Ci sono volte in cui allenamenti e spogliatoi si trasformano in un ring di wrestling. La sacralità dello spirito di squadra di ogni spogliatoio non dovrebbe mai essere messo in discussione, ma non sono rari i casi di risse tra compagni di squadra. Una nuova bufera si è abbattuto sul mondo giallorosso che, dopo l’esonero di Di Francesco e la sconfitta in casa della Spal, sta vivendo una settimana da dimenticare. Come rivelato infatti dal Corriere dello Sport e confermato dalla Gazzetta, sembra che nell’intervallo di Ferrara Edin Dzeko e Stephan El Sharaawy siano stati protagonisti di una lite furiosa per poco non sfociata in una rissa da strada. Il nervosismo in casa Roma è evidente, testimoniato anche dal crudo episodio che ha coinvolto due dei senatori dello spogliatoio giallorosso. Neanche l’intervento di Claudio Ranieri ha calmato le acque: la sostituzione in favore di Perotti non è stata gradita dal Faraone, consapevole di essere stato uno dei migliori della stagione. E le parole post-partita del tecnico di testaccio confermano che il clima dalle parti di Trigoria è a dir poco rovente.

KESSIÈ E BIGLIA: QUANDO VOLA UNA PAROLINA DI TROPPO…

Il tutto accade poche ore prima del battibecco Kessiè-Biglia di cui Carlo Pellegatti ha parlato QUI. I rossoneri, sotto nel punteggio nel derby, hanno bisogno di forze fresche in attacco. E Gattuso butta nella mischia Patrick Cutrone al posto di Kessiè. L’ivoriano, però, non gradisce la sostituzione e si lascia scappare qualche parolina di troppo che evidentemente non viene ignorata da Lucas Biglia. L’argentino, leader in campo e soprattutto nello spogliatoio, chiede al numero 79 di portare rispetto verso la decisione dell’allenatore e nei confronti del compagno appena entrato. I due finiscono per litigare animosamente in panchina, immagine che il mister Gattuso non avrebbe mai voluto vedere. Kessiè e Biglia, che si sono subito chiariti in diretta tv, probabilmente verranno multati. Per l’ivoriano si valuta un turno di stop e non è detto che questo atteggiamento, che ha irritato molto Casa Milan, non possa avere anche risvolti sul mercato.

La cosa che fa male è l’immagine che si è vista sull’uscita di Franck Kessiè. Per me è la sconfitta più brutta. Per come vedo il calcio io è qualcosa che non ci sta. Stiamo facendo fatica in questi anni anche perché ci vuole rispetto per tutti, non è stata una scena bella da vedere. E’ stata una doppia sconfitta, sia in campo che comportamentale, la responsabilità è la mia, parlerò in questi giorni“.

IL CASO ICARDI

Il caso che sta tenendo banco in queste settimane è soprattutto il caso Icardi. L’argentino, capitano fino a un mese fa, dopo esser stato “spodestato” della fascia ha iniziato una battaglia solitaria che lo ha portato a rimanere, di fatto, fuori rosa fino a qualche giorno fa.  Il rapporto con gli slavi, in particolare i croati Brozovic e Perisic, sembra ormai compromesso. I due giocatori rossocrociati non hanno gradito alcune dichiarazioni fuori luogo della moglie-agente di Mauro Icardi il cui ruolo in questa difficile vicenda è tutt’altro che di secondo piano. Alcune uscite social, post enigmatici e criptici e un poco chiaro problema al ginocchio hanno fatto da contorno a questa situazione, a tratti imbarazzante come confermato più volte dall’alta dirigenza interista, che solo pochi giorni fa sembra esser giunta ad un punto di svolta.

Il numero 9 nerazzurro è finalmente tornato in gruppo, accolto però solo dai pochi giocatori rimasti ad Appiano e non partiti con le Nazionali. Un suo addio a fine stagione, complice l’esplosione del Toro Lautaro Martinez (a segno anche nell’ingloriosa amichevole dell’albiceleste contro il Venezuela l Wanda Metropolitano) sembra sempre più vicino. È difficile fare ora ipotesi: la famiglia preferirebbe rimanere in Italia, proprio a Milano, ma i rapporti con Zhang e con Luciano Spalletti sono ai minimi termini. Ecco perché non sono da scartare le possibilità di andare via direzione Torino sponda bianconera, con la Juventus pronta ad un altro colpo da novanta. Alla fine della stagione mancano ancora due mesi e tante partite, e il futuro dell’ormai ex capitano dell’Inter è ancora tutto da scrivere.

