In un tempo in cui la comunicazione ha influenza su tutto il creato, la figura dei telecronisti sportivi è diventata centrale nel mondo del calcio. Ve ne elenchiamo dieci, che secondo noi formano la Top Ten dei telecronisti italiani dell’ultimo decennio.

Riccardo Trevisani

Il calcio è l’insieme delle due fasi: attaccare e difendere. Il giornalismo è l’insieme di due aspetti: quantità e qualità. In un mondo pieno di parole come quello calcistico, conta cosa dici. Ma anche il come. E se riesci a unire queste due peculiarità, allora il tuo identikit si può riscontrare nel nome “Riccardo” e nel cognome “Trevisani”.

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Trevisani con il suo fedele compagno di viaggio e di telecronache Daniele Adani, anche lui storica figura del giornalismo televisivo

Enfasi. Ciò che prova (forse) ma che trasmette (con sicurezza) ai telespettatori. Perché sa entrare nel cuore delle persone Trevisani, con voce chiara, competenza, tempi giusti e nozionismo lo stretto indispensabile. Chi sa, non ha bisogno di riempire di parole il racconto televisivo. Bastano le immagini. E se a questo aggiungi un esuberante dialettica…

Fabio Caressa

Laureato in Scienze politiche alla LUISS, diplomato in Public Speaking alla UCLA e in lingua spagnola all’Università di Salamanca, Fabio Caressa nel corso della sua carriera è passato alla storia soprattutto per la telecronaca dei mondiali di calcio, specie quelli vincenti per l’Italia del 2006.

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“Ci sono stadi che valgono per il nome, e per la storia; stadi dove il calcio è un’altra cosa, dove sembra una religione. Forse è per questo che giocare al Bernabeu sembra qualcosa di trascendente, quasi una missione; perché vincere qui non conta per la classifica, non per la Champions, e forse neanche per la carriera, vincere qui conta perché vincere qui ti fa sentire più uomo!“ riportava Fabio Caressa, uno dei suoi tanti racconti, in una gelida serata di novembre del 2008, con la Juventus che sbancava il Santiago Bernabeu e il Real Madrid approdando agli ottavi

Fabio Caressa è un “ottimo narratore – raccontano gli esperti – con tempi di entrata impeccabili”, che forma da tempo coppia fissa con Giuseppe Bergomi, ex calciatore che in questi anni ha appreso le tecniche del mestiere proprio dal telecronista romano.

Pierluigi Pardo

Voce di Sky – agli esordi – e poi dell’acerrima rivale Mediaset, di varie emittenti radio e attualmente di Dazn, passando per il timbro di voce persino impresso nei videogiochi di calcio, da Pes fino a Fifa, Pierluigi Pardo ha scavato nel corso della sua carriera un solco nella memoria dei telespettatori.

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I compagni della squadra di calcio, in cui giocava prima di diventare commentatore sportivo, lo hanno soprannominato a tempo debito “Il gatto” o “Pardo il ghepardo”. Per via della sua agilità, dice lui. Per il gioco di parole, pensano ancora i suoi vecchi compagni di squadra.

Di compagni di viaggio ne ha visti passare, da Aldo Serena a Roberto Cravero, passando per Sebino Nela e Sandro Piccinini. Ma lui è rimasto sempre fisso, a testimonianza di una vocazione verso questo mestiere maturata sin da ragazzo, svezzato dalla scuola “Piccolo Gruppo” di Michele Plastino, un laboratorio di giornalismo e comunicazione che ha lanciato altri suoi colleghi giornalisti come Sandro Piccinini, Massimo Marianella e Fabio Caressa

Stefano Borghi

“Spesso penso che il ruolo di un telecronista durante una partita sia simile a quello dell’arbitro: i protagonisti sono altri, i giocatori, gli allenatori, quelli che la partita la fanno. Tu sei un protagonista, semmai, indiretto: non puoi mai pensare di sostituirti a loro”

Telecronista per vocazione, Stefano Borghi, nonostante la sua “tenera” età – in questa top ten il più giovane. Ha abbondantemente superato le mille telecronache essendosi disimpegnato sia sul calcio italiano (Serie A, Serie B, Coppa Italia e Lega Pro) ma soprattutto sul panorama internazionale, con particolare specializzazione sul calcio spagnolo e sudamericano, suo pane quotidiano.

