Nella magica notte di ieri l’Eintracht Francoforte ha conquistato il pass per i quarti di finale di Europa League, dove incontrerà il Benfica di Bruno Lage, squadra interessante e con molti giovani giocatori validi. Il gol vittoria siglato dal nuovo gioiello del calcio serbo Luka Jovic è stato decisivo per espugnare un San Siro sempre più spento e deluso dal cammino europeo dell’Inter, poco convincente e costellato da troppi “incidenti di percorso“.

Si è, però, parlato troppo poco della grande compattezza difensiva della squadra tedesca che nelle due gare giocate contro i nerazzurri ha concesso ben poco, al netto delle diverse defezioni che hanno ovviamente pesato sulle prestazioni degli uomini di Luciano Spalletti. Perno della retroguardia delle Aquile è un giapponese, ormai non più giovanissimo, che sulle rive del fiume Meno sta vivendo una seconda giovinezza: Makoto Hasebe, il Samurai silenzioso che ha conquistato la Germania.

LEADER DA SEMPRE

Nel Gennaio del 2002 Makoto Hasebe entra a far parte della squadra giapponese Urawa Red Diamonds, società con la quale si impone fin da subito. Nato come trequartista, Hasebe piano piano si trasforma centrocampista centrale e mediano, ruoli che ricoprirà costantemente una volta in Germania. Con il club targato Mitsubishi conquista tre trofei tra cui quello di Campione di Giappone nel 2006 e Campione d’Asia nel 2007. Sono gli anni in cui Hasebe si fa notare a livello nazionale tanto da meritare la tanto attesa convocazione nella Nazionale maggiore. L’esperienza con la casacca dei Samurai Blu è sempre stata caratterizzata da un grande rendimento e da un forte attaccamento alla maglia. Con il Giappone Hasebe ha esordito nel febbraio 2006, disputando i Mondiali del 2010 e del 2018, entrambi terminati sfortunatamente agli ottavi di finale. Prima i rigori contro il Paraguay e poi il Belgio di Hazard e Mertens, sono stati fatali per la Nazionale nipponica. Dopo aver collezionato 114 presenze e realizzato 2 gol, Hasebe ha deciso di concentrare tutte le energie per terminare al meglio la sua carriera con la maglia dell’Eintracht.

Già da giovane il numero 20 nipponico dava dimostrazione di grande leadership, quasi a compensare un bagaglio tecnico non proprio invidiabile. Non a caso tutti, da piccolo, lo consideravano perfetto a intraprendere la carriera politica, in virtù della propria capacità retorica e dei propri ideali. In realtà Makoto Hasebe anche in campo ha dato prova di avere qualità innate che col tempo sono diventate i suoi veri punti forza: visione di gioco, lucidità di pensiero e una professionalità tipica di chi viene dal Sol Levante.

LA GRANDE OCCASIONE IN GERMANIA

Nel 2007 Makoto Hasebe decide di fare il grande salto in Europa e viene acquistato dal Wolfsburg per poco più di un milione di euro. I Wolfe sono in un periodo che li vede assoluti protagonisti in patria e la sapiente guida di Felix Magath è fondamentale per l’integrazione in terra tedesca del nipponico. Il 2009 è l’anno che nessun tifoso del Wolfsburg può mai dimenticare: i gol di Dzeko e di Grafite trascinano la squadra tedesca in testa alla Bundesliga, scippata letteralmente dalle mani del Bayern Monaco pigliatutto. Hasebe risulta indispensabile nelle rotazioni di Magath, giocando 25 partite per un totale di 1’352 minuti. La sua grande duttilità tattica lo porta ad essere una pedina insostituibile nella scacchiere della formazione sassone, che si pensò potesse aprire un nuovo ciclo di vittorie in Germania. Ma ben presto le aspettative riposte nella squadra della Volkfswagen crollarono sotto il prepotente ritorno del Bayern Monaco e il ritorno di storiche squadre del calcio teutonico come il Borussia Dortmund e lo Shalke 04.

Hasebe festeggia il titolo del 2009. qualche anno più tardi lo emulerà il connazionale Shinji Kagawa, con la maglia del Borussia Dortmund.

La convivenza a centrocampo con giocatori di ottimo livello come Misimovic, Gentner o Baier inducono i vari allenatori del Wolfsburg ha spostare Hasebe in difesa: terzino destro, difensore centrale o terzino sinistro. Non c’è nessuna differenza, e probabilmente è stata proprio questa sua particolare duttilità in campo a renderlo uno dei giocatori più utili, funzionali e richiesti della Bundesliga degli ultimi anni.

La cosa che più colpisce di Hasebe è sicuramente la sua enorme intelligenza, non solo in campo. I suoi compagni hanno raccontato diversi aneddoti sul suo conto e il più interessante riguarda la sua volontà di integrarsi alla perfezione nella filosofia di vita tedesca. Appena giunto in Europa Hasebe decise di studiare il Faust di Goethe e il nichilismo di Nietzsche per comprendere al meglio il pensiero e di due grandi autori tedeschi e avvicinarsi alla nuova cultura. Segno di grande apertura mentale e voglia di imparare, un esempio per chiunque venga da un mondo totalmente diverso.

ETERNA GIOVINEZZA

Nel Luglio 2014, dopo un’infelice parentesi con la maglia del Norimberga, Hasebe si trasferisce a Francoforte dove lo attende l’Eintracht.  La squadra rossonera sta vivendo un periodo di transizione, con tanti giovani pronti alla loro prima grande esperienza ma è soprattutto una squadra inesperta che ha bisogno di gente che conosca bene la Bundesliga. Con le Aquile, Hasebe sta riscoprendo una seconda giovinezza che lo ha portato alla ribalta anche in campo internazionale. Da un paio di anni a questa parte il nipponico è diventato capitano e soprattutto è stato arretrato in difesa, una scelta voluta fortemente dal suo ex allenatore Nico Kovac per garantire solidità e copertura alla sua difesa a 3. Posizionandosi centrale rispetto agli altri due componenti del reparto, Hasebe conferisce equilibrio alla squadra che gioca con un 3-4-1-2 sempre molto propositivo.

Makoto Hasebe con la fascia di capitano.

La sua tecnica in fase di impostazione diventa fondamentale per uscire con personalità, eleganza (e qualche rischio di troppo) dal pressing avversario, facilitando la manovra offensiva della squadra attualmente guidata da Adolf Hutter. Alla difficoltà nell’uscire vincitore dai duelli aerei fa da contraltare il suo ottimo senso di posizione e un’innata abilità nel leggere con anticipo ciò che l’avversario potrebbe fare, dote sviluppata soprattutto negli ultimi anni giocando al fianco dell’ex capitano Abraham, del neo arrivato Hinterregger o del giovanissimo N’Dicka, uno dei più promettenti talenti della Bundesliga di cui vi abbiano già parlato. Il contributo in fase realizzativa non è certo uno dei suoi punti forza, come testimoniato dalle sole 2 reti fin qui realizzate in 156 presenze collezionate con la maglia dell’Eintracht. Ma in un calcio in cui forse si bada troppo poco al “saper difendere”, Hasebe rappresenta certamente una piacevole eccezione.