DZEKO, ICARDI, OSVALDO, IBRA E NON SOLO

Rimanendo in Italia, nel giugno 2017 ha fatto scalpore quanto avvenuto nella gara tra Grecia e Bosnia valida per le qualificazioni in vista del Mondiale di Russia. I protagonisti sono ancora due giocatori della Roma: Dzeko e Manolas si stuzzicano durante tutta la partita e al termine della gara hanno un acceso diverbio. Il carattere fumantino dei due calciatori giallorossi di certo non aiuta e a distanza di anni la preoccupazione in casa Roma non diminuisce.

Anche sulla sponda dei Navigli sembra che alcuni giocatori siano in qualche modo recidivi. Nel gennaio del 2015 durante la partita Juventus-Inter poi conclusasi sull’1-1, Icardi e Osvaldo litigarono platealmente in mondovisione. Il motivo? Un pallone non passato. Insomma, esistono ragioni per litigare ben più gravi. Ma il comportamento dell’italo-argentino non andò giù né all’allenatore Mancini né alla dirigenza, che fu quindi costretta a cacciarlo e a cederlo al Boca Junior. Osvaldo ora si è dato alla musica ma il rimpianto di non aver saputo gestire certe emozioni sicuramente rimane.

“Avrei voluto dare un cazzotto ad Icardi in mondovisione. E il giorno dopo litigai con Mancini. Feci a botte con lui che fu costretto a cacciarmi per non perdere autorevolezza. Andai nel suo ufficio piangendo, mi vergognavo

Sempre a Milano nel lontano 2010 è andata in scena una rissa tra due compagni che potrebbe tranquillamente entrare nella storia. Perché? Semplice. Perché Ibrahimovic, al tempo la star del Milan, uscì sconfitto da un faccia a faccia con Onyewu. Incredibile ma vero. Due omoni da quasi due metri e da 100 chili ciascuno. Una rissa da wrestling. La cosa più incredibile è che sembra che il fuoriclasse svedese non avesse avuto la meglio sullo statunitense (in due anni in Italia ha calcato il campo solo una volta). Un intervento scomposto del difensore americano innervosì non poco l’attaccante rossonero che rispose per le rime.

“C’è stato un intervento duro in allenamento, io ho avuto la brillante idea di andare a dividerli. E ho preso uno schiaffo da una parte e uno dall’altra, sono stati 25 minuti a terra a menarsi senza che nessuno andasse lì…”.

Queste sono le parole di Rino Gattuso, ora mister del Milan, che all’epoca si trovò davanti due giocatori forse più “cattivi” e pazzi di lui. Anche altri componenti di quella squadra hanno poi confermato l’accaduto: Massimo Ambrosini lo ha definito uno dei momenti più paurosi della sua carriera e tanti altri preferirono guardare anziché intervenire e ricevere lo stesso trattamento riservato a Ringhio Gattuso.

GLI ESEMPI DA NON SEGUIRE: JOEY BARTON E LEE BAWYER

Quando si parla di risse e calciatori “cattivi” non può non essere nominato sua maestà Joey Barton. Nel 2007 il centrocampista all’epoca del Manchester City decise di colpire il compagno Ousmane Dabo al viso. Il francese, che ha poi vestito anche la maglia della Lazio, perse coscienza e cadde a terra, procurandosi diversi problemi alla retina dell’occhio. Barton venne addirittura giudicato colpevole in tribunale e costretto a una pena di quattro mesi di reclusione in carcere. Cinque anni dopo, trasferito al Marsiglia, Barton inoltrò l’invito a Dabo di assistere ad una gara al Velodrome, occasione per chiarire il diverbio di anni prima. Dabo declinò approfittandone per rimarcare l’attitudine violenta e aggressiva che da sempre caratterizzata la carriera di Joey Barton.

Come Barton, anche un certo Lee Bowyer fu personaggio avvezzo alla violenza. Nel 2005 durante un Newcastle-Aston Villa il centrocampista delle Magpies se la prese duramente con il compagno Dyer reo di mancato passaggio. I due poco più tardi arrivarono alle mani. L’intervento di Barry, all’epoca capitano dei Villans, riuscì a separare i due compagni di squadra. Bowyer e Dyer vennero multati e sospesi per sei partite.

Non andò meglio al portiere tedesco Jens Lehmann, storico estremo difensore della Nazionale tedesca a metà anni 2000 e dell’Arsenal tra il 2003 e il 2008. Poco prima di trasferirsi in Inghilterra, il portiere e il compagno Marcio Amoroso, al Borussia Dortmund, furono protagonisti di una accesa lite che ebbe risvolti quantomeno curiosi. Dopo aver subito gol il portiere tedesco rimproverò pesantemente il suo compagno, additato maggior colpevole del gol subito, raggiungendolo fino a centrocampo per spingerlo fisicamente. Il diverbio tra i due, prima di scoppiare in una vera rissa, venne sedato dall’arbitro che espulse Lehmann. La beffa? Che il gol venne poi annullato.