Quando nell’agosto del 2017 l’Inter di Suning sborsava 24 milioni di euro per acquistare Matìas Vecino dalla Fiorentina, nessuno credeva che di lì a poco l’urugagio sarebbe diventato il fulcro del centrocampo di Spalletti. In realtà è stato proprio il tecnico di Certaldo ad aver valorizzato al meglio le qualità dell’ex Empoli e Cagliari, puntandoci fin da subito nonostante le perplessità iniziali. L’importanza tattica, e non solo, di Vecino è, con il tempo, diventata sempre più eloquente. Spalletti ci rinuncia raramente se non per ragioni fisiche o di turnover e i numeri sono il segno tangibile di come la presenza di Vecino sia ormai fondamentale anche per il resto della squadra.

La rete realizzata all’alba del derby vinto contro il Milan è solo l’ultimo dei 7 gol realizzati con la casacca nerazzurra. La cosa che, però, fa riflettere è il peso delle reti segnate dal numero 8 dell’Inter. I suoi gol sono, infatti, sempre stati decisivi e “pesanti“, arrivati quando se ne sentiva il bisogno e in partite dall’assoluta importanza.

L’ARTE DELL’INSERIMENTO

Parliamoci chiaro. Matías Vecino non è quel giocatore che ti fa vendere le magliette, né tantomeno il nome che scalda le piazze. D’altronde, prima di arrivare all’Inter aveva giocato in Uruguay con il Nacional e poi, una volta in Italia, aveva vestito le maglie di Cagliari e Empoli. Dopo la felice parentesi toscana agli ordini di mister Sarri, fondamentale nella crescita tecnica e tattica del giocatore, l’uruguaiano si è imposto con la maglia della Fiorentina, che ne possedeva già il cartellino. Le annate vissute sulle rive dell’Arno sono state caratterizzate da un rendimento di alti e bassi, come le stagioni della Viola.

Ma nell’aprile del 2017 Vecino realizza una clamorosa doppietta nello spettacolare 5-4 con il quale la Fiorentina batte l’Inter. Ed è probabilmente da qui che ha inizio la storia d’amore tra Matías Vecino e i colori nerazzurri.

Fiorentina-Inter 5-4. Matìas Vecino è il grande protagonista di serata con due reti e un assist. Qui il sinistro vincente dell’uruguaiano che sfrutta il colpevole spazio lasciatogli dai difensori nerazzurri.

Vecino fa parte di quella cerchia di giocatori che non sono mediatici, e sicuramente non appartengono alla categoria dei fuoriclasse. Ma è un elemento al quale è difficile rinunciare una volta scoperto il suo potenziale. Entrando nelle specifiche del calciatore, Vecino è senza dubbio in grado di agire dal basso, aiutando nel suo compito il compagno di reparto Brozovic, ma è soprattutto in grado di inserirsi negli spazi che gli attaccanti creano con i loro movimenti.

Ecco. L’inserimento nello spazio è una di quelle caratteristiche che, bene o male, tutti i calciatori possono sviluppare ma che in pochi hanno come qualità innata, quasi naturale. Il dono dell’ubiquità di Matías Vecino lo ha più volte portato a cavalcate palla al piede incontrastate, a falcate lunghe e leggere, a rincorse per il campo che solo chi ha una resistenza fisica importante può permettersi. E proprio grazie a questa spiccata abilità nell’inserirsi nell’area avversaria che Vecino è stato tante volte decisivo, soprattutto nelle partite che contano.

La qualità nell’inserirsi senza palla di Vecino lo ha portato ha sfruttare al meglio anche le sue caratteristiche fisiche soprattutto nel gioco aereo. Il gol del 1-1 realizzato lo scorso anno alla Roma ne è l’esempio più lampante.

L’AMBIGUITÀ TATTICA

A differenza di quanto ipotizzato inizialmente Spalletti non ha mai, o quasi mai, utilizzato l’uruguaiano nel ruolo di “assaltatore“, come ama definirlo l’allenatore toscano. In quella posizione di campo Spalletti ci ha sempre e solo visto Nainggolan, esploso sotto la sua gestione a Roma e non a caso arrivato all’Inter proprio sotto forte richiesta dell’ex allenatore dello Zenit. L’ex Fiorentina è stato impiegato soprattutto da mediano, un mediano-incursore che fa della falcata e della verticalità le sue armi migliori.

La falcata palla al piede con la quale Vecino spacca in due la difesa del Milan durante il derby dello scorso anno.

