“Nessuno è più importante della maglia”. Seppur con un impatto mediatico inferiore al celebre “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”, questo slogan è utilizzato come una linea guida da tutte le dirigenze che si avvicendano a capo della Juventus.

In un periodo in cui la squadra di Allegri deve gestire insoliti problemi all’interno del rettangolo verde, anche nello spogliatoio l’aria che tira non sembra esser la migliore. Prima Dybala e poi, ancora una volta, Douglas Costa hanno inquinato quell’aria di sacralità che permea i muri di Vinovo. Seguendo un ordine cronologico è stato Dybala a far storcere per primo il naso alla dirigenza.

Durante il match di campionato contro il Parma, Allegri ha esaurito i cambi senza prendere l’argentino in considerazione e quest’ultimo per ripicca ha abbandonato la panchina scuro in volto. Un paio di giorni dopo, Douglas Costa è stato vittima di un grave incidente stradale dal quale è uscito illeso e in serata, come certificato dalle sue Instagram stories, ha raggiunto Parigi per partecipare alla festa di compleanno di Neymar. Se il caso Dybala pare esser già rientrato con l’argentino pronto ad indossare una maglia da titolare nella gara di sabato contro il Sassuolo, per Douglas Costa la situazione resta intricata.

La macchina del brasiliano dopo il brutto incidente avvenuto all’altezza di Santhià lunedì mattina.

Nonostante Douglas Costa potesse godere come tutta la squadra di due giorni liberi, la società non ha gradito la sua partecipazione ad una festa poche ore dopo un incidente che avrebbe potuto riportare conseguenze ben più gravi. Nei prossimi giorni è previsto un incontro tra l’agente del ragazzo e i vertici bianconeri per chiarire la situazione, e non è difficile immaginare un duro richiamo da parte di Agnelli&co per i ripetuti comportamenti rivedibili del brasiliano. Escluso l’acuto contro il Chievo, la stagione del brasiliano non è neanche lontanamente paragonabile alla seconda parte della scorsa annata e questo, assieme ad un minutaggio ridotto all’osso, è forse la causa di un nervosismo che vede nello sputo a Di Francesco la sua genesi.

DA BONUCCI A BENATIA

I due attaccanti non sono stati gli unici ad essere ripresi duramente dalla dirigenza in tempi recenti. Il caso Benatia, ad esempio, man mano che il tempo passa sta assumendo sempre di più i connotati di uno scontro frontale tra il marocchino e Allegri, con il difensore che in alcuni casi ha anche rifiutato di giocare. In questo caso la società ha adottato la linea dura: separazione immediata senza se e senza ma.

Oltre al difensore ex Roma, che i tifosi bianconeri stanno già rimpiangendo dopo aver visto Caceres all’opera. anche Leonardo Bonucci è stato vittima dello spietato mantra dirigenziale. In pochi ricorderanno il punto di rottura tra il difensore viterbese ed Allegri. E’ il 17 febbraio 2017 quando i bianconeri, a pochi giorni dall’andata degli ottavi di finale di Champions League contro il Porto, superano per 4-1 il Palermo. Una giornata di ordinaria amministrazione si trasforma in quella che segna la provvisoria separazione di Bonucci dai colori bianconeri quando, durante il match, il difensore e Allegri si mandano ripetutamente a quel paese per motivazioni non certificate. La conseguenza della diatriba sarà nell’immediato il celebre sgabello di Oporto e successivamente il trasferimento al Milan.

CODICE PIRLO

Il caso Dybala, non nuovo a screzi con il suo allenatore riguardo a sostituzioni o mancato utilizzo, in casa Juventus ha una sua particolare legislazione.

Al minuto 67 di un Juventus-Verona deciso da una doppietta di Fernando Llorente, Conte sostituisce Pirlo per Marchisio causando un’insolita reazione nel regista italiano che lascia il campo raggiungendo subito gli spogliatoi. Interrogato qualche giorno dopo sulla questione l’allenatore salentino, con calma serafica, comunica l’istituzione della nuova legge sui generis istituita in accordo con la dirigenza.

I seguenti casi, assieme ad altri celebri e meno celebri come la sfuriata di Marotta ad Amauri, fungono da prova empirica di quella che può essere definita la mentalità Juventus. Una società che negli ultimi anni con l’ascesa di Andrea Agnelli ha radicalizzato questa tendenza a porre il logo e la maglia al di sopra di tutto e tutti. Grazie ad una metodologia di lavoro che ha fatto scuola, come l’impatto di Marotta nel mondo Inter certifica, e che fino ad ora ha permesso alla Juventus di proseguire senza intoppi di carattere umano l’egemonia in Italia e la scalata in Europa.