Capitano, leader, talento più prezioso. Thomas Cairney per il Fulham è tutte queste cose e molto di più. È un ragazzo che nell’ovest di Londra è approdato tre anni e mezzo fa e che in questo breve ma intenso lasso di tempo è riuscito a evolvere incredibilmente il proprio stile di gioco, affermandosi come uno dei principali artefici della risalita in Premier League dei Cottagers la scorsa stagione.

È quel numero diez che sotto la guida di Slavisa Jokanovic ha imparato ad abbinare qualità e concretezza, idee e praticità, ma che alla corte di Claudio Ranieri sembra aver smarrito la strada maestra sulla quale il tecnico serbo lo aveva condotto.

È soprattutto la grande delusione del Fulham in questa annata in prima divisione. L’uomo sulle cui spalle i tifosi dei Whites avevano riposto le speranze più profonde e che fino a questo momento ha tradito le aspettative.

Nessun goal, un solo assist. Il suo apporto numerico alla stagione del Fulham è stato praticamente nullo.

LA VERITA’ NEI NUMERI

I numeri, un mezzo attraverso il quale analizzare il calcio che non sempre rispecchia la realtà ma che nel caso del centrocampista scozzese può aiutare a ricavare qualche indicazione circa la difficile annata che il natio di Nottingham sta vivendo in Premier League. Un mondo che Cairney aveva appena sfiorato nel lontano 2010, quando con la maglia dell’Hull City collezionò le sue prime 11 gare in prima divisione, riuscendo anche a segnare un goal contro l’Everton a Goodison Park.

In questa stagione le presenze in Premier League sono state invece già 20. 13 da titolare e 7 da subentrato, con anche 6 sostituzioni da aggiungere al tabellino. Un totale di quasi 1.300 minuti che non è però bastato allo scozzese per dimostrare di cosa è capace, con il suo Fulham che continua a navigare pericolosamente nella parte bassa della classifica.

EVOLUZIONE E INVOLUZIONE

Eppure, nelle ultime due stagioni Cairney è stato il giocatore più importante del club. Ed è per questo che tutti da lui si aspettavano molto di più, dal momento che in Championship ha sempre dimostrato di poter cambiare la partita in ogni istante a suo piacimento.

Lo ha dimostrato nella stagione 2016/17, quando portò i Cottagers ai playoff, venendo premiato come ‘EFL Giocatore dell’Anno’ ai Football Awards di Londra. Merito di una doppia doppia stagionale, come direbbero nel basket, grazie a 13 goal e 12 assists.

Lo ha ribadito nel maggio scorso, quando con una sua rete a Wembley regalò la promozione in Premier League al Fulham, sgretolando i sogni di gloria di John Terry e del suo Aston Villa.

Protagonista anche dell’interminabile striscia di 23 risultati utili consecutivi grazie alla quale gli Whites mossero passi decisivi in direzione di quella finale playoff.

Esempi tangibili, di un giocatore che della concretezza nel recente passato ha fatto il suo marchio di fabbrica.

Un merito da condividere con il già citato Jokanovic, il demiurgo che con il suo calcio offensivo e le sue idee coraggiose è riuscito a plasmare la miglior versione di Cairney che il calcio inglese ha potuto ammirare finora.

“Ho sempre pensato di rendere meglio in una posizione centrale. Questo manager è quello che mi ha spostato lì e il mio gioco ha raggiunto un altro livello”.

Aveva raccontato il maggio scorso al ‘Telegraph’. Il tecnico serbo dal suo arrivo al Fulham a fine 2015 lo aveva infatti trasformato in un trequartista, togliendolo da quella posizione di centrocampista centrale troppo limitante per un giocatore con le sue caratteristiche.

Un nuovo ruolo che in poco tempo dimostrò a Cairney di poter essere il faro luminoso intorno al quale far ruotare il gioco del Fulham, grazie a un sinistro preciso che per ben due stagioni gli ha permesso di chiudere l’anno con una percentuale di accuratezza nei passaggi superiore al 90%.

Un dato che a dire il vero sta mantenendo anche nella sua annata incolore in Premier League ma che sotto all’apparenza nasconde una verità ben diversa. I passaggi effettuati dallo scozzese finora sono infatti solamente 821. Un numero che lo posiziona all’84° posto di questa speciale classifica, ben lontano dagli oltre 2.000 passaggi del capolista Jorginho.

Ciò dimostra come Cairney in questo momento sia meno coinvolto nella manovra del Fulham, un fattore dovuto anche alla nuova posizione in campo nella quale Ranieri ha deciso di spostarlo, quella fascia destra  che ne limita il raggio d’azione e la possibilità di dare una zampata alla partita, nel tentativo da parte del tecnico italiano di aiutare il Fulham a preoccuparsi più della fase difensiva che del gioco d’attacco.

Ecco allora che Cairney si trova spesso a giocare al di fuori del ruolo che si era abituato a ricoprire, un fatto che pare aver condizionato ancor più negativamente le sue ultime prestazioni.

Chiamato poco al tiro, solo 14 conclusioni tentate in stagione, lo scozzese cerca spesso di ricavarsi spazio attraverso dei dribbling. Una caratteristica che lo ha sempre accompagnato nel corso della sua carriera.

Dalle giovanili del Leeds a quelle dell’Hull City, passando poi per la prima squadra dei Tigers e per il Blackburn Rovers. Fino al suo arrivo a Craven Cottage nel luglio del 2015 e alla continua crescita nel club londinese.

SOLUZIONE AI PROBLEMI

Basterebbe quindi spostare nuovamente Cairney sulla trequarti per cambiare volto alla stagione del Fulham? No! Però un ritorno al passato potrebbe aiutare lo scozzese a riacquistare sicurezza e stabilità. Proprio ciò di cui i Cottagers hanno bisogno in questo momento.

Proprio ciò di cui Cairney ha bisogno in questo momento.

Per dimostrare di non essere solamente un tipico calciatore di categoria. Uno di quelli che in Championship sanno fare tutto ma che in Premier League finiscono per diventare troppo presto le sbiadite copie di loro stessi.