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Calcio sudamericano, dicevamo. Quel tipo di futebol che mette la parte estetica in rilievo alla parte pratica: si gioca per divertirsi e divertire. Ha un certo panismo, Borghi, con questo tipo di calcio, lui che per modi di fare e di dire – inteso come voce, non come profezia – trasmette alla perfezione tutta la passione viscerale che prova lui per quello sport.

Massimo Marianella

“… Sono 45 anni che l’Inter sta aspettando questo momento! Perché ha vinto la cinquantacinquesima Coppa dei Campioni!“

Ricorderanno, chi più (i tifosi interisti) chi meno (i supporter di altre squadre), questa frase diventata un must nella storia del calcio. Perché quando si parla di Premier League, e soprattutto Champions League, diventa impossibile non inserire nel gotha dei telecronisti del mondo calcistico Massimo Marianella.

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“Il più giovane telecronista ad aver commentato la fase finale di un europeo o di un mondiale” recita l’equipe, datato 1988, con il riferimento rivolto verso Marianella, che quell’anno commentò le partite della nazionale italiana all’europeo di Germania Ovest

Un esempio, Marianella, sia per chi vuole seguire le sue stesse orme – ha iniziato a lavorare per Tele Capodistria nel 1987, passando per TELE+ fino a Sky – sia per chi della sua voce ne vuole fare soltanto una delizia da contorno alla partita. Perché Massimo, con la sua dialettica, sa rubare l’orecchio e prendere in ostaggio la mente, doti non comuni figlie di una massiccia preparazione e di un ottima comunicazione.

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“Sempre Drogba, meravigliosamente, incredibilmente Drogba”. Un’altra, l’ennesima, frase celebre del telecronista romano passata alla storia

Bruno Longhi

Una stella iniziata a diventare luminosa per Telemontecarlo, finendo poi per brillare definitivamente a Mediaset, dove si è alternato con Sandro Piccinini nel raccontare televisivamente la Champions League, specie le finali.

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Bruno Longhi ha anche prestato la sua voce alla telecronaca di alcuni videogiochi della saga FIFA, prodotta da Electronic Arts, nelle edizioni del 2003, 2005, 2006 e 2007

Non solo calcio nella vita di Bruno Longhi, animato anche da una fervente passione verso la musica, che l’ha portato, sottoveste di bassista, a comporre il complesso musicale I Trappers (1963), i 4 Satelliti (pochi anni dopo) e a comparire nella registrazione del brano “Gente per bene e gente per male” nell’albo Il mio canto libero di Lucio Battisti.

Maurizio Compagnoni

Marchigiano di nascita e di indole, Maurizio Compagnoni, ha da sempre avuto il dono del mettere la propria firma i in ogni sua telecronaca. Il tutto senza una penna, ma con un timbro. Di voce, appunto.

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È sposato con la sua collega di redazione Vanessa Leonardi

Cosi come molti altri suoi colleghi, Compagnoni ha seguito un percorso simile: ha iniziato per un emittente locale, giusto per fare la gavetta, per poi passare da Tele+ e approdare a Sky, dove tutt’ora si alterna con gente del calibro di Fabio Caressa, Beppe Bergomi e Luca Marchegiani.

Sandro Piccinini

Un big della Mediaset sportiva e uno che, nell’ultimo periodo, è diventano un protagonista dei Mondiali in Russia, con la quale è entrato nelle case di tutti gli italiani. E’ Sandro Piccinini, storico telecronista dell’Italia calcistica.

