Messa agli archivi anche la befana, le feste se ne sono andate tutte quante. Una dopo l’altra. Fin quando la solita invadente Epifania non se l’è prese tutte dietro di sè, sulla scopa volante, e le ha trascinate lontano da noi.

Prima del sei gennaio al solito è periodo di primi bilanci, ma già dal giorno seguente l’attenzione maggiore si proietta sul futuro.

Il 2019 è iniziato e molti calciatori già scalpitano per dire la loro. Da giocatori alle ultime luci della propria carriera fino a quei campioni affermati che però ancora devono dimostrare tutto alla squadra che in questa stagione ha puntato fortemente su di loro. Fra le varie categorie, però, spunta quella dei giovanissimi. Quei ragazzi appena ventenni che farebbero di tutto pur di emergere e che già nel 2018 hanno dato un’infarinatura a quello che potrebbe essere il loro futuro.

Quali sono i tre “ventenni” del nostro campionato in rampa di lancio, pronti ad esplodere?

ALESSANDRO BASTONI

 

Classe 1999, si approccia al grande calcio partendo dal vivaio dell’Atalanta, il più affermato a livello giovanile. Si fa tutta la trafila, partendo dalle giovanili e passando per le varie under 17 e under 19 fino ad affermarsi in prima squadra. È l’Inter che lo nota immediatamente nella stagione 2017-18. In maglia nerazzurra a Bergamo il centrale di difesa si fa largo gara dopo gara nonostante la giovane età ed Ausilio accetta di investire più di 10 milioni di euro per un calciatore che fino a quel momento, sebbene abbia mostrato già qualcosina, non ha ancora fatto vedere grandi capacità.

Il gigante di Casalmaggiore – un metro e novanta per 75 chili – intraprende l’avventura da titolare accettando un’offerta il 14 luglio. Infatti l’Inter non ci sta a lasciarlo a Bergamo, dove l’Atalanta, dopo averlo ceduto, lo relega troppo spesso alla panchina, e lo gira in prestito al Parma  neopromosso una ventina di giorni dopo.

Inizialmente nello scacchiere tattico di D’aversa non è nient’altro che un rincalzo. Il mister dei ducali scende in campo con il 4-3-3, con Iacoponi a destra, Gobbi a sinistra, a lato della coppia di centrali Bruno Alves e Gagliolo.

In tutte le prime uscite stagionali il pacchetto titolare è sempre lo stesso, tranne con il Cagliari, dove viene fatto accomodare il terzino ex Chievo in panchina per dare una chance al giovane Dimarco, che la gara prima aveva azzeccato il gol della domenica.

È il 10 novembre e Bastoni a Torino si appresta a fare il suo debutto da titolare con la maglia gialloblù: in settimana Gobbi si è infortunato ed è stato costretto a dare forfait. D’aversa reinventa il giocatore di proprietà dell’Inter terzino sinistro, mostrando doti straordinarie per un giovane della sua età, sebbene siano qualità propriamente difensiviste. E infatti il Parma vince allo stadio Grande Torino ma sette giorni dopo ospita il Sassuolo e il mister opta per il cambio di ruolo dietro: Gagliolo da centrale viene spostato a sinistra, mentre Bastoni occupa la porzione centrale di fianco all’esperto Bruno Alves. Da quel giorno, non perderà più la titolarità, giocando tutte le gare da titolare da centrale di difesa.

È un calciatore indubbiamente pronto al grande salto, bravo nel dribbling nonostante il ruolo non glielo permetta e molto preciso nei passaggi lunghi. Ha doti da play. Imposta direttamente dalla difesa, spesso salendo palla al piede e lanciando i compagni in profondità.

Ad onor del vero non è precisissimo nei disimpegni, perdendo troppo spesso sfere pericolose e scottanti.

Alessandro Bastoni ha il futuro – nerazzurro – già inciso. Adesso deve dimostrare che il 2019 sarà il suo anno.

HAMED TRAORE

Finalmente è esploso. Il 2018 è stato per lui l’anno della svolta. Il 2019 dovrà esser quello della consacrazione. Mister Aurelio Andreazzoli ha avuto il merito di lanciarlo nel suo albero di Natale. Un compito arduo: perché di Traorè si dice un gran bene da davvero tanto tempo. In Italia ci arriva da molto piccolo e subito inizia a calcare qualche campo di calcio. Nel 2017 gioca la finale del Torneo di Viareggio. Da lì in poi sarà un escalation. Un escalation in una dimensione nella quale i giovani sono sempre cresciuti molto bene, ma che altre volte li ha distrutti senza pietà. Perché se è vero che calciatori come Mario Rui, Tonelli e Saponara, o ancora Skorupski, Laurini e Zielinski e perché no Krunic, Paredes e Vecino, o Verdi e Laxalt, ma anche Rugani e Hysaj sono stati lanciati dal club azzurro, è altrettanto vero che molti altri in rampa di lancio si sono autodistrutti, cascando sotto il peso delle aspettative.

Mi viene in mente il nome del Senegalese Assane Dioussè, centrocampista gracilino di colore che in due anni di Serie A giocò circa il 70% delle gare totali a 18 anni nemmeno compiuti. Doveva esser un futuro craque. Doveva essere il nuovo Diawara, invece finì nel dimenticatoio.

Hamed Traorè, però, ha caratteristiche molto diverse. Ha qualità che ci fanno obbligatoriamente pensare che non sarà un altro Dioussè.

