Cinquecentonovantanove minuti di imbattibilità equivalgono quasi a 7 partite consecutive di campionato.

La normalità per chi è in lotta per titoli importanti o per obiettivi dalla Champions League in su.

Meno quando la fascia di riferimento rientra tra la sesta e la decima posizione di Serie A. Nonostante il Torino continui a vivere sotto l’aura della gloriosa squadra che fu, la stessa non ha più ambizioni di vertice da molti decenni. Eppure, in questa stagione ha trovato nel reparto difensivo ed in Salvatore Sirigu, nato a Nuoro il 12 gennaio 1987, i punti di forza grazie ai quali sognare qualcosa di più della solita posizione a metà classifica: in quel limbo d’anonimato in cui non si è né troppo in difficoltà per retrocedere – o rischiare – né troppo intraprendenti per andarsi a prendere una prestigiosa qualificazione europea.

ALL’OMBRA TRA PALERMO E PARIGI

Sempre al top eppure sempre considerato una seconda scelta.

Un elemento di grande affidabilità a cui però mancava sempre qualcosa per fare il salto di qualità definitivo; un’etichetta che ha accompagnato il portiere nuorese da Palermo fino a Parigi.

Nonostante l’investitura, ad appena di 20 anni, di Emiliano Mondonico che lo definì il portiere dei prossimi dieci-quindici anni,questo è il passato che ha caratterizzato la carriera di Salvatore Sirigu.

Se in rosanero le ottime prestazioni venivano spesso sminuite da una difesa tutt’alto che incredibile, a Parigid ad oscurare Sirigu, capace di battere il record d’imbattibilità di Bernard Lama (697 minuti), hanno agito altri fattori. I nomi dei colleghi di reparto, per esempio.

Gente del calibro di Thiago Silva o Marquinhos che rendevano il reparto – sopratutto in Francia – una roccaforte. Oppure, quella incapacità di essere competitivi in Champions League unita all’eccessiva superiorità del Paris Saint Germain nella Ligue 1.

Un mix che non permetteva al nome di Sirigu di risplendere come invece avrebbe meritato.

Oltre a questo, un’altro punto che ha contribuito a non rendere giustizia al Sirigu di Parigi, risiede della sensazione di non essere mai stato centrale nel progetto parigino, nonostante due Ligue 1 e due Coppe di Francia. Il Paris Saint Germain, infatti, appena ha potuto, lo ha messo da parte in favore del giovane tedesco Trapp.

Un buon portiere, sì, ma certamente niente di più.

RINASCITA TORINESE

Giunto a Torino da svincolato nel 2017, Sirigu è stato capace di uscire dal tunnel in cui si era infilato tra Siviglia ed Osasuna prendendosi, partita dopo partita, la squadra granata tra le mani.

Più che nelle prestazioni, la crescita del portiere sardo riguarda l’autorevolezza con cui occupa i pali. Nell’immaginario collettivo ormai non è più il numero uno ‘bravo ma’… e rappresenta qualcosa in più: una certezza con la C maiuscola. Dotato di grandi riflessi e notevoli doti atletiche, ciò che stupisce della strepitosa annata di Sirigu è la sua capacità come pararigori. Una caratteristica che il portiere sardo ha costruito anno dopo anno, fino ad innalzarla a cifra stilistica del suo gioco.

Se quest’anno i rigori neutralizzati sono due finora, il dato risulta ancora più emblematico se allarghiamo l’arco temporale: degli ultimi 7 calci di rigore, Sirigu ne ha parati ben 5.

Nemmeno negli anni più importanti della sua carriera – quelli di Parigi con il Paris Saint Germain (5 anni conditi da due titoli nazionali e due coppe di Francia) – Sirigu è stato capace di arrivare ad un livello simile.

Quello arrivato contro il Chievo rappresenta l’undicesimo clean sheet della strepitosa annata di Sirigu. Più di quelli ottenuti da Szczesny (10) con la Juventus e da Donnarumma con il Milan (7), e alle spalle del solo Handanovic che ha tenuto la porta inviolata per 12 volte.

Dopo 24 giornate sono ventitré reti incassate in totale: meglio hanno fatto soltanto Juventus (16), Inter (18) e Napoli (19). In trasferta, se vogliamo, il dato è ancor più impressionante: 11 gol subiti in 13 gare, proprio come il Milan e appena dietro i 7 dei bianconeri.

IN MAGLIA AZZURRA?

Vissute sotto l’ombra ingombrante di Buffon le avventure in Nazionale nel 2012 (Europei in Polonia-Ucraina), 2014 (Mondiali in Brasile) e 2016 (Europei in Francia), Salvatore Sirigu sembra pronto a prendersi anche la porta azzurra. A 32 anni l’esperienza, anche internazionale, non gli manca e la specialità di para-rigori è una dote che ai portieri azzurri manca almeno da Francesco Toldo.

La sfida a Donnarumma per l’Europeo del 2020 è lanciata.

Solo il tempo, però, saprà dirci chi ne uscirà trionfante.