Siad Haji, 20 anni, è un nuovo giocatore dei San José Earthquakes, dopo essere stato acquistato come seconda scelta al SuperDraft MLS.

Direte voi:  cosa c’è di strano in un giocatore acquistato con il sistema tipico che contraddistingue le leghe americane – e non soltanto quella calcistica – da quelle europee? Niente, così all’apparenza. Perchè la storia di questo giovane ragazzo keniota racconta molto di più. Dal Kenya fino a San Jose passando per il New Hampshire: un lungo viaggio quello del giovane Siad, ma di certo non senza intoppi.

LA DURA VITA DEL RIFUGIATO

Siad Haji nasce nel 1999 in Kenya, in un luogo molto lontano dagli Stati Uniti, paese nel quale risiede dall’età di 4 anni. Distante geograficamente, distante politicamente, distante socialmente. Quando sei figlio di immigrati somali in Kenya non è certo semplice vivere una vita serena e tranquilla: la guerra civile in Somalia ha divampato per anni ed anni, e soprattutto nel periodo transitorio che si è vissuto negli anni ’90 (dopo la caduta del regime di Siad Barre), per svariate stagioni si sono vissuti scontri continui tra i diversi gruppi armati che ambivano alla presa di potere nel paese del Corno d’Africa.

La famiglia di Haji si è prima rifugiata in Kenya, paese confinante ma comunque coinvolto nelle questioni che riguardavano la guerra civile in Somalia, e dunque relativamente sicuro; in seguito, la decisione di scappare definitivamente in un luogo lontano come gli Stati Uniti: al sicuro, certo, ma comunque in un centro rifugiati nel New Hampshire, precisamente a Manchester.

Il piccolo Siad ha pochi ricordi della sua infanzia – non certo libera e spensierata – in Kenya, ma già nel suo paese natale aveva iniziato a calciare quel pallone che sarebbe diventato prima un semplice momento di evasione, e poi una vera e propria passione da coltivare. Negli USA ottiene finalmente quella tranquillità che merita qualsiasi bambino nel mondo, ma la situazione economica familiare non gli ha mai permesso di superare facilmente quelle tappe che per un qualsiasi bambino americano sono la normalità. Siad giocava nei parchi, metteva in mostra le sue qualità e la sua passione, fino a quando non riuscì ad ottenere il posto nella squadra della scuola.

ESCAPING FROM HIS OWN DESTINY

Ovviamente Siad Haji prosegue con i suoi studi, come i tipici adolescenti statunitensi, ma senza dimenticare le sue umili origini e tutto ciò da cui è dovuto scappare: negli Stati Uniti si sa, le scuole sono all’avanguardia, le strutture sono di ultima generazione ed ovunque puoi trovare un insegnamento di qualità e di prim’ordine. C’è un solo intoppo: il tenore di vita, molto alto, che dà all’istruzione un costo veramente esorbitante. Specie per una famiglia africana rifugiata.

Arriva la chance ghiotta di poter giocare con la squadra U16 dei New England Revolutions, ma la famiglia di Siad fatica a permettersi il bus che dovrebbe portare praticamente tutti i giorni il proprio figlio da Manchester al campo di allenamento: inoltre il suo ruolo di figlio maggiore gli imponeva di essere presente in casa, cercando di “sostituirsi” al padre che doveva obbligatoriamente occuparsi del lavoro che avrebbe dato alla famiglia il minimo sostentamento.

Problemi logistici ed economici. Vedere nel calcio un futuro per Siad Haji sembra una vera e propria chimera.

Avere il talento per giocare una squadra di college e non potersi permettere il college è una delle sfortune più grandi che si possano avere. Eppure si cerca una soluzione, tra le quali quella di iscrivere Siad ad una scuola militare che gli permettesse di poter partecipare al campionato dei college. Qui però esce la splendida morale, gli insegnamenti di una famiglia che ha scelto di scappare dalla guerra per risparmiare ai figli uno scontato destino nelle milizie somale: che senso avrebbe segnarsi ad una scuola militare, dopo essere scappati da un terribile futuro che lo avrebbe visto nel mondo militare ed in guerra?

Tutta la famiglia di Siad – ragazzo compreso – ringraziano, ma rifiutano la proposta.

DAVE GIFFARD E LA COSTRUZIONE DEL GIOCATORE

Niente sembra andare nella direzione giusta. Ed è qui che entra in gioco la splendida figura di Adam Pfeifer: è il capo allenatore della squadra del paese in cui sta giocando Haji, che prima lo porta al New England College, mostrandolo all’allenatore della squadra e convincendolo a lanciarlo nella North Atlantic Conference, e nel frattempo allerta anche Dave Giffard, head coach della Virginia Commonwealth University.

Proprio Giffard si fa ammaliare da questo diamante grezzo, un talento da coltivare e da migliorare ma con delle basi atletiche e tecniche invidiabili. L’allenatore in questione ha già avuto modo di allenare giocatori di origini africana e con una storia familiare simile a quella di Siad, ed è per questo che sceglie di prendere sotto la propria ala protettiva questo giovane dal passato tribolato ma dal futuro roseo.

Nonostante le prime difficoltà che definiremmo quasi comiche, con le signore del vicinato che si propongono per pagare i biglietti del treno a Siad senza però riuscire nell’intento (visto che sul biglietto ci sarà scritto il nome sbagliato, il che impedirebbe al giovane di salire regolarmente a bordo del treno), inizia l’avventura del giovane keniota con il VCU: il ragazzo non sa difendere, ha delle immense lacune tattiche, ma ha tanta voglia di imparare e dispone di basi atletiche che lo rendono un esterno di corsa di discreto livello.

La scelta che cambierà la giovane carriera di Siad Haji la prende proprio Giffard, che comprendendone le difficoltà, lo schiera inizialmente in un ruolo più offensivo, dove già può essere incisivo, lavorando nel frattempo sulla fase difensiva. C’è tanto lavoro da fare, ed il primo a riconoscerlo è stato Haji. Il suo carattere schietto e onesto, sviluppatosi di fronte a ben altre difficoltà rispetto a quelle calcistiche, gli hanno sempre permesso di guardare in faccia la realtà, anche di fronte a quegli allenatori della MLS Rookie che dovevano convincersi ad ingaggiarlo.

Qual è il problema di riconoscere i propri difetti, se hai una voglia matta di eliminarli?

I San Jose Earthquakes hanno avverato il sogno di questo ragazzino nato nel niente e cresciuto con il tutto davanti ai suoi occhi, senza però poterlo acchiappare liberamente. In un mondo dove i soldi – purtroppo – contano sempre di più, la storia di Siad Haji è una mosca bianca, perchè permette anche a chi vive in mezzo alla povertà e alla guerra di poter sognare un futuro più roseo, magari con un pallone tra i piedi.

Perchè tutti meritiamo dei sogni, dal più fortunato al meno fortunato.