Il momento negativo della Nazionale Italiana di calcio è unico nel suo genere. La “cura Mancini” sta portando nuova linfa ed entusiasmo all’ambiente, questo è certo, ma è ancora troppo presto per trarre valide e concrete conclusioni. La FIGC va rivoluzionata in toto, partendo dalla base dove tutto nasce. I vivai, cuore pulsante del calcio, dove crescono i futuri campioni. I giovani italiani non smettono di trovare difficoltà, e i ragazzi, infatti, faticano a trovare minutaggio e continuità di rendimento nelle massime leghe professionistiche, in un circolo vizioso che, nel tempo, ha portato al fallimento degli Azzurri.

E Federico Bonazzoli ne è un lampante esempio. Un emblema simbolo di quel movimento giovanile dalle premesse vincenti che poi col tempo si perde. Vuoi per occasioni mancate o talento non all’altezza, vuoi per il poco o nullo spazio e fiducia concessi. Un fenomeno all’insegna di incessanti cambi di maglia che non aiuta loro e tutti noi in un processo di costante e mediata crescita che deve essere garantito alle promesse di domani.

ANTIPASTO DI UNA CARRIERA VINCENTE

Il copione della carriera di Federico Bonazzoli sembra essere all’insegna di quelle premesse dolci e promettenti in grado di esaltare i tifosi. Uno spartito che sembra designare per lui un percorso roseo e vincente.

I primi passi dell’attaccante nel mondo del calcio parlano da sè. Le sue qualità prendono sempre più forma nel settore giovanile dell’Inter, una fabbrica di talenti come poche al mondo, di calciatori destinati alla grandezza. Da Bonucci a Balotelli, passando per il più recente prodotto dei nerazzurri, Nicolò Zaniolo. Una cosa è certa: se passi per il vivaio della Beneamata puoi davvero diventare qualcuno.

Partita dopo partita la stella dell’attaccante prende sempre più forma. La “consacrazione”, poi, non si fa certo attendere. Le sue prestazioni lo rendono il Golden Boy della Viareggio Cup del 2015, capocannoniere (5 i suoi gol) e vincitore del torneo. Titoli che non passano di certo inosservati all’occhio di Walter Mazzarri, così che l’allora allenatore dell’Inter decide di portarlo in prima squadra per imparare da quei grandi come Javier Zanetti ed Esteban Cambiasso, con cui sogna di giocare.

La carriera del giovane bomber tocca quindi il suo momento più roseo e promettente. Il destino non smette di sorridergli. Federico Bonazzoli, del resto, è quella promessa nerazzurra che a sedici anni esordisce con l’Inter in Coppa Italia, nella partita contro il Trapani. E’ quel giocatore che a 16 anni e mezzo, poi, scende in campo coi colori nerazzurri in Serie A, nel match contro il Chievo, subentrando a Ruben Botta, un’altra mancata promessa nel campionato italiano (questa volta scuola argentina). Una giovane età, la sua, che lo rende il secondo giocatore più giovane ad esordire con la maglia meneghina, dietro solo allo Zio Giuseppe Bergomi, che di storia all’Inter e con la Nazionale non si sarebbe mai fermato a scrivere.

L’anno dopo vola fisso in prima squadra, esordendo anche nelle Coppe Europee. Nulla sembra più poterlo fermare. All’Inter giocherà soltanto 5 partite in un anno e mezzo, ma il giovane attaccante classe 1997 è solo agli inizi e il tempo è tutto dalla sua parte.

LA CRISI DEL NOVE

Quante volte illustri luminari del pallone si sono riempiti la bocca con “bisogna lasciare spazio ai giovani italiani e farli giocare”? Ma tra il dire e il fare, si sa, c’è di mezzo un abisso. O meglio, la volontà delle società di scommettere o meno sui talenti del Bel Paese.

Una volontà che l’Inter, in questa storia, non ha avuto il tempo e la forza di mantenere. Vuoi per il momento negativo che la contraddistingueva, vuoi per il nome della società che ti impone di vincere e di farlo il prima possibile. Una serie di condizioni, queste, sfavorevoli per una ponderata e mediata crescita di giovani talenti, costretti quindi a cercare fortuna altrove. I nerazzurri nel 2015 cedono Bonazzoli alla Sampdoria per 5 milioni. L’acquisto è a titolo definitivo, i nerazzurri tutto d’un tratto no credono più nella sua stella.

Tra l’altro i blucerchiati detengono ancora oggi il cartellino del giocatore. La parentesi doriana dell’attaccante è il rovescio della medaglia di quanto mostrato finora. Un castello di promesse e speranze poco a poco crollate. Con la formazione genovese Bonazzoli scende in campo solamente 4 volte senza mai segnare. Nella seconda parentesi in Liguria, nel 2017, colleziona poi solo un’altra presenza. Nemmeno a Marassi hanno avuto la pazienza di credere in lui.

Comincia quindi, nel 2016, un’infinita odissea di prestiti e cambi di maglia, con risultati nel complesso accettabili ma che non hanno mai più contribuito a riaccenderne la fiamma del talento su cui puntare. In Serie B trova la sua nuova (e attuale) dimensione calcistica.

La Virtus Lanciano gli concede 13 presenze, 12 da subentrato. Il playout perso contro la Salernitana lo responsabilizza ma non riesce a lasciare il segno, con gli abruzzesi retrocessi in Lega Pro. Al Brescia trova maggior fortuna con 24 presenze, tornando poi a casa base a fine stagione.

L’anno successivo assapora nuovamente i massimi livelli della Serie A, questa volta con la SPAL. Nemmeno a Ferrara, tuttavia, credono nel suo talento: soltanto 11 le presenze stagionali, di cui ben 9 da subentrato. La Doria, quest’anno, lo ha “depositato” nuovamente in Serie B, al Padova. I livelli che sta mantenendo in questa stagione lasciano ben sperare per il futuro, che tuttavia sembra ancora lontano dalle premesse di inizio carriera, che sembravano delineare ben altro destino.

UN ELOQUENTE MANIFESTO

Sebbene la carriera di Federico Bonazzoli sia ancora solo agli inizi, la breve carriera dell’Azzurrino è stata fin qui tanto intensa quanto travagliata, senza mai riuscire ad incidere e convincere davvero.

14 sono stati gli allenatori che lo hanno visto fra le loro fila. Un numero che ha davvero dell’assurdo in quello che dovrebbe essere un percorso di crescita tranquillo, costante e al tempo stesso responsabilizzante. Un fattore chiave, fondamentale, che alla sua carriera è certamente mancato.

Difficile, in questo continuo vagare, confermare premesse e promesse che lo avevano reso un caposaldo delle Nazionali giovanili azzurre. E nonostante tutto rimane ancora un Under 21 di Luigi Di Biagio. Padova rappresenta l’ennesimo tentativo (fin qui ottimo nel complesso, con 28 presenze e 7 gol) di sfondare e diventare davvero grande: ancora in Serie B, ancora un nuovo prestito.

Nel segno di un calcio italiano che più che mai deve combattere queste difficoltà per i giovani, Federico Bonazzoli rimane un emblema e simbolo di una realtà del nostro pallone da sconfiggere, per tornare grandi.