L’ora del cambiamento è arrivata: domenica 24 marzo sarà a suo modo una data storica per il calcio italiano. Alle ore 14:30 infatti andrà in scena il match tra Juventus Women e Fiorentina nell’inedita cornice dell’Allianz J Stadium. Al di là del valore oggettivo del match, vero e proprio scontro scudetto visto che le due squadre sono prima e seconda con un punto a dividerle, l’evento assume una rilevanza notevole anche per la copertura mediatica senza precedenti. La partita sarà infatti trasmessa su Sky proprio come i match di Serie A. Un primo piano garantito soprattutto dalla concomitanza con la pausa per le nazionali, certamente, ma comunque un punto di partenza notevole per dare risalto ad un movimento in continua crescita.

IL GIUSTO RISALTO

Come detto, a rendere storica questa data non è tanto l’occasione in sé, quanto le circostanze. Finalmente viene dato il giusto risalto al calcio femminile, che negli ultimi anni sta guadagnando una crescente importanza. Molte società si stanno impegnando nel settore. Ne sono testimoni Juventus e Fiorentina, ma anche altre squadre come Milan e Roma, che infatti occupano la terza e quarta posizione della classifica. Un movimento in crescita che, almeno da un punto di vista sociale, potrebbe rappresentare un’ancora di salvataggio per il calcio italiano.

Molte volte si è accennato a come il mondo del pallone sia ormai un mero settore industriale. Spettacolo e logiche di mercato dominano questo panorama, relegando poi la sua effettiva natura intrinseca, i 90 minuti di sangue e sudore, ad un ruolo quasi secondario. Sembra paradossale ma le partite ormai si giocano negli uffici, le vittorie si ottengono stringendo accordi. Il tutto in nome di quello che è ormai non solo un bene primario, ma necessario per restare in piedi nel mondo del calcio: il denaro. Una situazione poi viziata da scandali e polemiche che ormai sono all’ordine del giorno, anzi che costituiscono materia inscindibile dal rettangolo verde. E, ciliegina sulla torta, un seguito sempre più malato, un tifo sempre più becero ed emotivamente arretrato. Tutto ciò che circonda il calcio maschile appare totalmente deviato, culturalmente vergognoso. Dal clima negli stadi a quello fuori da questi, passando per i salotti tv e spesso anche per gli alti piani delle società. Si è persa la bussola della moralità e non c’è più traccia di sani modelli da offrire ai milioni di seguaci.

Il calcio femminile rappresenta un’alternativa a questa deriva fortemente pop del calcio moderno. Niente spettacolo, niente contesto, solo i 90 minuti. Una sorta di ritorno catartico ad un calcio antico visto ormai con crescente nostalgia. E magari con esso un recupero di quei valori che dovrebbero essere alla base dello sport, che lo sono in altre discipline meno soggette all’impianto strumentale che circonda il pallone. Ecco perché è fondamentale dare il giusto risalto al calcio femminile, perché questa data è a suo modo storica. Potrebbe rappresentare una variante socialmente più adeguata in termini di contesto, un passo indietro per cercare finalmente di compiere l’agognato passo in avanti. In termine di mentalità, s’intende, valore che in generale in Italia scarseggia, ma nel calcio ancora di più.

UN INNO DI RIVINCITA

La storia d’Italia è una storia di battaglie, soprattutto al femminile. Il taglio è quello di un paese mentalmente arretrato in materia. Ci sono molte zone della penisola in cui non c’è simmetria tra i due sessi, in cui vigono ancora piani gerarchici. La tanto agognata parità dei diritti è stata raggiunta idealmente, ma de facto spesso non trova piena realizzazione. Il calcio è, come spesso accade, specchio della società e qui questa asimmetria è a dir poco evidente. Juventus-Fiorentina diventa dunque un inno di rivincita per tutte quelle donne che indossando degli scarpini vengono viste con occhio sospetto. Per quelle donne che sono costrette entro logiche di concezione medievale, eppure tristemente ancora attuali. E spaziando oltre il rettangolo verde per tutte quelle donne che ogni giorno lottano per la propria affermazione, in un mondo che continua a vederle come una pedina fuori posto. Per tutte quelle donne che in ogni ambito si sentono quotidianamente messe continuamente in discussione e non valorizzate da uomini che pretendono di relegarle, mantenendo la metafora calcistica, in panchina.

Juventus-Fiorentina è quindi a suo modo una vittoria. Una vittoria che va oltre il pretesto, il semplice match. Una vittoria delle donne in quel terreno che gli uomini cercano di custodire gelosamente. E i risultati di questa caratterizzazione esclusivamente maschile del mondo del pallone si vedono e purtroppo non sono positivi. Lo specchio più grande di questo fallimento è il clima negli stadi. Sfottò e rivalità hanno lasciato posto ormai a insulti e odio. Sani valori sono diventati mali degeneranti una volta superata la linea dell’esagerazione. Per provare a cambiare mentalità è necessario offrire un modello positivo a cui ispirarsi. Modello che il calcio femminile può rappresentare, quantomeno in termini di idealità. Può essere un’alternativa in questo senso: in termini di esempio ovviamente, non di modalità. Il calcio femminile non può sostituire quello maschile, è logico e nessuno se lo aspetta, ma può riportarlo sulla strada giusta.

Che questa occasione non sia dunque un fuoco fatuo, che non si aspetti un’altra pausa per le nazionali per dare risalto al calcio femminile. La speranza invece è che questo evento apra la via ad una valorizzazione che in questo momento storico non sembra solo necessaria, ma indispensabile. Perché è ora di rinnovare mentalmente il calcio italiano e questa può essere una via interessante per farlo

Un passo indietro per andare avanti, l’ora del cambiamento è arrivata.