Il protagonista di oggi della nostra rubrica è quanto mai attuale. Fu protagonista di un derby di Milano, come quello che si giocherà stasera. Si giocò uno Scudetto da protagonista sotto la guida di Claudio Ranieri, tornato da due settimane sulla panchina della Roma. Nel nostro campionato ha regalato perle di bravura alternate a momenti di buio, in cui non è stato aiutato. Il suo nome è Jérémy Ménez, uno dei più grandi “vorrei ma non posso” dell’epoca recente in Serie A.

ESORDI E RECORD

Ripercorrere la carriera di Ménez è abbastanza facile, perché i suoi primi passi nel calcio professionistico sono stati scanditi da numeri e record che solo un predestinato (almeno apparentemente) può siglare. L’anno chiave è il 2004. Il 24 marzo, ancora 16 enne, firma il suo primo contratto da professionista con il Sochaux: è il più giovane della storia della Ligue 1 a siglare il suo primo accordo con un club. In estate, vince l’Europeo Under 17 (in sui segna anche 2 gol) giocando in compagnia di altri giovani di belle speranze come Benzema, Ben Arfa e Nasri. Il 7 agosto fa il suo esordio in Ligue 1, il 20 novembre segna il suo primo gol da professionista.

Il 22 gennaio 2005 segna la sua prima tripletta in una vittoria casalinga contro il Bordeaux (4-0): è il più giovane della storia del campionato a riuscire nell’impresa.

La stagione successiva, però, il Sochaux chiude al 15° posto, dunque appena sopra la zona calda della classifica. Lui segna 3 gol nell’arco di tutto il campionato. Evidentemente scontento del contesto in cui si trova, chiede di essere lasciato partire viste le avances, tra le altre, di Monaco, Paris Saint Germain e Arsenal. È il Principato la seconda tappa del giovane Jérémy.

Qui trova una piazza ideale per lui, dove i giovani talenti storicamente hanno spazio e vengono coccolati. Per lui, infatti, è già pronta la numero 10 (indossata anche da George Weah e Fernando Morientes). Ménez conferma il proprio percorso di crescita, segnando 7 gol sia il primo che il secondo anno e classificandosi come secondo miglior cannoniere della squadra entrambi gli anni (dietro a Jan Koller, prima, e Piquionne dopo). Nell’estate 2008, quindi, Mènez è un talento in netta crescita e con un buon bagaglio di esperienza. Per lui, persino Zinédine Zidane spende parole al miele:

“È un bravo giocatore, però deve giocare, perché per me è un talento: è giovane, è un po’ come Cassano, però bisogna farlo giocare, non devi ‘prendergli’ la testa”

Rileggendo a distanza di tempo, si può dire che Zizou avesse già inquadrato quello che, poi, sarebbe stato il principale ostacolo di Mènez nella strada verso l’esplosione. Il 27 agosto 2008, per 10,5 milioni di euro più un bonus di 1,5 milioni di euro in caso di qualificazione alla Champions League, Mènez diventa ufficialmente un giocatore della Roma.

ROMA, UN AMORE MAI SBOCCIATO DEL TUTTO

Sulla strada di un calciatore, nel bene o nel male, influiscono anche le circostanze del contesto che gli gira attorno: le aspettative e le pretese di una piazza, i compagni di squadra, le decisioni dell’allenatore. Nel caso di Ménez hanno inciso tutti e tre questi fattori. La piazza giallorossa, si sa, non è cliente facile da soddisfare ed è tanto più difficile da gestire se hai un carattere poco avvezzo ad ingoiare le critiche, come nel caso del francese. In più, la Roma in cui approda Ménez non è né avara di qualità (per il posto di esterno ci sono già Vucinic, Julio Baptista e Taddei) né di problemi, come dimostreranno i risultati in campo. Sulla panchina di quella Roma c’è Luciano Spalletti, che per il francese ha sempre avuto bastone, sottolineandone la mancanza di continuità a parole e panchine, ma anche carota, riconoscendogli una tecnica abbinata a velocità con pochi eguali (a detta sua, degna del Kakà dei bei tempi).

