Nell’era in cui la potenza di una squadra si evince da quanto fattura e la bravura di un giocatore dal suo conto in banca, parlare di piccole realtà che solo 21 anni fa lambivano il sogno di poter salire sul tetto d’Europa grazie ai propri sforzi è come raccontare di “una galassia lontana, lontana…”.

Il 2 Aprile ricorreva il 21º anniversario della “Partita della storia” fra il Chelsea di Zola e Vialli ed il piccolo grande Vicenza, fresco vincitore della Coppa Italia contro il Napoli e ad un passo dalla finale di Coppa delle Coppe. Un doppio scontro unico che rimarrà per sempre nella storia del club e nel cuore del pubblico vicentino, protagonista anch’esso nella straordinara cavalcata europea dei ragazzi di Francesco Guidolin, regista di questa indimenticabile sceneggiatura.

RISALIRE LA CHINA

Seppur amara nel risultato, la magica notte dello Stamford Bridge consegna ai Lanerossi la gloria di aver sfiorato un’impresa europea ed il giusto premio ad un gruppo che ha saputo rialzarsi dopo gli anni bui a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. È di poco prima, infatti, la gloriosa avventura del Real Vicenza del presidente Farina che riuscì ad ottenere il secondo posto in campionato nel ’78 grazie ai goal di Paolo Rossi (24 in quella stagione che lo eleveranno a capocannoniere del torneo) ed al meraviglioso lavoro del tecnico Fabbri, capace di portare i bianco-rossi dalla Serie B all’esordio in Coppa Uefa nel giro di una sola stagione.

Ma la scalata di quel “Real” fu come quella di un arrampicatore inesperto, arrivato in cima con poco ossigeno e dunque costretto a tornare immediatamente a valle. In pochissimo tempo, infatti, il Vicenza retrocede prima in Serie B e poi addirittura in terza serie: è la fine di un’epoca d’oro, segnata però da venti splendidi anni di permanenza in Serie A, tra il 1955 e il 1975.

IL GRANDE RITORNO

La fine di quel grande ciclo viene definitivamente sancita da Farina che decide di vendere il club e di affidarlo all’industriale tessile Pieraldo delle Carbonare, il quale rilancia la società sotto il nome di Vicenza Calcio. È il momento cruciale della storia dei Lanerossi che in quell’istante avviano il processo di crescita che li porterà ad un passo dalla gloria. Dopo il ritorno in Serie B nella stagione ’92/’93, la promozione in Serie A viene colta da un allenatore in rampa di lancio e pronto a riscattarsi dopo la brutta esperienza con l’Atalanta: Francesco Guidolin costruisce una squadra solida, composta da ottimi giocatori come Fabio Viviani, Roberto Murgita e la bandiera Mimmo di Carlo (attuale tecnico del Chievo), che ottengono il terzo posto in cadetteria e lo storico ritorno nella massima serie.

Il neo presidente dimostra di avere a cuore il progetto vicentino e per la promozione regala a Guidolin innesti importanti come Otero, Bjorklund e Mendez. Grazie a un bel gioco e un gruppo compatto e di qualità, il Vicenza chiude la prima stagione ottenendo la salvezza e salendo addirittura al nono posto e riconfermandosi nella stagione successiva, quella della leggenda.

PARADISO BIANCO-ROSSO

L’altro grande protagonista di questa storia epica è il destino, in grado di muovere i fili della vicenda e di regalare una stagione da sogno a un club precipitato perfino nell’inferno della Serie C, ad esattamente 20 anni da quel mirabolante secondo posto.

Se in campionato i vicentini si migliorano di una sola posizione rispetto all’anno precedente, il teatro dei sogni di quel ’97 diventa la Coppa Italia: dopo l’agevole eliminazione di Lucchese e Genova, ai quarti di finale i Lanerossi superano anche il Milan grazie al 1-1 di San Siro dopo lo 0-0 al “Menti” di Vicenza. È la scintilla che fa esplodere nei bianco-rossi la consapevolezza di non essere una semplice favola ma una solida realtà, con tutte le carte in regola per alzare il trofeo a fine percorso.

La semifinale è un capolavoro di nostalgia. L’avversario è il Bologna di Ulivetti, tecnico che riportò il Vicenza in Serie B nel ’93 e che ora tenta di risollevare le sorti dei rossoblù, altra grande del nostro campionato segnata dalle fatiche dei difficili anni recenti ma appena tornata a banchettare tra i top club italiani. I bianco-rossi vincono in casa grazie alla rete di Murgita, pareggiata al Dall’Ara da Scapolo; a due minuti dal termine, però, Cornacchini mette a segno il goal che vale la storica finale, un complicato doppio confronto con il Napoli.

