Parola d’ordine: bella gioventù. Di fatto, dopo il calciomercato, il tema delle nuove leve che avanzano dietro a campioni già affermati è quello più trattato e amato da tifosi, giornalisti e addetti ai lavori. Astri nascenti di uno sport che settimana dopo settimana sforna nuovi talenti, prede di osservatori sempre più determinati ad accalappiarsi a poco prezzo il cartellino di giocatori che potrebbero valere il triplo o il quadruplo in pochi anni.

Ad insistere particolarmente sulla valorizzazione del ricco e fresco patrimonio di talenti azzurri ci ha pensato il c.t. dell’Italia Roberto Mancini, soddisfatto dello spazio sempre maggiore concesso alle prossime colonne della nostra nazionale:

“Giovani? Si perché sono tecnici e stanno migliorando, sono bravissimi. E poi stanno giocano molto di più”

Con l’apertura di questo nuovo ciclo dopo la tragedia sportiva della non-qualificazione allo scorso Mondiale, è giunto il momento di porre le basi per la costruzione di un’Italia che ambisca ad essere protagonista al prossimo Europeo e soprattutto al Mondiale del 2022, quando gli attuali senatori saranno ormai lontani dai campi di calcio e tantissimi volti nuovi dovranno costituire il gruppo che partirà per la spedizione in Qatar.

PORTIERI

La zatterra che in questi anni ha navigato in un mare burrascoso ha sempre avuto a sua disposizione un unico, solido remo. Quello dei portieri sembra il solo reparto a non mostrare lacune e a dirla tutta, la scuola italiana sembra lanciare i migliori talenti sulla piazza. Partendo dal presupposto che le sorprese sono sempre dietro l’angolo, al prossimo Mondiale in Qatar il vero sostituto di Buffon dovrebbe essere Gigio Donnarumma che a soli 20 anni ha già collezionato 156 presenze con la gloriosa maglia del Milan e tra naturali alti e bassi si sta affermando uno dei migliori portieri in Serie A e in Europa.

Alle sue spalle però, diversi giovani sudano e volano tra i pali per compensare con il lavoro il talento naturale di un fuoriclasse con la faccia da predestinato. Il primo di questa lista è sicuramente Cragno: i suoi straordinari interventi stanno dando al Cagliari un prezioso contributo verso il traguardo salvezza e nonostante i 184 cm di altezza, l’esplosività di gambe dell’ex estremo difensore del Brescia è davvero ineguagliabile.

Un discorso non troppo dissimile lo si potrebbe fare per Emil Audero, ex giocatore della Juventus acquistato lo scorso Gennaio dalla Sampdoria che non ha esitato nemmeno un secondo a versare 20 milioni nelle casse dei bianconeri. Una grande prova di stima nei confronti del portiere blucerchiato che fin dal ritiro estivo ha convinto Gianpaolo ad affidargli la porta e l’amministrazione della fase difensiva. Seppur non particolarmente propenso alle parate straordinarie, l’italo-indonesiano ha già maturato un grande senso della posizione nonostante la giovane età (22 anni), il che lo porta a coprire al meglio lo specchio e a rendere semplici anche le conclusioni più insidiose.

Ultimo ma non per importanza c’è Alex Meret. L’ex Udinese, dopo aver superato lo scoglio dell’infortunio rimediato nei primi giorni di ritiro con il Napoli, è diventato il primo difensore della porta della squadra partenopea svettando sui due compagni di reparto certamente più esperti di lui.

EMERGENZA DIFESA

Dietro alla BBC il regna l’incertezza. Difficile spiegare come la Nazionale che fu di Nesta, Cannavaro, Materazzi, Maldini e Baresi si ritrovi priva di giovani campioni pronti a rimpiazzare i veterani per il prossimo futuro. Si potrebbe pensare a una pura e semplice questione di ciclicità, ma ad oggi anche i più quotati ad ereditare la titolarità del reparto arretrato (Romagnoli, Rugani, Caldara, ecc.) non sembrano assicurare grande solidità al reparto, in particolare per lo stile molto più leggero nella marcatura rispetto a guerrieri come Chiellini che con la sua dirompente forza si è dimostrato l’ultimo baluardo di un modo di difendere destinato ad estinguersi.

