Leggende. In ogni ambito della vita umana sono presenti queste personalità, riconosciute e celebrate da molti per aver raggiunto traguardi unici e eccellenti nei campi in cui si sono specializzati. Ciò che spesso accomuna queste persone, oltre all’essere arrivate al top nei loro rispettivi ambiti, è il loro punto di partenza: realtà umili e comuni da cui si sono elevati con talento, intelligenza ma soprattutto tanti sacrifici.

Nell’ambito del giornalismo sportivo, senza ombra di dubbio una figura leggendaria è Paolo Condò: mai autore di affermazioni scontate, sempre abile nel mostrare un punto di vista autentico. Giornalista professionista dal 1981, per la Gazzetta dello Sport ha seguito 7 Mondiali e 5 Europei di calcio, 2 Olimpiadi estive, 8 Giri d’Italia e numerosi altri eventi. Nel 2015 è passato a Sky Sport. Dal 2010 è il membro italiano della giuria internazionale di France Football che assegna il Pallone d’oro. Se tutto questo non dovesse bastare Paolo è autore di numerosi libri, ultimo dei quali “Un Capitano”, biografia di un campione senza tempo come Francesco Totti, tanto forte quanto schivo che, tuttavia, si è voluto raccontare tramite la celebre penna triestina. Se non è un’investitura leggendaria questa, quale altra può definirsi tale?

Paolo Condò e Francesco Totti alla presentazione del libro “Un capitano”, biografia del numero dieci giallorosso.

Noi di Numerodiez abbiamo avuto il privilegio di fare con lui una breve chiacchierata su molte tematiche che spaziano dal mondo del giornalismo a quello del calcio giocato.

 

Buonasera Paolo, prima di cominciare le volevo rinnovare i miei più sinceri ringraziamenti per la disponibilità. È considerato da molti, compreso il sottoscritto, un guru nel mondo del giornalismo sportivo. In questo ambito, ha avuto modo di lavorare sia nel mondo dell’editoria che della televisione: quanto cambia il modo di svolgere la professione?

 Ho avuto la fortuna di fare due lavori diversi in quanto alla Gazzetta dello Sport ero un cronista, ovvero il giornalista addetto a seguire le partite allo stadio e a raccontarle mentre adesso a Sky commento dallo studio quello che succede in campo, analizzando più componenti di un determinato match, non limitandomi solamente al risultato o all’andamento della partita.

 

Quindi due esperienze diverse ma egualmente importanti…

 

Esatto, sono fasi della vita essenzialmente, una sorta di evoluzione nella mia esperienza lavorativa. Il lavoro sul campo è stato fondamentale nella mia crescita professionale, anzi oserei dire determinante nel capire determinati processi che mi permettono ora di commentare dallo studio una determinata partita.

 

Concentrandoci sulla sua prima esperienza da giornalista, quella da cronista per l’appunto, avendo avuto l’onore di commentare diverse partite, talvolta in cornici mozzafiato, quale è stato lo stadio che le ha suscitato più emozioni?

 

Uno stadio meraviglioso è Anfield. Ho avuto modo più volte di presenziare in quello che ritengo una delle cornici più emozionanti in cui assistere ad una partita. È straordinario ed è l’unico stadio in cui non si sente l’inno della Champions League perché la celebre “You’ll never walk alone” cantata dalla Kop lo copre. Dopodichè nel mondo ci sono altri stadi che creano una grandissima suggestione; te ne dico due in Sudamerica: il vecchio Maracanã, non quello nuovo del Mondiale dove si stava in piedi perché non c’erano i seggiolini; e, naturalmente, la mitica Bombonera di Buenos Aires.

 

Passiamo ora al calcio giocato. Quest’anno gli occhi di tutta Italia e d’Europa sono puntati sulla Juventus, giudicata da molti come la più accreditata alla vittoria della Champions League. Gli ultimi risultati, soprattutto in termini di gioco, non sono confortanti: che cosa ha potuto capire della situazione in cui si trova ora la squadra di Allegri?

 

Parliamo sempre di una squadra che domina in Italia ormai da sette anni e che in Europa, da qualche anno arriva in pianta stabile nella fase finale del torneo.  Probabilmente sul piano del gioco non è bellissima da vedere ma compensa con un’incredibile concretezza e una grande mentalità. Da questi due ultimi risultati si è potuto capire come Bonucci e Chiellini continuino ad essere dei giocatori insostituibili per la Juventus, perché dal momento in cui sono mancati entrambi al centro della difesa, quest’ultima ha fatto acqua da tutte le parti. In questo senso è curioso che in una squadra offensivamente dotatissima i giocatori rari e da custodire siano i due difensori italiani.

Chiellini e Bonucci, i due professori della retroguardia bianconera.

 

E a proposito di attacco è arrivato Cristiano Ronaldo, uno che di Champions ne ha vinte e non poche..

 

Un grandissimo colpo che sta già dimostrando in questi mesi quanto possa risultare decisivo il suo impatto in termini di gol e risultati. Tuttavia, ricollegandomi al discorso di prima, noi tendenzialmente siamo portati ad esaltare chi segna il gol decisivo salvo poi accorgerci, nel momento del bisogno, che i giocatori decisivi che ti fanno vincere le partite sono quelli che non ti fanno prendere gol.

 

Da Torino a Milano. Le due società milanesi hanno, più o meno recentemente, cambiato proprietà. Questi nuovi vertici societari possono essere decisivi per riportare la Milano del calcio nei posti in cui merita e nei quali è sempre stata?

 

Suning e Elliott sono due proprietà molto solide economicamente che hanno possibilità di investire ad alti livelli. Quello che tuttavia ho notato sia con l’insediamento della famiglia Zhang sia con quello della famiglia Singer è la capacità di organizzazione e di progettazione a lungo termine. L’arrivo di fuoriclasse come Marotta nella dirigenza neroazzurra e i ritorni di Leonardo e Maldini in quella rossonera stanno già portando i loro frutti e fanno ben sperare per il futuro.

 

Ultima domanda ma non per importanza. Parliamo di calciomercato ma non di trattative in particolare quanto dei costi esagerati dei cartellini dei giocatori che, in questi ultimi anni, hanno raggiunto cifre stratosferiche. Valutazioni stellari per giocatori giovani che hanno ancora molto da dimostrare. Secondo lei sono cifre esagerate e talvolta sfrenate o tutto sommato corrette?

Sai sono delle convinzioni generali, siamo in un’economia di mercato che ha preso questa piega quindi se vuoi portare un giocatore nella tua squadra e devi pagare quella determinata cifra per accapparartelo, lo devi fare. In particolare la valutazione di Neymar secondo me fu esagerata perché il brasiliano è un grandissimo giocatore ma non è Messi o Cristiano Ronaldo in quanto non ha la stessa capacità di incidere di questi due. Quell’affare in particolare io l’ho sempre definito come una trattativa di “denaro drogato”, perché poi il Barcellona ando à comprare Coutinho per 160 milioni, un’esagerazione assoluta per un ottimo giocatore che tuttavia, a parer mio, non vale tutti quei soldi.

Uno dei trasferimenti più discussi del recente passato. Il passaggio di Neymar jr dal Barcellona al Psg per 222 milioni di euro.

Un andamento di mercato quindi quasi inevitabile..

Sì. I soldi che arrivano in generale dai Paesi arabi, che sembrano non avere limiti di spesa nemmeno con il fair play finanziario, a mio avviso hanno sicuramente in parte drogato il calciomercato.