Trentotto chilometri: questa la distanza tra lo stadio Ennio Tardini di Parma e il Mapei Stadium di Reggio Emilia. Un viaggio di venticinque minuti in auto grazie al quale si possono osservare, nello stesso week end di campionato, due realtà agli antipodi per filosofia di gioco, ma con un background culturale in comune. Parliamo di Parma e Sassuolo, vere rivelazioni di questo campionato di Serie A, che grazie a due stili di gioco e di pensiero diversi stanno insidiando i grandi club dell’alta classifica.

C’ERA UNA VOLTA L’EUROPA

A cavallo del nuovo millennio era il Parma a dominare la scena grazie a un coacervo di talenti mai più rivisto dalle parti del Tardini: la vittoria della Coppa Uefa ‘98/’99 e la successiva partecipazione ai preliminari di Champions League costituiranno il punto più alto della storia europea degli emiliani, prima che la mannaia del fallimento li faccia ripartire dall’inferno della Serie D. Oggi, dopo una scalata lunga quattro stagioni, il Parma è tornato a splendere in Serie A e, grazie a una gestione oculata e all’arrivo di giocatori affermati come Gervinho e Bruno Alves, naviga a meno tre punti dalla zona Europa League e si permette il lusso di fermare la marcia dell’inarrestabile Juventus tra le mura della fortezza della Torino bianconera.

Malesani portato in trionfo dopo la vittoria della Coppa Uefa

L’ULTIMA NOTTE EUROPEA

Se percorriamo i famosi trentotto chilometri però, troviamo una realtà che da quattro anni a questa parte risulta in crescita continua nonostante la gestione economica rispecchi le necessità di una squadra di metà classifica: pochissimi nomi altisonanti, se non per relative eccezioni come accaduto quest’estate con Kevin Prince Boateng, e tantissimi giovani da valorizzare e rendere consci del proprio talento. Il Sassuolo, che oggi ha in De Zerbi una certezza, è partito dalle fondamenta grazie al lavoro di Eusebio Di Francesco: il tecnico ora sulla panchina della Roma ha portato le 40 mila anime del comune di Sassuolo a vivere l’Europa League nella stagione 2016/2017, dopo una cavalcata trionfale nella stagione precedente che lo ha visto chiudere al sesto posto con ben 61 punti conquistati. Dopo aver fermato squadre come Inter e Lazio, destinate sulla carta a palcoscenici più altisonanti, i neroverdi occupano in questa stagione l’undicesima posizione, un punto sopra i ducali e a sole due distanze dalla zona Euopa, attualmente occupata proprio da quella Lazio che al Mapei Stadium venne fermata sull’uno a uno nel mese di novembre.

QUESTIONI FILOSOFICHE

Gioco spumeggiante fatto di possesso palla e continui tentativi di costruzione dell’azione risponderanno a un’accorta fase difensiva nel derby emiliano del prossimo 14 aprile. In quel momento, a poco più di un mese dalla fine del campionato, Parma e Sassuolo torneranno a sfidarsi sul campo del Mapei Stadium, dopo la vittoria per 2-1 ottenuta dai crociati nel corso del girone di andata. Proprio quella gara sembra essere l’esatto emblema di quanto le due squadre siano profondamente diverse a livello di credo calcistico: da una parte De Zerbi ha dato ai neroverdi una filosofia di gioco legata al possesso palla e alla continua ricerca di verticalizzazioni ragionate e trame di gioco fitte grazie ai numerosi talenti presenti in rosa e all’abitudine nel giocare insieme. Dall’altra il Parma di D’Aversa che, grazie a un mercato fatto di nomi esperti, ha impostato la propria stagione su un 4-3-3 di stampo mourinhano fatto di una solida difesa e brucianti contropiedi. Non a caso sono già otto le reti segnate dal velocista Gervinho, tornato a splendere in Serie A grazie a un impianto di gioco creato apposta per le sue caratteristiche.

GIOCATORI CHIAVE

L’ultimo aspetto analizzabile riguardante le opposte filosofie di gioco è riscontrabile nei giocatori chiave delle due squadre: se il Parma vede in Gervinho, Bruno Alves e Inglese i propri fari a conferma di un gioco composto di rocciosa difesa e cinismo offensivo, il Sassuolo riscopre in Berardi, Locatelli, Sensi, Duncan e Ferrari quel talento che permette a De Zerbi di impostare l’azione dal basso e creare trame di gioco volte alla ricerca del goal attraverso azioni elaborate. Fino ai fuochi d’artificio del mercato invernale, il Sassuolo poteva godere della presenza di Kevin Prince Boateng, trequartista di esperienza internazionale approdato al Barcellona. Grazie alla sua presenza, ora rimpiazzata nei titolari da Babacar, il gioco del Sassuolo aveva un terminale offensivo di esperienza e duttilità estrema, differenza chiave nei risultati della squadra emiliana.

DERBY

Il  prossimo 14 aprile ci sarà il ritorno della sfida vinta all’andata dalla squadra di D’Aversa. Allora si potrà esprimere un giudizio forse più completo riguardo la stagione delle due emiliane, già fino a questo momento di altissimo profilo. Un ritorno nel calcio che conta, con due filosofie di gioco così diverse nonostante i soli trentotto chilometri a separarle.