Nella televisione che non dorme mai ci lavora l’uomo che non riposa in nessun caso. È Riccardo Trevisani, che dopo essere stato ospite della trasmissione Sky Calciomercato l’Originale si è dedicato a noi di Numero Diez per una breve intervista che tocca varie tematiche. Gentile il lato umano, ancor di più appassionata, competente e studiosa la parte professionale.

L’INTERVISTA

Tecnica, tattica e corsa. In che ordine vanno?

Sempre tecnica, poi corsa e infine tattica, per quanto non sia inesistente una cosa e decisiva l’altra.

In percentuali?

40% tecnica, 40 % corsa, il restante 20% tattica.

Allegri sentenzia che “i giornalisti teorizzano troppo il calcio”. Adani ribadisce che “si parla di idee che danno animo a un gioco”. Senso pratico in opposizione a filosofia calcistica. Lei da che parte sta?

Mi schiero da sempre con le idee. Chiaramente è importante studiare, creare e pensare calcio positivamente.

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Trevisani con Adani, storica coppia di Sky

Nel calcio vince chi impone sempre il proprio gioco, al di là di tutto, o chi si adatta alle esigenze e all’avversario?

Vince chi impone il proprio gioco, sempre e comunque. Preferisco gli allenatori che cercano di creare qualcosa a quelli che gestiscono e basta. Se mi chiedi un allenatore forte ti dico Guardiola, prima di tutti. Mi rendo pure conto che esiste un calcio difensivo, però devi essere perfetto nello svolgerlo: o sei Simeone, che con la retroguardia riesci a costruire qualcosa, o la fase difensiva in assoluto non mi piace.

Ci sono più modi di fare calcio…

Sì, si può anche in questo senso fare calcio difendendosi ma attaccando come fa il Liverpool, per esempio, che di base è una fase difensiva, fatta però in maniera spaziale!

Sempre restando su questo gioco degli opposti: tra la ricerca armonica del bel gioco – con l’occhio sempre ben improntato sull’estetica sia individuale che corale – ed il solo desiderio di pensare al sodo, al risultato, ai tre punti, lei con chi si schiera?

Chi gestisce e chi costruisce, di base, è agli antipodi. Poi, tutti alla fine cercano di ottenere il medesimo risultato, però preferisco sempre un allenatore che lascia un’impronta, un allenatore che dà qualcosa ai giocatori. Il risultato è soltanto una conseguenza.

Il suo prototipo di allenatore ideale che caratteristica tecnica principale deve possedere?

Per poter gestire i calciatori tu, allenatore, devi aver dimostrato prima qualcosa. Non puoi iniziare di punto in bianco governandoli, perché si sta parlando di giocatori di prima categoria, almeno ad alti livelli.

Tira in ballo Ancelotti?

Esatto. Penso ad Ancelotti, che è tutt’ora un ottimo gestore. È partito con Sacchi, con il 4-4-2, con il pensiero “i numero 10 non li voglio”. Poi si è evoluto, andando addirittura a giocare con Kakà e Seedorf contemporaneamente ai tempi del Milan!

 

Parlando del mercato in corso, come potrebbe giocare la Fiorentina in questa seconda parte di stagione con l’arrivo dell’attaccante Muriel?

Con l’innesto di Muriel le scelte diventano due. Pioli può giocare con i centrali Simeone e Muriel e Chiesa e un altro esterno, adottando il 4-4-2. E questa è una prima ipotesi. Ripiegando sul 4-3-3, invece, ovvero con Chiesa, un esterno e una punta sola, io Muriel non lo vedo a fare l’altra punta esterna con Chiesa, lo vedo a fare il centravanti al posto di Simeone.

È più di un’insidia, quindi, Muriel per Simeone?

Deve fare bene il colombiano, perché l’argentino è uno che in campo battaglia. Muriel è uno che la butta poco sul piano fisico, ma ha un talento vero che hanno in pochi.