Una delle metafore più banali e utilizzate per descrivere la vita di una persona è quella che paragona il suo percorso a quello delle montagne russe. Come la famosa attrazione, infatti, l’esistenza è fatta di continue salite e discese emotive che si susseguono periodicamente. Una delle parti più importanti della vita di un essere umano è la sfera lavorativa: solitamente in questo ambito la carriera inizia con ripide salite che con impegno e professionalità sono destinate a trasformarsi in dolci discese. La giostra della vita e del lavoro di Samir Nasri, tuttavia, è stata un po’ diversa dalle altre anzi quasi contraria alla prassi: prima, infatti, sono arrivati rassicuranti pendii seguiti poi da infinite scalate di cui non si vedeva la fine. Per capire quello che è successo, tuttavia, occorre tornare al punto di partenza, da quella caotica Marsiglia da dove tutto è iniziato.

 

LE PETIT ZIZOU

 

Comincia da Gavotte Peyret, uno dei tanti quartieri disagiati della città portuale, la storia di Samir Nasri. Vera e propria babele di culture e nazionalità differenti, questa zona della città si trova a 5 minuti da Le Castellane dove un certo Zinedine Zidane ha tirato i suoi primi calci al pallone. Guarda caso il piccolo Samir in quartiere proprio per la sua superiorità tecnica era diventato per tutti le petit Zizou.  Fu la strada infatti ad accorgersi per prima del suo talento: con gli amici, infatti, allestiva il suo Velodrome personale nella piazza del quartiere dove le porte erano le serrande dei negozietti e i segnali stradali dei difensori aggiunti da saltare. Qui, dove col pallone dava spettacolo con giocate che ricordavano le invenzioni del 10 francese, fu notato per la prima volta da un osservatore dell’Olympique Marsiglia di passaggio in quartiere.

Photo : Reportages / Icon Sport

Lo scout francese lo osservò per una buona mezz’oretta e rimase estasiato dalle qualità tecniche nello stretto del piccolo, al punto che, dopo essersi fatto indicare dove poteva trovare i suoi genitori, lo portò immediatamente alle giovanili dell’OM. La sua maturità calcistica ma soprattutto le sue grandi qualità lo portarono ad essere aggregato sempre a squadre anagraficamente più grandi di lui, sino al punto che a 17 anni fece il suo esordio in prima squadra. Qui l’allenatore Albert Emon ebbe l’intuizione di collocarlo come centrocampista centrale nel suo 4-4-2 offensivo dove le doti da regista di Samir potevano rendere al meglio. Le grandi prestazioni offerte in questo ruolo valsero alla squadra la conquista della coppa Intertoto Uefa nel 2005 mentre a Samir, nel 2007, il trofeo come miglior giovane della Ligue 1 consegnato dal suo mentore Zinedine Zidane.

 

ENGLAND CALLING

 

Le grandissime prestazioni offerte con la maglia dell’Olympique Marsiglia non passarono inosservate al di là della Manica, in particolare a Londra sponda Arsenal dove Arsenè Wenger era sempre prontamente informato e attento quando si trattava di giovani talenti francesi. Nel 2008, quindi, Samir passò ai gunners per una cifra intorno alle 14 milioni di sterline, operazione importante per l’epoca che certificava la volontà dei londinesi di accappararsi il fenomeno francese. All’Emirates Nasri incise a tratti ma quando era in giornata lo spettacolo era assicurato. La sua stagione migliore in maglia biancorossa fu quella del 2010/11 dove le sue grandi prestazioni e i suoi 15 gol in 46 presenze gli valsero il titolo di giocatore francese dell’anno.

 

L’ottima stagione all’Arsenal accese l’interesse di molti top club inglesi e non solo ma a spuntarla, nella corsa al talento francese, fu il Manchester City di Roberto Mancini, società dal progetto ambizioso che stregò il giocatore desideroso di vittorie. E i trofei arrivarono: al primo anno con l’allenatore italiano, infatti, conquistò subito la Premier League e successivamente la Community Shield. L’arrivo poi di Manuel Pellegrini nel 2013, oltre a portare nella sua bacheca un’altra Premier e due League Cup, diede a Samir un lascito emotivo incredibile trovando nell’allenatore argentino la figura di un secondo padre. Samir aveva tutto: successo, soldi, fiducia dell’allenatore, amore, insomma nulla poteva andare storto. O forse no.

 

 

 

IL BUCO NERO DI NASRI

 

La forza caratteriale nella quotidianità come nel calcio è fondamentale per superare i momenti negativi che si incontrano nell’arco di una vita. Quando tutto va a gonfie vele, spesso il primo no o il primo evento negativo che si presenta, è visto come un ostacolo insormontabile per quelle persone che non sono state mai abituate ad affrontare sfortune nella propria vita. E Samir nell’ambito calcistico era proprio una di queste persone; dal mondo del pallone, infatti, Nasri ha sempre avuto la certezza di essere importante e di avere la fiducia dell’allenatore ma quando questi aspetti sono venuti meno, per ragioni di concorrenza o di infortuni personali, il giovane francese è caduto in un turbine di negatività.