Il centrocampista ivoriano è un calciatore che occupa la trequarti campo. Mischia tecnica e precisione, grazie alla sua bravura nei calci piazzati. Veloce e agile già è desiderio di molte big del nostro campionato. La sua carta d’identità giura che ha visto la luce solo diciotto anni fa, sebbene il suo modo di giocare, che trasmette assoluta fiducia, consiglierebbe di aggiungerne almeno una decina. Centrocampista centrale di ruolo, si trova molto bene come mezzala, sebbene si stia affermando come trequartista. Per l’occasione può giocare anche alto a destra, in un trio d’attacco a supporto di Ciccio Caputo.

Nell’albero di Natale di Andreazzoli giocava lì, vicino a Zajc, davanti al trio di centrocampo Bennacer-Acquah-Krunic, ma dietro all’unica punta. Con l’arrivo di Iachini ha interpretato una nuova posizione e lo ha fatto nel migliore dei modi: il sistema di gioco è variato dal 4-3-2-1 al 3-5-2 e il centrale africano è stato arretrato sulla linea dei centrocampisti. Adesso gioca mezzala con Krunic, supportato sulla mediana dal solito Bennacer.

Le sue grandi prestazioni hanno costretto il mister ex Palermo a sacrificare giocatori validi come Acquah, Ucan e lo stesso Zajc.

Molto bravo nel puntare l’uomo e superarlo nonostante non sia un uomo di fascia, deve però limitare al minimo i rischi. È spesso l’uomo della “bomba da fuori area” sui calci di punizione di seconda.

Nel 2019 qualche squadra con obiettivi importanti nel nostro campionato potrebbe mettergli gli occhi sopra. Sarà suo l’arduo compito di confermarsi.

CHRISTIAN ROMERO

Difficilmente la Juventus si sbaglia su un giocatore, e se i bianconeri hanno già fatto un colpo di telefono a Preziosi per prenotarsi sul calciatore un motivo di base c’è eccome.

Partiamo da un presupposto importante: è un polipo. La sua qualità migliore è quella che porta gli avversari a vederlo come il mostro finale del gioco. Se, difatti, vi capiterà di vedere una gara del Genoa, noterete che un calciatore dopo aver superato Romero e in pacco tutta la difesa del Genoa, dovrà superare Romero, e di nuovo Romero e ancora Romero. Perché che sia di piede, di coscia o di testa, sorpassare il raggio di azione che copre lui è davvero difficile. E già che si è parlato di “testa” è giusto e corretto fare una precisazione: l’importante non è il centimetro d’altezza, ma il modo in cui lo si sfrutta. Christian è alto 1,85. Una taglia che lo porta ad essere tutt’altro che un gigante. Un uomo nella media. La sua grande forza è il senso della posizione. Arriva ovunque nei duelli aerei non perché sia capace di superare nello stacco degli omoni che rasentano i due metri, ma per il suo spiccato senso di posizionamento. In campo non lavora mai nell’uno contro uno, ma va in anticipo.

Non esce palla al piede mai, ma gioca semplice. Con passaggi basilari, cercando di perdere meno palloni possibili. Quando la situazione scotta non ci pensa due volte a spazzare via di sana pianta. Un secondo, due secondi e pallone lontano. Con lui non si rischia mai.

In Argentina il suo soprannome è “El Cuti” ma non è un centrale di difesa come si afferma nella Genova rossoblù. Lui gioca sulla fascia destra bassa. È tanto fisico e grinta. Lotta e mena. È un leader El Cuti. È nato da Leader. È per questo che a 20 anni e dopo 3 mesi già si prende la titolarità a Genova.

Un leader che è pronto a prendersi la maglia di un grande club, ma che deve farlo con meno foga agonistica e collezionando meno cartellini rossi. Se Christian Romero dovesse stilare una lista dei tre propositi del nuovo anno questa sarebbe composta da titolarità, grande salto e meno aggressività. Se riuscirà a coniugare le tre cose avremo davvero dinanzi a noi il futuro titolare dell’Albiceleste.

GLI ALTRI

Fare una cernita è sempre difficile, specie se ti si mette davanti la possibilità di mettere in lizza solamente giovanissimi che non hanno ancora spiccato il volo. Ma avendo tracciato la linea dei ventenni siamo costretti innanzitutto a mettere da parte quelli che il volo l’anno spiccato già da un pezzo. Calciatori come Federico Chiesa, che da solo trascina la Fiorentina, così come il portiere viola Lafont. Ma ancora, rimanendo in tema di estremi difensori, Gianluigi Donnarumma o perché no Cengiz Under. Senza dimenticare i centravanti del futuro Cutrone e Lautaro.

E allora rimangono quei giovanissimi che le lezioni di volo le hanno iniziate ampiamente nel 2018, come Zaniolo e Kluivert. Il primo ha già calcato palcoscenici come l’Allianz Stadium e il Santiago Bernabeu, facendo stropicciare gli occhi a migliaia di tifosi giallorossi e non. Il secondo si sta facendo spazio fra le macerie giallorosse. Altri nomi? Kouamè, dal Cittadella al Genoa, senza passare dal via e mettendo la freccia per la Champions League; Pol Lirola, a mani basse fra i migliori terzini del girone d’andata, caparbio per spinta e concentrazione e infine Milenkovic, con la Fiorentina che probabilmente ha assunto un uomo e lo pago semplicemente per dire di no agli offerenti del laterale serbo. E perciò senza dimenticare il Dièz empolese Bennacer, il promettente Barrow e il duttile Svanberg vi auguriamo buon 2019, all’insegna dei nuovi nostri.