Nella serata di ieri la Juventus ha annunciato l’acquisto di Aaron Ramsey. Il gallese arriverà a Torino solo al termine di questa stagione, quando il suo contratto con l’Arsenal scadrà.

Il suo è, dunque, l’ennesimo di una lunga serie di acquisti a parametro zero collezionati dai bianconeri nelle ultime stagioni. Infatti, dall’arrivo di Beppe Marotta la Juventus si è specializzata nell’acquisto di giocatori svincolati o in scadenza. Quello dei paramentri zero è un mercato silenzioso, che agisce nell’ombra e che, spesso, manifesta i suoi effetti anche a distanza di mesi.

Nel calcio moderno, in cui circolano quantità mostruoso di denaro, è facile che una società come l’Arsenal possa privarsi senza troppi problemi di un ottimo elemento come Ramsey. La motivazione è presto detta: avere in casa un tesserato che vuole andar via non porta alcun tipo di beneficio, anzi; inoltre i londinesi sono fra le società più ricche al mondo, grazie a lautissimi contratti di sposorizzazione. Per cui, “morto un Ramsey se ne fa un altro”, soprattutto quando il ricambio è già pronto e a “km zero“: Matteo Guendouzi, ventenne francese arrivato in estate dal Lorient.

Il fatto che un atleta sia privo di contratto o che sia prossimo alla fine del proprio rapporto con il club d’appartenenza non sempre ne determina il reale valore. Sono diversi i motivi che portano un giocatore a voler cambiare aria o un club a liberarsene a qualunque “costo”: età, screzi fra tesserati, motivazioni, ingaggio troppo pesante per le casse societarie. La Juventus è sempre stata pronta a cogliere le occasioni più invitanti, dando vita ad un caso unico nel suo genere: nessuno in Europa è riuscita a muoversi con la stessa oculatezza e maestria nel mercato dei parametri zero. D’altronde, le vittorie non si costruiscono solo in campo, ma anche dietro una scrivania.

Scopriamo quali sono stati i migliori affari a parametro zero da parte dei bianconeri.

LA VECCHIA (MA SCALTRA) SIGNORA

Come detto precedentemente, l’ingresso di Beppe Marotta nella dirigenza bianconera ha segnato una vera e propria rivoluzione in termini di mercato, a tal punto che potremmo parlare di una Juventus pre e post Marotta. Il 2010? L’anno zero. Da quell’estate la musica cambiò e quella che era una nobile decaduta rialzò la testa, tornando a dominare in lungo e in largo. Sì, perché l’arrivo negli anni di grandissimi calciatori a parametro zero ha permesso alla società una crescita esponenzialmente a livello economico, sia attraverso le vittorie ottenute sia per mezzo delle plusvalenze realizzate.

La grandezza del dirigente varesino è stata quella di scovare calciatori da rivitalizzare, perchè non più al centro del progetto della squadra per la quale militivano, oppure talenti sui quali nessuno era disposto a puntare. Ha fatto scuola il caso Andrea Pirlo: considerato ormai vecchio e non più utile alla causa, fu lasciato partire a zero dal Milan, con il quale aveva vissuto dieci stagioni da assoluto protagonista. La Juventus, in piena fase di ricostruzione e carente di top player, decise di affidare le chiavi del centrocampo al Maestro.

Nella stagione successiva, la 2012/13, furono ben tre i giocatori che sposarono la causa della Vecchia Signora a costo zero: Nicolas Anelka, Lúcio e Paul Pogba. Solo quest’ultimo è riuscito a convincere, nonostante fosse arrivato in un totale anonimato, con le stimmate di chi è stato scartato da Sir Alex Ferguson. Nel giro di pochi anni e a dispetto della giovane età, il francese si è imposto come uno dei migliori centrocampisti al mondo, tanto che nell’agosto di tre anni fa lo United ha deciso di riportarlo a casa per la modica cifra di 105 milioni di euro.

Altra plusvalenza realizzata grazie ad un giovane arrivato da un top club è stata quella di Kinsley Coman. Il franco-guadalupense, dopo aver raggiunto anche la prima squadra, decise di non rinnovare il proprio contratto con il Parsi Saint-Germain. Marotta non ci pensò due volte e lo portò a Torino. Tuttavia in Piemonte soggiornò per una sola annata, a causa del forte interessamento del Bayern di Guardiola. I tedeschi si assicurarono le sue prestazioni prima con un prestito biennale a 7 milioni, poi con il riscatto fissato a 21 milioni.

Un anno prima, era transitato in Italia Fernando Llorente, simbolo dell’Athletic Club e uno dei migliori attaccanti della Liga. La Juventus portò sotto la Mole Antonelliana un elemento di ottimo livello, che assicurava esperienza e una soluzione tattica molto interessante: il basco, infatti, è stato fondamentale per via alle immense doti fisiche messe al servizio dell’allora allenatore, Antonio Conte.

Gli ultimi tre anni e mezzo sono stati segnati dall’acquisto di calciatori in cerca di una nuova sfida, che hanno creduto pienamente nel progetto-Champions imbastito dalla società di proprietà di Andrea Angelli. Stiamo parlando di Sami Khedira e Neto, giunti rispettivamente da Real Madrid e Fiorentina, Dani Alves dal Barcellona ed Emre Can dal Liverpool. Tutti, chi più chi meno, hanno fornito un contributo non indifferente al processo di internazionalizzazione del brand Juventus e, soprattutto, hanno riportato la Vecchia (ma scaltra) Signora nell’élite del calcio europeo.