Il Leicester City ha recentemente deciso di sostituire il proprio allenatore, Claude Puel, con Brendan Rodgers, ex Liverpool e conoscitore di prim’ordine del campionato inglese. Cosa ha portato a questa scelta e cosa ci si aspetti che cambi con il tecnico scozzese?

Innanzitutto, come ogni caso di esonero, c’è da premettere che la squadra tendeva a non seguire più le direttive dell’allenatore, soprattutto dal punto di vista difensivo. Se il 4-2-3-1 di Puel mostrava margini di miglioramento in fase offensiva, dove spesso la squadra era dotata di un buon fraseggio e di un’imprevedibilità costante, è il distaccamento tra i reparti di centrocampo e difesa che ha creato una problematica di difficile risoluzione.

L’ultima partita del francese sulla panchina del Leicester è datata 23 Febbraio ed è stata una caporetto versione inglese: 1-4 per i londinesi (5 tiri in porta, 4 gol) nonostante un possesso palla elevato (65%) e 27 tiri tentati da parte di Vardy e compagni. Due piccoli frame per mostrare la scarsa attitudine del centrocampo nel fare pressing nel caso dei primi due gol subiti:

Milivojevic riceve palla ed è smarcato, in quanto la squadra copre bassa: la linea di passaggio per McArthur è però troppo facile, in quanto Maddison e Tielemans non chiudono la traiettoria. Per caratteristiche, l’unico che può farlo è Ndidi, che però è fuori posizione. Sulla conclusione del centrocampista, Batsuahyi devierà per il gol dello 0-1.

Secondo caso, Townsend ha vita facile e scarica su McArthur, che basicamente ha già tanto spazio davanti a lui a causa della solita pigrizia nel chiudere le linee di tiro/passaggio di Ndidi e Maddison: il peggio è però che il numero 18, fintando il tiro, si libera troppo facilmente di entrambi per poi andare a crossare su Zaha, lasciato solo sul secondo palo

Tutto ciò era sintomo di distaccamento mentale e perdita di convinzione della causa comune e non poteva essere trascurato dalla società che ha così deciso di optare per un cambio di rotta più “british” che permettesse ai giocatori di ritrovare vivacità e voglia di aggredire l’avversario.

L’ARRIVO DI RODGERS

Uno dei pochi big disponibili a Febbraio, ed appena separato dal Celtic, era per l’appunto lo scozzese, un prospetto forse sottovalutato sotto tanti punti di vista: il primo è proprio un aspetto classico ai grandi allenatori, ovvero quello di non strafare il lavoro precedente per ottenere risultati convincenti ed immediati. Il tutto e subito nel calcio sfiora l’utopia, ma solo chi ha avuto alle spalle piazze importanti e pressioni notevoli sa ritrovare la calma per far tornare la chiesa al centro del villaggio. In effetti, la prima partita di Rodgers è stata tre giorni dopo quel 1-4 disastroso, il 26 Febbraio, sempre in casa, contro il Brighton. Egli ha quindi deciso di lasciare la tattica invariata, così come la formazione iniziale, inserendoci alcuni concetti base del suo pressing ma senza mettere in confusione dei ragazzi che attraversavano un periodo nero: il 4-3-3 di Puel, facilmente mutabile in 4-2-3-1, suo marchio di fabbrica, è rimasto tale, con Maddison o Tielemans a salire in fase di possesso sfruttando le loro doti di “ultimi tocchisti” per mettere gli attaccanti in condizione di far gol. A ciò va aggiunta la classica carica che ogni atleta possiede quando in panchina si svolge un avvicendamento, ed anche nel pressing qualche differenza si era notata, seppur bisognasse tirare le prime somme con i piedi di piombo. Nove minuti ed è 1-0: primo frame, Ndidi recupera palla e torna ad essere vitale a centrocampo, con il Brighton che è scoperto in difesa

Il nigeriano scarica a Tielemans, che percorre da solo alcuni metri prima di trovarsi di fronte ad un lieto bivio: scaricare su Vardy alla sua sinistra o fornire un passante per Gray, che brucia sul tempo i difensori avversari.

Il belga e la sua saggezza andranno a nozze per l’assist a Gray, che insaccherà agevolmente.

Il secondo gol è una goccia d’acqua, con Pereira che mette in moto Maddison che sfrutta la sua qualità per mettere in porta Jamie Vardy. Piccole differenze con il passato soprattutto per atteggiamento.

RESTYLING LEICESTER VS WATFORD

Il primo vero restyling firmato Brendan Rodgers lo si è visto ieri, nel corso di Watford-Leicester, dove le volpi sono scese in campo con un insolito 3-4-3 volto a dare luce alle caratteristiche dei giocatori, ovvero valorizzare l’uscita palla coi centrali, bravi palla al piede, e sfruttare i laterali come Pereira e Chilwell, che sono molto adatti a spingere ma anche bravi a ripiegare in un 5-4-1 volto a dare volume e copertura. Andiamo ad analizzare i primi build up della partita:

Maguire scarica per Evans, che successivamente la passerà a Morgan (2), il quale tornerà su Schmeichel (3)

Il portiere, in fiducia con i suoi difensori, decide di effettuare un passaggio rasoterra verso Evans (4)

che imbecca Pereira finalmente libero di correre in verticale (5)

Qualche minuto dopo, azione similare dall’altra parte, con un tocco di verticalità in più: Maguire per Chilwell

Il laterale va direttamente in verticale per Vardy, che si rivelerà meno pericoloso a causa di uno stop sbagliato. Ma il concetto di servirlo lungo e tra le linee non fa una piega

Anche difensivamente, alcune scelte vengono prese in maniera lucida nonostante l’inferiorità numerica: in questo caso Maddison perde palla ed il Watford si trova 3vs2, anche se Evans è bravissimo a contrapporsi tra il centrocampista e Deeney e provoca un passaggio filtrante che però si rivelerà lungo permettendo a Morgan di tornare sull’attaccante e a Schmeichel di uscire e spazzare.

In attacco poi, il Leicester sfrutta una dormita generale degli avversari per colpire nonostante il 5-4-1, con un pregevolissimo tocco di Tielemans per Vardy in verticale.

I due gol sono arrivati su due sviste difensive: il primo su disattenzione su punizione di Deulofeu, dove Deeney ha staccato liberamente, mentre il secondo si è sviluppato su un campanile dello stesso Deeney che ha scavalcato i difensori per servire Andre Gray.

Nel complesso però, la mano dello scozzese si inizia a vedere: nelle Midlands si giocherà un calcio più concreto e verticale, forse meno di tocco, ma con tanta sostanza e voglia di vincere attaccando ma difendendosi con ordine ed intelligenza.