La Liga, nel corso degli ultimi anni, ha visto la crescita di molti dei propri club, sia sul piano tecnico che sul piano economico. È la conseguenza di un cambio nella vendita dei diritti tv: fino al 2016 i diritti venivano venduti individualmente – rendendo la vita più facile a Real e Barça – poi la vendita è diventata collettiva.

Adesso anche le squadre meno blasonate riescono ad acquistare giocatori più importanti, e grazie all’ottima programmazione delle società questo lavoro sta dando i frutti. Perché non sempre con un’ingente spesa arrivano i risultati sportivi, un esempio lampante può essere il PSG ma anche le squadre inglesi.

Con il Barcellona pronto a festeggiare la vittoria del campionato – sarebbe l’ottava volta negli ultimi undici anni – l’occhio si può spostare sulla zona Europa, dove regna l’equilibrio. Partiamo dalla classifica: dopo le prime 3 posizioni, occupate rispettivamente da Barça, Atléti e Real, al quarto posto c’è il sorprendente Getafe, a quota 45 punti. L’Alavés occupa la quinta piazza, a 41 punti, ed è seguito dal Siviglia a 40. Subito dietro, con 39 punti conquistati, ci sono Valencia e Betis. Cinque squadre racchiuse in 6 punti, equilibrio totale.

LE DUE OUTSIDER, CON ATTEGGIAMENTI SIMILI

È sorprendente vedere, innanzitutto, che le prime 2 squadre di questo quintetto sono il Getafe e l’Alavés, club che di solito sono in lotta per la salvezza o terminano la propria stagione a metà classifica. Entrambe adottano atteggiamenti simili in campo, moduli e princìpi di gioco.

Sono due squadre principalmente reattive, con il Getafe di Bordalas che punta molto sulle transizioni offensive per le proprie punte, Mata e Molina. I due, fin qui, hanno segnato 23 gol in totale – 13 per il primo, 10 per il secondo – e sembrano funzionare alla perfezione. La difesa subisce pochissimo (24 gol incassati, solo Atléti e Valencia hanno fatto meglio) e anche i NPxGA lo evidenziano, con il dato di 27.62. Anche qui solo Valencia (25.28) e Atlético (24.51) hanno subito meno, secondo il modello di Understat.

Arambarri alza la testa e vede subito il corridoio interno per servire Mata in verticale. Nel frattempo la difesa del Rayo impiega due centrali per marcare Molina, che lascia lo spazio da attaccare proprio al compagno di reparto

Anche l’Alavés ha il proprio punto di forza nella difesa, ma ha subito sei reti in più del Getafe e ne ha segnate ben otto in meno. La squadra del pitu Abelardo gioca con un 4-4-2, basato principalmente sulla difesa posizionale e sul crossing game. Il giocatore che fin qui sta risultando più decisivo è Jony, esterno di centrocampo abile in entrambe le fasi che ha realizzato 4 gol e 9 assist. Lo spagnolo, quindi, ha partecipato al 46% dei gol realizzati dalla squadra basca.

La squadra di Abelardo ha segnato ben 13 gol su calcio piazzato, nessuno ha fatto meglio in Liga. L’altro punto di forza dell’Alavés è il proprio stadio, Mendizorroza, che ha vissuto solo una sconfitta in questa stagione in Liga, il 28 gennaio contro il Rayo per 1-0.

La funzionalità della coppia d’attacco dell’Alavés: Baston si trova nell’insolita posizione dell’half space sinistro, riceve la palla e guarda subito in mezzo. Calleri attacca bene l’area di rigore, facendo finta di andare sul primo palo per poi scegliere il secondo. La palla cadrà proprio lì, con l’attaccante argentino che sigla un gran gol di testa

Il Getafe e l’Alavés sono le due vere sorprese di questo campionato, giocano un calcio semplice, diretto ed efficace. Entrambi gli allenatori hanno saputo mettere i propri giocatori nelle condizioni migliori, il lavoro di Bordalas in particolare con la coppia Mata-Molina è sotto gli occhi di tutti. Anche Abelardo sta lavorando molto bene, da quando è arrivato lui il club ha cambiato dimensione e affrontare questo Alavés non è mai stato facile per nessuno.

LA FAVORITA CHE FATICA

Il Siviglia di Machín si sta dimostrando una squadra strana, capace di offrire grandissime prestazioni, anche in continuità, e poi di cadere in blackout totali. Fino a dicembre la squadra costruita dal tecnico ex-Girona stava funzionando alla perfezione e gli andalusi erano dietro solo al Barcellona. Il 3-5-2 di Machín offriva spettacolo e divertiva, con il centrocampo iper-tecnico costituito da Sarabia, Banega e Vázquez. Poi dopo l’1-1 con l’Atlético il 6 gennaio sono arrivate 6 sconfitte in 8 partite, con solo un pareggio e una vittoria. Nell’ultimo turno la squadra è tornata alla vittoria, grazie ad un 5-2 in casa contro la Real Sociedad, che fa ben sperare per una ripresa immediata.

