“Stiamo cercando di fare di tutto ma questo è un momento molto particolare: prendiamo gol al primo affondo, poi riusciamo a pareggiare, e onestamente non so neanche come, ma alla prima occasione nel secondo tempo subiamo subito il secondo gol. È dura, noi cerchiamo di aiutare questa squadra ma non è facile, gli altri corrono di più e ti mettono in mezzo. Diventa difficile lavorare”.

Le parole di Claudio Ranieri al termine del match parlano da sè. Un discorso amaro, sconsolato, figlio di una prestazione clamorosa nel suo divenire. Perché perdere contro i vice Campioni d’Italia è un qualcosa da tenere in conto in un campionato competitivo come quello di quest’anno. Ma i problemi fisici e soprattutto mentali sembrano davvero non abbandonare mai i giallorossi, reduci dall’ennesimo passo falso di una stagione dalle mille controversie.

Il Napoli sorride nell’ennesima prova di forza che alimenta il morale in vista dell’Europa League. Ancelotti può dirsi più che soddisfatto della qualità dei suoi, emersa nel corso dell’incontro, la Roma invece riflette, senza aver ancora trovato una risposta definitiva ai suoi problemi, la quadratura di un cerchio costellato di problemi. Amarezze e rimpianti a non finire per una Lupa che vede il sogno Champions svanire a poco a poco. Tutto è ancora possibile, ma diventa sempre più complicato.

L’ANALISI TATTICA: IL PRIMO TEMPO…

Il pomeriggio dell’Olimpico è più infuocato che mai; la tensione è palpabile nel big match del derby del sole. Il momento dei giallorossi ha bisogno di una scossa, ora più che mai. Battere i partenopei sarebbe un’impresa ardua, questo è certo, ma darebbe una spinta decisiva ad un morale da ricostruire, in questo rush finale di stagione.

Le formazioni in campo sono i fiori all’occhiello delle due squadre. Il 4-3-3 di Ranieri vede il ritorno da titolare di Diego Perotti ad affiancare Dzeko in attacco, con Schick sulla destra. Nzonzi e Cristante affiancano capitan De Rossi a centrocampo, confermata la difesa Manolas-Fazio. Per il Napoli il 4-4-2 “made in Ancelotti” è d’obbligo. Vincere contro la Roma significherebbe mettere un’ulteriore ipoteca su un secondo posto da confermare più che mai in campionato, in vista della corsa all’Europa League. Milik e Mertens guidano l’attacco partenopeo, con Verdi a sostituire Insigne sulla sinistra, Maksimovic sostituisce l’indisponibile Raul Albiol in difesa, confermato Meret fra i pali.

Gli Azzurri cominciano col piglio giusto. 4 minuti ed è subito Milik show, con un gol straordinario: lancio di Verdi per il polacco, protagonista di un controllo al volo di tacco a girare la palla col sinistro, per poi insaccare la rete sul primo palo. Lo stadio si ammutolisce, il Napoli esulta. La differenza del morale fra le due squadre è evidente. La partita del polacco ha dello straordinario: con l’80% di passaggi vincenti, 2 tiri da dentro l’area e un gol è sempre più protagonista del gioco e delle gioie dei partenopei.

Verdi (evidenziato in azzurro) serve con un filtrante alto la corsa di Milik (evidenziato in rosso) dentro l’area di rigore.

Straordinario il controllo al volo di tacco del polacco…

A battere di sinistro sul primo palo Olsen.

Il primo tempo è tutto del Napoli. Domina il pallino del gioco con una disinvoltura sorprendente, vista la caratura dell’incontro, contro dei giallorossi mentalmente non in campo. Col 63% di possesso palla gli Azzurri non danno tregua alla Lupa. Il dato sui tocchi di palla, poi, è eloquente: i 617 passaggi degli ospiti surclassano i 385 dei padroni di casa. Nel segno di un una prima metà di gara tanto concentrata quanto disinvolta per i partenopei.

Ma la tranquillità, spesso, è un’arma a doppio taglio nel calcio. Il problema partenopeo è la mancanza totale di cinismo sotto porta. Tante, tantissime le occasioni da gol e le ripartenze sbagliate, all’insegna un eccesso di fiducia o imprecisione. 20 sono stati i tiri del Napoli nel corso della partita, a fronte dei 14 giallorossi. La differenza, in questo caso, la fanno le conclusioni verso la porta: 10 per gli Azzurri, solamente 3 nei 90 minuti della Roma.

Al minuto 31 Verdi si fa ipnotizzare da Olsen: il numero 9, solo davanti al portiere, calcia clamorosamente addosso all’estremo difensore, fallendo il secondo gol. 5 minuti dopo il Napoli si vede annullare il raddoppio: millimetrico il fuorigioco di Mertens su assist di Milik.

La squadra di Ranieri si rende pericolosa solamente in due occasioni: un colpo di testa di Nzonzi (minuto 18) e un tiro di Perotti (al 33‘) non sono sufficienti ad impensierire un Meret di fatto spettatore per tutto il primo tempo. O quasi.

