Ieri, i tifosi juventini – e tutti quelli che sono riusciti a svestirsi dei loro colori – hanno vissuto una serata incredibile. L’impresa, il capolavoro, dei bianconeri è uno dei motivi per i quali il calcio è uno sport così bello. Dopo il flop della gara d’andata, erano arrivate critiche pesantissime: Allegri dato per sicuro partente o addirittura Ronaldo bollato come inutile e strapagato. Ieri invece, capitan Chiellini e i suoi hanno ribaltato l’Atletico Madrid del Cholo Simeone grazie ad una prestazione sontuosa. La Juve ha dato una dimostrazione di forza e soprattutto di cuore, quello che i sostenitori chiedevano dopo la disfatta del Wanda Metropolitano. La Vecchia Signora si qualifica quindi ai quarti di Champions League e lo fa grazie ad una vittoria che passa per 4 elementi cardine. Ecco quali sono stati i fattori chiave della rivincita, personale e sportiva, di Max, Cristiano e di tutto l’ambiente Juve.

IL RUOLO DI EMRE CAN

Uno dei motivi principali che hanno causato la figuraccia di Madrid è stata la difficoltà della Juventus nel costruire la manovra. Pjanic si ritrovava sempre ingabbiato tra due o tre uomini e non riusciva in alcun modo a dare il via all’azione. Era evidente che servisse cambiare qualcosa da questo punto di vista per ovviare al problema o il bosniaco si sarebbe perso un’altra volta tra le maglie dei Colchoneros. Qui sta il colpo di genio di Allegri: Emre Can in una posizione del tutto nuova. Il centrocampista tedesco è stato senza ombra di dubbio uno dei migliori in campo, grazie anche al ruolo che ha ricoperto, una sorta di ibrido tra difesa e centrocampo. In fase di impostazione infatti, Can si collocava molto indietro, praticamente sulla linea dei difensori, tramutando l’assetto della squadra in un 3-4-3. Questa collocazione permetteva alla Juve di far partire la costruzione del gioco da dietro costringendo gli avversari ad uscire molto più alti liberando Pjanic o ad aspettare le giocate del tedesco e di Bonucci. In poche parole, Allegri è passato dall’avere un regista completamente chiuso, a tre giocatori in grado di dare il via alla fase offensiva. Altra questione fondamentale nel ruolo di Emre Can è il grande apporto in fase di pressing, che ha permesso di recuperare molti palloni. Come se non bastasse, nella parte finale della partita, l’ex Liverpool si è anche sacrificato giocando come terzino destro nonostante i crampi. Una gara di sacrificio e di quantità, in un ruolo disegnatogli su misura a raccordo tra difesa e centrocampo. L’ennesima Allegrata vincente.

IL GIOCO SULLE FASCE

Quando giochi contro una squadra che vanta due centrali come Diego Godin e José Gimenez, sembra impensabile impostare l’intera partita sui cross in area. È altrettanto vero che sia Ronaldo che Mandzukic fanno del gioco aereo una delle loro armi preferite, ma i due uruguaiani sono ossi duri per chiunque. Solitamente le palle alte o sporche sono questione loro e lo si è visto benissimo nel 2-0 del Wanda. Ieri però, è parso chiaro sin dai primi istanti di gioco che le cose non dovessero andare come al solito, quando Chiellini si è visto annullare un goal al terzo minuto sugli sviluppi di un calcio d’angolo. I cross e il gioco sulle fasce sono stati la chiave tattica della partita, tanto che i bianconeri ne hanno effettuati ben 38 e che il 29% ha raggiunto un compagno. Non è un caso se due dei tre goal di Cristiano sono arrivati proprio grazie ad un colpo di testa. Gran parte del merito va a Leonardo Spinazzola, Joao Cancelo e Federico Bernardeschi. L’ex Atalanta, all’esordio in Champions, ha disputato una partita sensazionale, macinando chilometri ed offrendo anche giocate di ottimo livello. Molto bene ha fatto anche il portoghese, sebbene per una volta abbia sacrificato leggermente la fase offensiva in favore di quella difensiva. Fondamentale l’assist per il 2-0 del connazionale.

