poichè ci si confronterebbe con uno dei più gravi problemi del calcio moderno: i giornalisti tifosi. Permettere una discussione con queste persone, che io non reputo veri giornalisti, sarebbe estremamente controproducente. Sono dell’idea che l’apertura debba avvenire ma gradualmente. È assurdo che nel 2019 gli arbitri siano confinati come in una grotta. Credo che a distanza di tre giorni, con le polemiche che stanno oramai scemando, i direttori di gara possano concedersi al dialogo con i giornalisti, improntando la discussione su argomenti mirati.

Il protocollo VAR adottato per questa stagione sta creando non poche incomprensioni. Quale potrebbe essere la soluzione a breve e lungo termine?

A breve termine, non ne vedo. Il campionato è iniziato con questi parametri, per cui sarebbero inevitabili i confronti con quanto avvenuto nel girone d’andata. Le società hanno alzato la voce e lo stesso Rizzoli ha affermato che assisteremo ad un’applicazione del protocollo molto più vicina a quanto visto nelle ultime giornate. Bisogna essere onesti: Rizzoli è un ottimo dirigente, tirato in ballo nel bel mezzo del cambio generazionale della squadra arbitrale. Il suo compito non è facile, sta già facendo dei miracoli. Tuttavia, anche lui ha delle responsabilità: i tocchi di mano ora sono sempre oggetto della “on field review”. Eppure, assistiamo a decisioni incomprensibili come il rigore non assegnato in Genoa – Fiorentina. È necessaria una revisione totale di quella parte del regolamento perchè nel corso degli anni si sono sedimentati una serie di parametri che concorrono la punibilità del tocco, per cui ora non c’è univocità. Sarà l’IFAB a dover intervenire sull’argomento per chiarire, altrimenti la vedo grigia.

A proposito di rinnovamento della squadra arbitrale, quali sono gli elementi che potrebbero fare strada?

Il livello degli arbitri italiani si è abbassato, è innegabile. Come capita per i calciatori, anche nel mondo arbitrale ci sono generazioni migliori e peggiori. Quella che stiamo per salutare, composta da Banti, Mazzoleni, Rocchi è una generazione che difficilmente potrà essere eguagliata per qualità nel breve. Io ho i miei pupilli: uno è Abisso, che deve migliorare molto nel rapporto con i calciatori, soprattutto perchè ha ricevuto un’impostazione tipica degli arbitri del sud. Dirigere una gara nel meridione è molto più difficile, per cui c’è bisogno di affrontare l’ambiente a “muso duro” e Abisso ha conservato questa caratteristica che, fortunatamente, sta cercando di smussare. Anche Rocchi e Guida erano molto rigidi ma col tempo hanno corretto il loro approccio alla gara. Uno su cui sono pronto a scommettere è La Penna, che, a mio parere, ha qualità tecniche ampiamente sopra la media. Tra gli arbitri della CAN B, si sono fatti notare anche Giua, Fourneau e Volpi.

Tornando al discorso della formazione degli arbitri, c’è chi sta paventando l’idea di diversificare lo sviluppo dei fischietti più giovani, preparando arbitri di campo e arbitri specialisti del VAR. Lei è d’accordo?

La naturale evoluzione del VAR va in tre direzioni: la prima, con la formazioni di varisti che siano arbitri che abbiano diretto almeno in Lega PRO, quindi con una certa esperienza; la seconda, la creazione di una centrale unica come è avvenuto per i mondiali russi; la terza, con l’introduzione del challenge come in NFL. Quest’ultimo viene utilizzato in rari casi e negli ultimi due minuti, in cui si vede praticamente tutto. In Italia, alla qualifica di varista non si arriverà a meno di direttive imposte da parte dell’IFAB.

Un problema molto grave è quello della violenza nei campi di provincia. Come dovrebbe agire l’AIA per tutelare i giovani arbitri e punire chi si macchia di tali atti?

In primis, l’AIA da sola non può fare nulla. Di sicuro servono a ben poco i proclami e gli scioperi. C’è la necessità di un intervento legislativo. I campi non devono più essere luoghi franchi, in cui tutto è possibile. Se sono arrivati alla soluzione Paesi come l’Inghilterra, che ha affrontato gli hooligans, anche l’Italia ha l’obbligo di riuscirci. Si deve agire con durezza, con azioni repressive, provvedimenti severi e uguali per tutti. Il problema è atavico e non ne faccio una colpa di Nicchi ma in questi anni si è affrontato il problema con leggerezza, poichè lontano dagli interessi dei mass media. Si potrebbe anche andare incontro a processi per direttissima, con l’accusa di violenza privata. Perchè una persona che viene aggredita non deve vedere il suo aggressore regolarmente processato e condannato? Chi viene squalificato, poi, torna più forte di prima perchè non viene colpito nè penalmente nè civilmente.

Ringraziamo calorosamente Luca Marelli per la disponibilità e il tempo concessoci.