Il Siviglia è una squadra a cui piace prevalentemente giocare in verticale, sfruttando le transizioni offensive per lanciare i propri attaccanti. Ben Yedder sta disputando una stagione sontuosa fin qui, con 15 gol e 6 assist messi a segno in Liga, con una tripletta proprio nell’ultima giornata. L’attaccante francese di origine tunisina si sposa alla perfezione con i princìpi di gioco del calcio di Machín.

Un gol che riassume bene il Siviglia di Machin, nell’ultimo turno contro la Real Sociedad: Roque Mesa esce in pressione sul portatore di palla e in scivolata gliela scippa, passandola a Navas. Lo spagnolo con il primo controllo si trova già a ridosso dell’area di rigore e serve Ben Yedder, che si muove alle spalle della difesa avversaria. Tocco sotto del francese per il suo primo dei tre gol di domenica

Anche Sarabia è un giocatore fondamentale di questo Siviglia: 9 reti e 9 assist il bottino in Liga, con 2 passaggi chiave a partita. Il punto debole del Siviglia è la difesa, che ha incassato 36 gol in 27 partite: tra le prime 9 in campionato è la squadra che ha subito di più. Se tornerà ad esserci l’armonia giusta – e l’ultima vittoria fa ben sperare – la squadra di Machín può raggiungere il quarto posto senza problemi. Il tempo, però, è sempre meno.

VALENCIA E BETIS, DUE FILOSOFIE OPPOSTE

Per concludere il quintetto ci sono Valencia e Betis Siviglia, entrambe a 39 punti. Sono le due squadre da cui ci si aspettava molto di più, almeno inizialmente. Il Valencia di Marcelino lo scorso anno rimase imbattuto fino a dicembre e lottava con il Barcellona per il titolo. Il Betis, da quando è sotto la guida tecnica di Quique Setién, è una delle squadre più interessanti d’Europa.

Ma partiamo con ordine: il Valencia ha faticato tantissimo nella prima parte di stagione, soprattutto per un problema in fase offensiva. Il 4-4-2 dogmatico di Marcelino ha sempre funzionato bene in fase di non possesso, rendendo il Valencia una delle squadre più complicate da affrontare. In fase realizzativa, però, sono emersi i problemi della squadra: Guedes, decisivo la scorsa stagione, è stato a lungo assente, e Rodrigo ha faticato molto a trovare la porta.

Il Valencia ha segnato solo 30 gol in Liga, ma ha prodotto 41.76 NPxG, il numero più alto dopo Barça e Siviglia. La difesa subisce pochissimo (solo 23 gol incassati) ed è il vero punto forte della squadra, ma servirà fare di più. Marcelino può contare su un Rodrigo che nelle ultime settimane ha ritrovato il feeling con il gol, gran parte delle speranze Champions del Valencia posano sulle spalle dell’attaccante spagnolo.

I due giocatori che sono mancati al Valencia nella prima parte di stagione sono i protagonisti che sbloccano la gara domenica contro il Girona: Rodrigo in controllo vede il movimento di Guedes, aspetta il momento giusto e poi lo serve alle spalle della difesa catalana. L’esterno portoghese a tu per tu con il portiere avversario non fallisce e trova il suo primo gol in questa Liga

Sul Betis di Setién c’era molto hype all’inizio della stagione, una squadra giovane che gioca un calcio propositivo e sfrontato che punta sempre più in alto. Il Betis in questa stagione sta vivendo di alti e bassi, per esempio in Liga ha vinto al Camp Nou 4-3 contro il Barça e in casa ha vinto con l’Atlético Madrid 1-0. Anche il Betis ha segnato poco in campionato (solo 31 gol fatti) ma sono quelli che effettivamente ha prodotto, non c’è un problema di under-performance come con il Valencia.

Un gol della vittoria del Betis al Camp Nou: Lo Celso ispira, mandando Firpo sulla catena di sinistra al cross. Nel frattempo Canales attacca l’area di rigore, non seguito da nessun difensore blaugrana. Il cross dell’esterno spagnolo è perfetto, Canales taglia verso il primo palo e manda alle spalle di Ter Stegen in spaccata

Il problema del Betis è che spesso si guarda troppo allo specchio. Setién schiera la sua squadra con la difesa a 3, poi in base a chi scende in campo decide se optare per 3-5-2, 3-4-1-2 e così via. Il tecnico cantabrico vuole un calcio fatto di possesso palla, verticalità e cross rasoterra, il cosiddetto pase de la muerte. Tutto questo, però, in alcune occasioni si è rivelato fine a se stesso. Il Betis, tra tutte le squadre in corsa per il posto Champions, al momento appare quella più lontana, sia per mezzi che per quanto fatto vedere fin qui. Setién, però, è sempre stato bravo durante la sua carriera a smentire, vedremo come andrà anche questa volta.