La gara di Federico è stata indescrivibile, forse quella della definitiva consacrazione. In questa stagione è cresciuto a dismisura e si è dimostrato un giocatore in grado di ricoprire praticamente ogni ruolo in cui è stato messo. Elegante, potente ed efficace, prima serve l’assist per l’1-0 e poi con uno strappo da vero fenomeno si conquista il rigore decisivo. La Gazzetta dello Sport lo ha premiato con questa pagella straordinaria che sembra quasi una poesia:

“Ha la forza del vento e l’eleganza del dandy che sa sempre come sorprendere. Bernardeschi all’apice di sé stesso. Va dove porta l’arte, il suo innato senso del bello. Da destra a sinistra passando per il centro: copre tutto l’arco costituzionale.”

CRISTIANO RONALDO DOS SANTOS AVEIRO

Ormai trovare le parole per descrivere un fuoriclasse di questo calibro è un compito difficile. Lui stesso preferisce far parlare il campo: una tripletta nella gara più importante, nella gara più difficile, 125 in Champions. Dopo l’inferno dell’andata, con uno stadio che lo ha fischiato per tutta la durata della partita e che lo ha beccato ogni volta che toccava la palla, Cristiano Ronaldo si è preso la sua vendetta. 25 goal contro l’Atletico, squadra che ha sempre eliminato e contro la quale ha vinto due finali di Champions League. Gli stessi tifosi della Juve hanno ancora ricordi amari legati a CR7, come nella finale di Cardiff quando “sbucò come un fantasma” per firmare il 3-1 del Real. Anche ieri sera Ronaldo è sbucato nei momenti decisivi, sui palloni giusti, per incornare due volte verso la porta di Oblak. E poi quel rigore al minuto 86 che farebbe tremare le gambe a chiunque, ma che non può nulla su un giocare clamoroso come Ronaldo. Freddezza infinita, rigore ai limiti della perfezione e tris che vale i quarti di finale. A fine partita dimostra di essere umano solo quando risponde all’esultanza degli huevos di Simeone, in tutto il resto è un alieno. “La Juve mi ha preso per questo” e tanti saluti a chi nelle ultime settimane ha detto di lui che non verrà mai ricordato come una leggenda o che il suo acquisto è stato un errore. Casomai qualcuno se li fosse persi, ecco qui i suoi tre goal.

L’ATTEGGIAMENTO

Forse qui sta la parte più importante del lavoro di Allegri, ciò che più era mancato nel primo match contro Godin e compagni. L’atteggiamento della Juventus di ieri sera è stato perfetto, l’esatto opposto di quello visto lo scorso 20 febbraio. Solo tre settimane fa, i bianconeri sembravano ancora una squadra intimorita dai grandi palcoscenici europei. Ieri invece tutti i giocatori mandati in campo dal tecnico hanno risposto con una gara rabbiosa e concentrata, senza mollare un centimetro e con la voglia di capovolgere il risultato. Era chiaro che servisse un netto cambio di mentalità per ottenere un risultato del genere e probabilmente il toscano ha spinto molto su questo fattore con i suoi ragazzi. Il goal arrivato a inizio gara, nonostante sia stato annullato, è servito a mettere in chiaro le cose. La Juve ha saputo schiacciare l’Atletico, ma anche respirare e contenere i tentativi degli avversari. I numeri parlano chiaro e danno un’idea più chiara sull’andamento della partita: la Juve ha avuto un possesso palle del 62% e ha vinto il 75% dei contrasti. Oltre ai già citati, vanno esaltati Bonucci e Chiellini per la loro leadership e Miralem Pjanic, il giocatore che ha corso più di tutti ieri sera. L’atteggiamento dello stesso Allegri è stato premiato: non è da tutti trovare intuizioni come quella di Can o gettare nella mischia un 19enne come Moise Kean in partite del genere. La Juve ha dimostrato di poter essere cannibale anche fuori dai confini dalla Serie A e la speranza di tutti i tifosi è di vedere ancora il cuore messo in campo ieri sera, fino alla fine.