La prima stagione di Ménez in giallorosso vede alternare grandi giocate, gol (4) e assist (7) a momenti di vuoto con conseguenti panchine (7) o ingressi a gara in corso (18) su un totale di 37 presenze. I problemi non scompaiono nella stagione seguente, in cui Spalletti lascia dopo due giornate a favore di Ranieri. Ménéz segna appena 1 gol in campionato (altri 3 nei preliminari di Europa League contro Gent e Kosice) ma, dall’altra parte, 7 assist. Ranieri lo impiega un po’ come vuole, sia per minutaggio che per posizione in campo (trequarti, fasce, a ridosso della punta), ma tra i due, come testimoniato dallo stesso giocatore, c’è feeling:

“Con il mister c’era un rapporto diretto. Discutevamo tranquillamente, mi diceva quel che si aspettava a me e basta. Quest’estate mi aveva fatto capire che aveva intenzione di farmi giocare. Mi ha aiutato molto e io ho l’ho ripagato”

Parole che risalgono alle ultime partite della stagione seguente, quando sulla panchina della Roma siede, da marzo, Vincenzo Montella. Con cui, invece, non è mai corso buon sangue.

“Il suo addio (di Ranieri, ndr) mi ha deluso. Io sono una persona che ha bisogno di sentire la fiducia dell’allenatore. Se manca questo rapporto non riesco ad esprimermi al meglio, per questo le cose sono andate come sappiamo. Montella dice di avermi fatto giocare? Non è questo il discorso, non intendo entrare in una sorta di piccola guerra che non serve a nulla e non mi interessa, se ha detto questo e lo pensa, tanto meglio per lui. A quanto pare sono diventato la principale attrazione e ogni settimana si parla di me. Ognuno fa le sue scelte. Anche io ho le mie colpe, sono molto influenzato dal tipo di rapporto”.

Con una Roma fuori dalla Champions e un rapporto decisamente non ottimale con l’allenatore, Ménez è pronto a lasciare la capitale. Lo stesso Zidane, in estate, lo consiglia alla Juve che sta nascendo con Antonio Conte. A Parigi, sua città natale, c’è però un altro progetto ambizioso pronto ad accoglierlo a braccia aperte: quello del Paris Saint Germain, una “trappola” per tanti talenti in via di sviluppo.

IL VIALE… PRIMA DEL TRAMONTO

Una trappola, sì. Perché se il tuo talento è fragile, in una squadra che vuole rilanciarsi a suon di milioni verrai presto rimpiazzato. Ed è proprio quello che gli succede (e dopo di lui, ad esempio, a Pastore). Nelle sue prime due stagioni a Parigi è un cardine, praticamente indiscusso, del nuovo PSG: proprio quello di cui ha bisogno, la fiducia indiscussa. Mette a referto 17 gol e 34 assist tra tutte le competizioni nei primi due anni, ma poi i nomi lì davanti si fanno troppi: Lucas, Lavezzi, Cavani (che gioca da esterno le sue prime stagioni), Ibrahimovic e Pastore. Il minutaggio della stagione 2013-2014 (la sua ultima nella capitale) è di 1032 minuti, quasi 1/3 rispetto ai 2867 minuti della stagione precedente.

Il contratto in scadenza gli permette di accordarsi facilmente con un nuovo club. Ad accoglierlo (insieme al compagno di squadra Alex) è il nascente Milan di Filippo Inzaghi, che sta cercando di tornare ai vecchi fausti attraverso un percorso tortuoso, quello dei colpi low cost. In quel Milan, Ménez è l’indiscusso leader tecnico nonché riferimento centrale dell’attacco, ruolo per lui inedito ma in cui si cala subito benissimo. Segna a ripetizione e regala perle di bravura,

come questo gol a Parma…

… o questo gol al Napoli…

… o questo gol nel derby di Milano.

Purtroppo per lui, il Milan non va al suo stesso passo. Lui chiude la stagione da miglior marcatore della squadra con 15 gol (record personale) ma i rossoneri terminano al 10° posto in campionato. Poi ci si mette di mezzo anche la cattiva sorte. Nella stagione successiva risente di problemi all’anca e alla schiena che gli fanno saltare praticamente tutto l’anno (meno di 400 minuti giocati). Qui inizia il tramonto di Jérémy Ménez.


Da quell’infortunio, Ménez non è stato più lo stesso. È tornato in Francia, al Bordeaux, dove non ha brillato. In Turchia ha goduto di pensione d’oro per poi migrare di nuovo, tra le fila dei messicani dell’America. Qui, dopo appena due presenze, ha rimediato la rottura del legamento crociato.

Come tanti talenti rimasti non del tutto espressi, Ménez è stato discontinuo, certo, ma anche incompreso e sfortunato. A differenza di altri, però, ha lasciato in memoria giocate d’alta, altissima scuola. I tifosi rossoneri, chissà, ne rivedranno volentieri alcune prima di stasera.