Sebbene il suo nome circoli nell’élite del calcio internazionale da ormai molti anni, James Rodriguez si appresta a compiere il prossimo luglio solo 28 anni. Attualmente gioca nel Bayern Monaco dove, al netto di un sinistro nel quale scorre calcio a fiumi, neanche Nico Kovac lo reputa imprescindibile. Quel mancino lo abbiamo conosciuto in Brasile, nel 2014, durante quella rassegna Mondiale in cui con il 10 della Colombia sulle spalle conquistò prima il titolo di capocannoniere (6 gol in 5 partite) e poi la maglia del Real Madrid.

OPORTO

I più attenti osservatori però, il nome di James Rodriguez lo avevano inserito nel loro taccuino già da tempo.

Cresciuto calcisticamente a pochi chilometri da Buenos Aires, nel Club Atlético Banfield, James compie il grande passo appena maggiorenne, abbandonando il Sudamerica per vestire la maglia del Porto. L’impatto sul calcio europeo è da subito detonante. Impiegato dal giovanissimo André Villas-Boas come ala destra o sinistra, si mostra da subito come un grande rifinitore, anticipando la sua collocazione futura alle spalle di una punta in zona centrale. I numeri in assistenza, 18 al termine del suo primo anno in Europa, veranno affiancati anche da una buona vena realizzativa. Il giovane James è un’ala atipica: non eccelle per doti fisiche, non è scattante o incontenibile nell’uno contro uno, ma in pochi hanno la sua sensibilità nell’eludere l’avversario servendosi di una vasto repertorio di finte e contro finte.

Con un’evoluzione fisica che ne ha limitato flessibilità ed esplosività, questa capacità gli è tornata utile per galleggiare ad alti livelli ed anche per evolversi. James ha svuotato le su partite di dribbling, arrivando quest’anno all’esiguo 0,9 a partita. Diversamente si è trasformato in un acceleratore di manovra, servendosi di quella creatività che lo mantiene sempre ad altissimi livelli.

MADRID

La breve parentesi monegasca ci ha detto poco sulla sua crescita, mentre Madrid è stato il primo banco di prova della sua giovane carriera. Abbandonata gradualmente la fascia per ricercare nella trequarti il suo habitat naturale, la stagione 2014/2015 sarà con 17 gol e 18 assist la migliore di Rodriguez in Spagna. Con Carlo Ancelotti il colombiano abbraccerà quella continuità che prima con Benitez e poi, definitivamente, con Zidane perderà. Tra lui e il francese l’amore non sboccerà mai, costringendo la dirigenza dei blancos a liberarlo nel 2017.

Il Rodriguez di Madrid, trequartista associativo, per caratteristiche non poteva rientrare nel 4-3-3 di Zidane in cui quel ruolo non era concepito. Sulle fasce gli slot erano occupati da giocatori atleticamente imparagonabili al colombiano come Bale e Ronaldo, mentre Zidane non ha avuto il coraggio di arretrare il suo raggio d’azione, come prima Heynckes e adesso Kovac stanno facendo. Il matrimonio tra le due parti non è funzionato per un mix di fattori che nell’estate del 2014 era difficilissimo prevedere: il giocatore non ha mostrato qualità tali da renderlo un intoccabile dell’undici blancos e lo staff tecnico ha fatto poco per ritagliargli un posto che non fosse la seppur confortevole panchina del Santiago Bernabeu.

MONACO

Un giudizio complessivo sul suo anno e mezzo in Baviera non è così semplice da esprimere. Gli infortuni, soprattutto in questa stagione, ne stanno limitando il minutaggio, e per un giocatore con la sua fisicità rientrare in condizione non è mai un’operazione semplice.

Aldilà di ciò, questi ultimi mesi con la maglia del Bayern ci hanno detto qualcosa in più su di lui e sul suo futuro. In un momento calcistico che, come sappiamo, non vede di buon occhio i numeri 10 tanto creativi quanto “svogliati”, James Rodriguez è al centro di un percorso evolutivo in grado di ritardare la sua estinzione.Eliminata, in fase di possesso, la figura di trequartista dal suo undici, Kovac ha pensato bene di lanciare James nell’inedito ruolo di mezzala creativa, con il compito di rifornire il trio d’attacco. Ovviamente, la scarsa capacità di corsa, all’indietro in primis, lo rendono limitante in fase difensiva, ma l’applicazione non manca. In Champions League, dove il livello si alza vertiginosamente, i suoi numeri difensivi migliorano e non poco: da 0.2 intercetti a partita in Bundes si passa all’1.3 nella massima competizione europea. Insomma, un dieci che per mantenere intatta la sua creatività deve togliersi lo smoking e mettere la tuta da operaio.

Anche nel match di ieri, in cui il Bayern partendo da sfavorita ha concesso poco e nulla ad uno degli attacchi più pericolosi d’Europa, il colombiano si è notato più per l’apporto dato alla diga di centrocampo Martinez-Thiago che in fase offensiva.

INSEGNAMENTO

L’esperienza James Rodriguez ci dice tanto, se non tutto, sulla strada intrapresa dal calcio moderno. Se non sei il Messi o il Ronaldo di turno, essere specializzati in un unico frangente del gioco non è utile. Il colombiano, seppur dotato di una creatività e di un mancino unici nel panorama calcistico internazionale, è dovuto scendere a patti con se stesso per ampliare il proprio bagaglio tecnico e ritagliarsi un ruolo da protagonista in un club di prima fascia. Lo ha fatto, lo sta facendo sempre riempiendo la sua partita di passaggi geniali, cambi di gioco millimetrici e verticalizzazioni mozzafiato.