Un promettente giovane che sta pian piano emergendo, se non altro, è sicuramente il gioiellino di casa Inter, ora in prestito al Parma: il talentuoso Alessandro Bastoni si è garantito la titolarità pressoché totale da novembre sino ad oggi, saltando appena tre gare di campionato. Presto per eleggerlo come futuro pilastro ma, se non altro, le basi per continuare a far bene sembrano esserci, con l’ex-Bergamo che potrebbe anche far ritorno alla casa madre a Milano.

Ma proprio a Bergamo l’ennesimo gioiello è pronto a risplendere di luce propria: Davide Bettella scuola Inter, attualmente in prestito a Pescara dove non riesce a trovar spazio ma tra i protagonisti dell’Europeo Under-19 della scorsa estate. L’unico nome che potrebbe spiccare, almeno per il momento, è quello di Gianluca Mancini che a suon di gol ha rubato il posto ad un veterano come Masiello.

Discorso completamente diverso per le fasce, assortite in modo variegato da giocatori con caratteristiche differenti: in rampa di lancio il binomio rossonero Conti-Calabria sulla destra mentre a sinistra la notte di gloria in Champions League di Spinazzola ha convinto Mancini a convocarlo già da subito, nonostante il recente ritorno dal grave infortunio che lo ha tenuto fuori per tutta la stagione.

CENTROCAMPISTI

L’Italia deve ripartire proprio da questo reparto, il più fragile ma sicuramente anche il più importante. Le stelle del momento sono sicuramente il romanista Zaniolo e il cagliaritano Barella: il primo ha la stoffa del campione, al dominio fisico abbina la qualità nei piedi da trequartista e gli strappi in velocità che riportano la mente di chi lo osserva al giovane Kakà quando sbarcò in Italia; il secondo ormai è un veterano del nostro campionato e probabilmente arriva da un altro pianeta: il suo corpo sembra ospitare 7 polmoni rispetto a quelli dei comuni esseri umani.

Grande attesa invece, attorno al nome di Tonali: in molti rivedono la classe di Pirlo, non solo per la capigliatura inusuale o il comun denominatore dell’aver cominciato entrambi la propria carriera nel Brescia. Sicuramente la strada per raggiungere il Maestro è un Everest da scalare ma potrebbe non esser difficile scommettere che il classe 2000 tra 4 anni possa già far parte della spedizione mondiale, tanto per la qualità con cui interpreta il ruolo quanto per la povertà di materiale in quel particolare settore del campo che richiede un buon regista per impostare l’azione.

ATTACCANTI

Nel doppio confronto con la Svezia il vero problema fu proprio quello di non essere riusciti a segnare nemmeno un goal. Allora però le lacune erano prevalentemente di natura tattica, oggi possiamo tranquillamente affermare che giovani promesse in avanti non mancano, anzi. In particolare la forza dell’Italia dovrà esser quella di innescare le ali, veloci e tecnicamente molto forti: con Chiesa sulla destra e Bernardeschi sulla sinistra pronti a saltare l’uomo e servire al centro straordinari palloni, la prima punta potrebbe essere lo juventino Kean, attaccante moderno in grado di segnare in ogni modo grazie alla prestanza fisica e alla rapidità che gli consente di cercare velocemente la profondità.

Nel ruolo di prima punta abbondano i goleador: il Milan lo scorso anno ha puntato molto sul fiuto da killer di inzaghiana memoria di Patrick Cutrone, il Genoa ha fatto esordire il giovane Pellegri per poi cederlo in Francia, al Monaco. Per completare il pacchetto offensivo servirebbe anche un numero 9 più tradizionale, molto alto ma anche in grado di sfruttare una buona tecnica individuale per finalizzare anche nel traffico dell’area di rigore: Andrea Pinamonti in questo anno di Serie A con il Frosinone ha mostrato tutto questo e merita particolari attenzioni. Se il prossimo anno dovesse rimanere nella massima categoria, andando a giocare in squadre di media classifica, potrebbe essere il momento della definitiva consacrazione.

Una grande squadra non può certo ambire a vincere un trofeo solo grazie alla freschezza dei giovani, per questo affianco alle citate future stars, l’Italia dovrà far affidamento anche a giocatori più maturi ed esperti che guidino il gruppo. Certamente però, il materiale per costruire qualcosa di importante non manca e fin da adesso Roberto Mancini dovrà porre le basi per la costruzione di un futuro a tinte azzurre.