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A cavallo degli anni 2000 Piccini ha conquistato la ribalta nazionale con il suo “Controcampo”, una trasmissione sul calcio che ha fatto scuola grazie all’inconfondibile stile del presentatore e alla cerchia di ospiti che radunava attorno a sé, come Giampiero Mughini e Diego Abatantuono

Hanno fatto storia – e scuola – le sue proverbiali espressioni del calibro di “Sciabolata morbida”, “Cerca un’idea”, “Rete incredibile” e “Proprio lui”. Frasi di un repertorio entrato nel vocabolario comune che, per scelta personale, non usciranno più dalla sua bocca per un po’ di tempo, data la voglia di farsi momentaneamente da parte

“Perché l’ho fatto? Per vari motivi che non sto qui a dilungarmi a spiegare, sia privati sia professionali, non ci sono più le condizioni per continuare. In attesa in futuro di trovare una proposta che mi stimoli, l’anno prossimo starò fermo. In agenda avrò solo viaggi e trasferte di piacere”

Nicola Roggero

Un giornalista, nel vero senso della parola, non per le sue conoscenze culturali riguardo al calcio, ma proprio perché la sua carriera è iniziata nella carta stampata, specie con giornali del calibro di La Voce, il Corriere della Sera e Tuttosport, che hanno permesso a Nicola Roggero, originario di Casale, di approdare nel 2003 a Sky.

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Non solo calcio per lui, che nel corso della sua vita e carriera ha avuto l’occasione di seguire anche le Olimpiadi, i mondiali di atletica e il football americano

Tifoso del Torino e da anni nel giro della telecronaca sportiva, Nicola Roggero ha sempre vissuto secondo la propria ragione e ideologia, ritenendo che il “microfono del telecronista dev’essere al servizio dell’evento, dando la giusta enfasi senza esagerare. Il telecronista non deve essere protagonista, non deve sovrapporsi all’evento, i fenomeni sono i giocatori in campo, non devi essere tu a fare il fenomeno”

Carlo Pellegatti

“Le mie telecronache sono finite. Ringrazio tutti coloro che mi hanno seguito, con grande affetto, da Radio Panda a Premium Sport in questi indimenticabili 35 anni…e sempre forza Milan!”

E’ il ventidue agosto 2018. Le temperature sfiorano i 40° gradi, eppure ci rimani di ghiaccio nel leggere e rileggere, incredulo, quelle parole. Ma sarebbe arrivato, prima o poi, quel momento, quell’istante in cui Carlo Pellegatti si sarebbe ritirato da quella che è sempre stato il suo mondo, quello del telecronista sportivo. E capisci veramente l’importanza del personaggio quando, un suo addio, fa quasi più rumore di un congedo di un calciatore.

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Costanza, impegno e conoscenze. Tante, quest’ultime, anche sottoveste di lingue imparate (cinque, dicono). Ma tutto ciò che ha fatto entrare Pellegatti nella top ten dei telecronisti sportivi, oltre a un innumerevole gavetta – partita da Telelombardia fino all’attuale Sky, passando per la sua storica tappa qual è stata Mediaset – è sempre stato il vivere la sua professione con la leggerezza, non figlia di mancanze tecniche, ma di chi si diverte allietando il pubblico allo stesso tempo.

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Non tanto a ritroso nel tempo, durante la conferenza che precede il match del Bayern Monaco – allora allenato da Ancelotti – per la International Champions Cup, Pellegatti si rivolse al tecnico italiano in tedesco, facendo scattare le risate dei presenti in studio, con tanto di elogio da parte di Ancelotti

Roberto Scarpini

Punto fisso di Inter TV – dove ne è direttore e opinionista allo stesso tempo – e della società nerazzurra, per la quale ha anche partecipato a comporre l’inno della squadra, in più di trent’anni di onorata carriera Roberto Scarpini ha lasciato ben più di un semplice segno nel cuore dei tifosi, specialmente quelli nerazzurri.

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“E’ goal, è goal, è goal… il capitanooo!” recita la parte iniziale dell’inno nerazzurro, nata grazie ad un’esultanza in onore all’allora capitano dell’Inter Javier Zanetti

Due colori. Un timbro di voce inconfondibile, a tratti rauco, come di chi va a scavare nelle profondità delle proprie passioni per cercare di raccontarle al meglio. E’ la storia di un telecronista, che ha vissuto, provato a raccontare e trasmettere tutte quelle emozioni che la sua squadra del cuore gli regalava. Un dare e avere: l’Inter dava a lui, lui cercava di girare il tutto ai telespettatori. Il compito di ogni telecronista.