Il compito fin da subito affidatogli da Spalletti è quello di essere il primo giocatore a garantire un appoggio in verticale con il suo movimento a eludere il pressing avversario. Rispetto a Brozovic, meno dinamico e più dotato tecnicamente nel fraseggio, e a Gagliardini, più adatto a partite fisiche ma con meno propensione al gioco, Vecino si eleva ad essere spesso il terzo uomo in area di rigore. Quando il gioco scorre sulle due fasce Vecino è sempre il primo pronto ad anticipare l’ingresso in area con il suoterzo tempo. Quando, invece, le trame di gioco si infittiscono in mezzo al campo ha il compito di dare appoggio e sovrapposizione al compagno di destra, Politano o D’Ambrosio. E proprio in questo modo sono nate alcune reti, come quella realizzata allo scadere da Icardi nel derby di andata vinto 1-0.

Candreva serve Vecino, che ha allargato la propria posizione sull’out di destra. Il cross è perfetto e Icardi con un grande movimento sfrutta l’indecisione di Donnarumma. Il gol di Icardi regala la vittoria all’Inter del derby di andata.

Nell’ultimo derby, l’utilità dell’uruguaiano è stata duplice: in fase offensiva, posizionandosi tra le linee rossonere per ricevere palla e affondare; in fase difensiva, infastidendo la costruzione della manovra pressando il vertice basso.

 LA PRENDE SEMPRE VECINO

Riccardo Trevisani e Lele Adani in primis, in cabina di commento, hanno sempre fatto notare il ruolo di assoluta importanza che il classe ’91 uruguaiano ricopre nell’Inter attuale. Detto che dal punto di vista tattico Vecino è uno dei quattro/cinque giocatori più funzionali dell’Inter, c’è un altro fattore di cui tener conto, e non è per nulla un dettaglio: la già a lungo narrata Garra Charrua, la denominazione tipica di uno stile calcistico legato ai paesi sudamericani, come l’Argentina e l’Uruguay appunto, fatto di rabbia, impegno, determinazione, grande sacrificio e grande intensità. Quando il gioco, per l’Inter, si è fatto duro, più volte è stato proprio Vecino, vuoi per coincidenza o vuoi per caparbietà, a togliere le castagne dal fuoco.

E non può essere un caso che almeno tre dei gol più importanti delle ultime due stagioni siano state siglate proprio dal 27enne. Un anno fa, la sua incornata di testa valse il tanto atteso ritorno in Champions. La Lazio buttò via il vantaggio di 2-1 nel finale di partita e consegnò agli uomini di Spalletti l’opportunità di giocare la Champions League dopo sei anni.

Il gol di testa grazie al quale Vecino ha riportato l’Inter in Champions dopo anni di poche luci e tante ombre.

Ed è proprio in Champions che Vecino ha realizzato il gol che ha fatto sognare milioni di tifosi nerazzurri: quello del 2-1 al Tottenham nel match di metà settembre. La torre di De Vrij e la zuccata di Vecino sono ancora immagini vive nella mente di tutti gli interisti. Ancora una volta di testa e ancora una volta da calcio d’angolo. Se non è stato un segno del destino, sicuramente ci si avvicina.

Il ritorno in Champions vede l’Inter trionfare in rimonta sul Tottenham. Il finale è da cardiopalma: prima Icardi e poi Vecino mandano al settimo cielo i tifosi nerazzurri.

E poi domenica sera. Il cross di Perisic, la sponda di Lautaro Martinez e il tiro vincente di Vecino. Un’azione tanto semplice quanto efficace. E l’urugauaiano si è fatto trovare di nuovo al momento giusto nel posto giusto.

È proprio Vecino a iniziare l’azione del vantaggio. Dopo un cross corto, il pallone arriva a Perisic che inganna Rodriguez e crossa sul secondo palo. Lautaro Martinez è bravo a rimettere in area di testa e Vecino, ancora una volta decisivo con i suoi inserimenti, deposita in rete.

Le assenze di Nainggolan, entrato in un vortice di infortuni che ne stanno influenzando in negativo il rendimento, di Joao Mario e di Icardi, sempre più lontano dal ritornare ad essere il centravanti titolare dell’Inter, hanno permesso a Luciano Spalletti di provare Vecino nella inedita di posizione di trequartista. La sua è stata una partita eccellente, in cui ha brillato non solo per il gol ma per la prestazione, soprattutto nel primo tempo, in entrambe le fasi. La sua posizione in campo, alle spalle dei centrocampisti rossoneri, è stato il grande problema del Milan di Gattuso nel derby. Il tempo, e i risultati, ci diranno se quella del derby di domenica sera è stata una mossa temporanea o meno. L’unica certezza, nel frattempo, è che quando si tratta di vincere e lottare Matías Vecino si farà trovare sempre pronto con il suo “artiglio che graffia”.