Sul finire del primo tempo la Roma tenta per la prima volta una prepotente reazione, che di fatto arriva. Vuoi per il tocco di mano di Mario Rui su colpo di testa di Nzonzi, vuoi per il fallo di Meret su Schick in area, il risultato non cambia: Calvarese indica il dischetto, al 48‘ è calcio di rigore per la Roma.

Diego Perotti regala la freddezza dagli 11 metri dei campioni e dal dischetto non sbaglia, spiazzando il giovane portiere. La Lupa agguanta un insperato pareggio sul finire di tempo.

…IL SECONDO TEMPO

L’imperativo categorico della Roma nel secondo tempo deve essere uno solo: vincere, per mantenere viva una corsa Champions più importante che mai per questi colori. Ma fra il dire e il fare ci sono di mezzo due fattori: la forza del Napoli e i problemi dei giallorossi, che con questa prestazione si sono condannati di fatto da soli.

L’inizio della ripresa giallorossa è certamente da dimenticare. Un modus operandi, quello della squadra di Ranieri, che passa per il clamoroso errore di Olsen in occasione del raddoppio partenopeo. Mertens non può sbagliare a porta vuota: al 50‘ è 2 a 1 per il Napoli. Il 78esimo gol del belga con la maglia del Napoli gli permette di raggiungere un mostro sacro come Edinson Cavani.

Olsen in tuffo non riesce ad a fare suo il pallone crossato dalla destra. Il clamoroso errore del portiere spalanca la porta vuota a Mertens, che non può sbagliare.

Il gol degli Azzurri decreta di fatto la fine dell’incontro, in concomitanza con l’inizio del più totale tracollo giallorosso. La squadra di casa non mostra la ben che minima reazione e dopo 4 minuti subisce il 3 a 1. Questa volta Verdi non sbaglia, servita dallo scavetto di Fabian Ruiz a smarcarlo. In mezzo all’area di rigore, nel segno di un pessimo posizionamento dei difensori. A proposito di difesa, la percentuale di contrasti vinti dai padroni di casa è stata del 61%, a fronte del 78% di quelli vinti dal Napoli.

Le speranze di riaccendere l’incontro si spengono definitivamente. Il Napoli, questo Napoli, del resto, è troppo forte, troppo sicuro ed equilibrato rispetto ai timidi e spaesati avversari. Ranieri dalla panchina chiede una reazione che non arriva. Manca il carattere la voglia di mettersi realmente in gioco, dando tutto in campo. Nemmeno l’innesto di Zaniolo al posto del fischiato Schick dopo un’ora cambia le sorti di una partita ormai segnata.

La traversa a porta vuota colpita da Nzonzi al 73‘ racconta il pomeriggio dei capitolini. La cui unica nota positiva è stata la prestazione di Daniele De Rossi. Un incontro giocato col cuore, contro tutto e tutti, compagni compresi nella loro non voglia di ribaltare il risultato. Il capitano nei suoi 82 minuti giocati ha vinto il 100% dei contrasti e l’80% dei duelli. Chapeau per l’unica, grande certezza di questa squadra.

A dieci minuti dalla fine arriva anche il poker partenopeo firmato da Younes che affonda definitivamente il pomeriggio capitolino. Un risultato giusto vista la differenza di valori in campo.

UN PERIODO SENZA FINE

Dal trionfo al baratro“. Così potrebbe essere definito il cammino della Roma, quantomeno nelle premesse della sua stagione. Da semifinalista in Champions League a un clima di tensione senza fine come quello attuale, all’insegna di tanti, pesanti passi falsi. Dalla clamorosa eliminazione in Europa contro il Porto alla pesante sconfitta in Coppa Italia per 7 a 1 contro la Fiorentina.

Il problema sembrava essere Di Francesco, ma nemmeno un allenatore capace di miracoli come Claudio Ranieri ha saputo rivitalizzare questa squadra. Una formazione di nome più che di fatto, un gruppo tenuto insieme solo dal desiderio di finire quanto prima una stagione controversa, all’insegna di litigi, incomprensioni dentro e fuori dal campo e chiacchiere che non fanno bene a quei tifosi speranzosi di vero, grande calcio.

Il cuore di De Rossi non è bastato. La grinta è ciò che deve venir fuori dalle giocate di giocatori che, un tempo, facevano impazzire i tifosi giallorossi, regalando loro emozioni che solo le prime 4 d’Europa possono godersi appieno.

Il Napoli, come detto, si gode una vittoria che conferisce morale e la consapevolezza di poter dire la sua ovunque, in qualunque campo e contro chiunque. In primis contro l’Arsenal in Europa League. Il secondo posto, del resto, è ormai blindato, a 15 lunghezze di distanza da un’Inter al terzo posto. Per la Roma, invece, scavalcata in classifica anche dall’Atalanta, adesso la strada che porta in Champions diventa una montagna quasi invalicabile. Nel segno dell’ultimo obiettivo stagionale da raggiungere a tutti i costi, per salvare un’annata da dimenticare.