Di certo non una delle migliori stagioni quella della Roma di quest’anno che, nonostante il cambio in panchina, seppur quest’ultimo sia arrivato in tempi troppo recenti per mostrare reali frutti, non sembra voler cambiare direzione.

Abbastanza ovvia a questo punto, con le freshe dimissioni del D.S. Monchi (in settimana dovrebbe essere ripresentanto al Siviglia), parlare di una campagna acquisti non all’altezza: via su tutti, in due anni, Nainggolan, Salah ed Allison; dentro Pastore (le premesse erano buone, il rendimento meno), Under e Olsen.

C’è però da dire che lo scorso anno, con un Allison in più, ma con un Nainggolan già in parabola discendente, la Roma di Eusebio Di Francesco aveva raggiunto traguardi storici in Champions, con la qualificazione per le semifinali ed un ottimo terzo posto in A.

Traguardi che alla luce dei fatti quest’anno si stanno sciogliendo innazitutto tra le mani di chi, come De Rossi e Florenzi, continua a dare l’anima per la squadra: fuori dalla Champions agli ottavi e quarto posto ormai relativamente distante, con Milan ed Inter che spingono.

Sebbene, come visto, la campagna acquisti non abbia giovato all’ambiente Roma, il problema di fondo appare essere un morale decisamente sotto i piedi, condita con una scarsa consapevolezza nei propri mezzi:

”Devono lavorare per meritarsi i soldi che guadagnano”

E’ stato duro Claudio Ranieri ieri in conferenza post sconfitta a Ferrara con la Spal, a conferma di come il problema, più che in chi è andato via, è tra i rimasti.

Emblema ultimo di tale crisi è il giocatore che negli anni passati, ancor più del Ninja e di Salah, portava il testimone giallorosso: Edin Dzeko. Pochi gol in campionato ( solo 7), molti errori, talvolta gravi come quello al Dragao contro il Porto, ma soprattutto tanto nervosismo.

 

NERVOSISMO E RECORD DI CARTELLINI

Quello di Dzeko è il nervosismo di chi, troppo spesso, ha provato a trascinare la squadra, ricevendo però solo atteggiamenti passivi dai compagni. E’ il nervosismo di chi, in questi anni a Roma più che mai, ha dimostrato di subire molto dal punto di vista emotivo e di chi, nonostante i fallimenti (la prima e la conseguente seconda stagione nella capitale lo dimostrano), si è sempre rialzato.

A tutto ciò è da aggiungere senza dubbio la stagione difficile della Roma, non solo a livello caratteriale, ma anche e soprattutto a livello di rendimento, oltre che una situazione contrattuale in bilico che però, per il professionista che Dzeko ha sempre dimostrato di essere, non dovrebbe turbare più di tanto.

Passando dalle cause ai numeri; il bosniaco, con l’ammonizione di ieri al Mazza di Ferrara, ha superato il suo record in carriera: 8 sanzioni in 29 partite, con addirittura un’aespulsione nel disastroso match di Coppa Italia con la Fiorentina, terminato con i giallorossi sotto per 7-1.

A fare ancora più impressione è leggere questi numeri accanto al nome di un giocatore che in carriera si è sempre distinto per la sua correttezza, ma che già l’anno scorso aveva mostrato qualche inattenzione. Infatti è proprio lo scorso anno che vede il 9 bosniaco avvicinarsi di più ai numeri di questa stagione, con 7 sanzioni totali.

Fatta questa analisi è impossibile non osservare come quella di Dzeko sia una stagione di frustrazioni, emblema di una stagione fallimentare della Roma che può però approfittare della pausa nazionale per riacquisire smalto, mentre mister Ranieri proverà ad inculcare nei calciatori le sue idee di calcio.

Con una Roma ritrovata Dzeko non potrà che far bene, ritrovando i suoi gol e la sua tenacia, per credere, fin quando possibile, nel quarto posto e nel piazzamento Champions.