Il ragazzo allegro, simpatico e amico di tutti in spogliatoio fu presto sostituito dal suo alter ego malvagio e sconsolato. Non parlava più con nessuno, tentava di infortunare in allenamento la concorrenza (anche chi gli era stato vicino come David Silva), cercava eccessi extracalcistici e preferiva la solitudine. Samir soffriva di depressione. Il suo agente e mister Pellegrini tentarono ripetutamente di recuperarlo, nascondendolo dai media e cercando di reinserirlo nella quotidianità calcistica ma tutto era invano. Con l’arrivo di Guardiola nell’estate del 2016 le cose non cambiarono al punto che la rescissione tra il club e il giocatore sembrò l’unica soluzione sensata.

Nemmeno il tempo di fare le valigie che Samir si ritrovò catapultato a Siviglia, in Spagna dove era appena arrivato Jorge Sampaoli che aveva fatto espressamente il suo nome per la sua batteria di trequartisti. Un nuovo campionato, la possibilità di riscattarsi e la fiducia di un allenatore, cos’altro serviva per ripartire? Probabilmente l’aspetto più importante di tutti e che a Nasri in quel momento ancora mancava, ovvero la fiducia nelle proprie capacità.A Siviglia giocava ma a livelli bassi neanche lontanamente paragonabili a quelli inglesi, si sentiva spossato fisicamente al punto che decise per una soluzione tragica e estrema; il 26 dicembre 2016 si iniettò per via endovenosa 500 ml di micronutrienti, una quantità 10 volte quella consentita che lo trascina nel mondo del doping.

Il misfatto, tuttavia, non venne alla luce subito, Samir continuava a giocare (male) e ad essere avvolto dal turbine della depressione; in estate passò all’Antalyaspor, ennesima avventura calcistica che chiuse nel dicembre 2017 con una rescissione consensuale. Nasri era a un passo dal toccare il fondo che venne raggiunto un mese dopo con la scoperta da parte dell’agenzia anti doping della sua contravvenzione avvenuta un anno prima. La UEFA usò il pugno duro: squalifica di 6 mesi poi prolungata nell’agosto 2018 di un altro semestre, morale il giocatore poteva tornare a disposizione nel 2019. Una mazzata. Un colpo durissimo. Forse il colpo decisivo per porre fine alla sua carriera. O forse no. Perché quella batosta creò in Nasri l’effetto opposto, accendendo in lui la voglia di riscatto.

 

IL RITORNO ALLE ORIGINI PER RIPARTIRE

 

La storia di Samir Nasri sembra perfetta per le più classiche pellicole di stampo americano: lo sportivo o l’uomo di successo che dopo un periodo buio riparte dalla periferia per tornare al successo. E il talento francese ha seguito proprio questa strada: tornato al suo quartiere d’origine, si è circondato dell’affetto della sua famiglia e ha ripreso la forma allenandosi con gli storici amici d’infanzia. A Novembre 2018, poi, la possibilità che qualche mese prima non sembrava neanche lontanamente immaginabile: Manuel Pellegrini, il suo padre calcistico ora in guida al West Ham, gli dà la possibilità di allenarsi con gli Hammers per un periodo di prova.

Nasri e Pellegrini ai tempi del Manchester City. Un rapporto che va al di là del rettangolo di gioco.

Nasri non si lascia sfuggire l’occasione: lavora sodo, ritrova la serenità e si integra perfettamente nel gruppo. A gennaio con l’apertura del calciomercato la fine dell’incubo: Samir firma un contratto di sei mesi con opzione di rinnovo per il West Ham. Il debutto è stato in Fa cup contro il Birmingham ma la vera partita che sancisce il suo ritorno è stata quella di Sabato 12 contro l’Arsenal, la sua ex squadra; Samir ha giocato dietro le punte, ruolo a lui più congeniale servendo ottimi palloni ai compagni e in particolare l’assist per il gol decisivo di Rice.

 

 

In una prospettiva estrema la carriera di Samir Nasri potrebbe essere paragonata ad un’ originale riscrittura della Divina commedia di Dante Alighieri. Se la celebre opera si articola su un percorso che parte dall’Inferno per arrivare al Paradiso, il cammino di Nasri parte invece dalla volta celeste per sprofondare improvvisamente negli inferi ed infine risalire nel purgatorio. Ora Samir si trova nel secondo regno, quasi alle porte del Paradiso calcistico coincidente con il rinnovo che spera di raggiungere il prima possibile grazie al suo impegno e alla preziosa guida del suo Virgilio calcistico, Manuel Pellegrini.