Ancor più del prodigioso risultato finale e della bellezza delle due gare, resta indimenticabile il clima vissuto al San Paolo prima e al Menti poi, vestiti entrambi a festa per l’occasione unica e stracolmi di un pubblico vicino alla propria squadra dal primo all’ultimo minuto. E proprio la bolgia azzurra travolge i vicentini che all’andata riescono a limitare il passivo di 1-0 grazie al goal di Pecchia; al ritorno i Lanerossi riagguantano la partita con il tap-in vincente di Maini e ai supplementari, a due minuti dai calci di rigore, un altro Rossi (questa volta Maurizio) completa la rimonta, prima del definitivo 3 a 0 di Ianuzzi che manda in estasi il pubblico di casa. È un trionfo che vale il primo titolo storico per il club e soprattutto il grande ritorno in Europa a due decenni di distanza: il Vicenza giocherà la Coppa delle Coppe ’97/’98.

LUISO SHOW E FESTIVAL DEL GOAL

L’impresa appena compiuta diventa occasione per celebrare gli eroi di una stagione da sogno: i tifosi tributano in particolare l’oculato lavoro di Guidolin e dei suoi ragazzi ma soprattutto quello dell’amministratore delegato Gasparin, fautore principale della ricostruzione di una squadra presa in terza serie e riportata in Europa in soli 6 anni: un vero e proprio capolavoro imprenditoriale.

Ma il meglio deve ancora venire perché è lo stesso Gasparin ad allestire una squadra straordinaria (e di futuri campioni) per il grande ritorno in Europa. Dal mercato infatti arrivano Luiso, Baronio, Coco, Di Napoli, Zauli, Schenardi, Stovini e Ambrosini che sanciscono il definitivo salto di qualità di un team composto da ottimi giocatori, pronti a onorare al meglio il cammino in Coppa delle Coppe.

L’inizio è sicuramente dei più ardui e pone di fronte un Legia Varsavia collaudato e con molta più esperienza in campo internazionale. Il Vicenza, tuttavia, gioca con la maturità di chi partecipa abitualmente a queste competizioni e dopo il 2 a 0 interno siglato da Luiso e Ambrosetti, in Polonia basta l’1-1 per passare il turno, dove ad attendere i veneti c’è uno Shaktar Donetsk ancora acerbo rispetto all’ottima squadra attuale. Difatti, il doppio scontro si chiude agevolmente sul 5 a 2, grazie al solito Luiso che realizza addirittura 3 goal tra andata e ritorno.

L’approdo ai quarti di finale è già un grandissimo risultato, ma il Vicenza non mostra segni di stanchezza ed un sorteggio benevolo pone di fronte gli olandesi del Roda Kerkrade, spazzati via già nella gara d’andata grazie al pesantissimo 4-1 e annichiliti dal pesantissimo 5-0 del Menti il 19 Marzo 1998. I tifosi sembrano increduli: una squadra ripartita dal nulla, ora può seriamente giocarsi delle grosse chance di raggiungere la sua prima finale europea: nell’urna restano il Chelsea, la Lokomotiv Mosca e la tedesca Stoccarda.

IMPRESA SFIORATA

Questa volta il destino non si mostra particolarmente amico ma regala ai vicentini e all’Italia intera la possibilità di andarsela a giocare con il fenomenale “Chelsea degli italiani”, composto da Zola, Di Matteo e il primo allenatore-giocatore italiano a partecipare ad una semifinale europea: Gianluca Vialli.

Così, il 2 Aprile 1998 va in scena la “partita della storia”: il pronostico è tutto a favore degli inglesi per esperienza, blasone e trofei vinti ma come accade spesso in questi casi, il destino muove proprio quei fili che ribaltano ogni previsione. Ad andare in vantaggio infatti, sono proprio i vicentini grazie ad uno straordinario goal di Zauli che i padroni di casa riescono a difendere per tutto il match, nonostante il Chelsea sfiori più volte il pareggio.

Una favola a cui neanche un bambino avrebbe potuto credere: vincere contro il Chelsea e giocarsi il tutto per tutto allo Stamford Bridge, con maggiori possibilità degli avversari di approdare in finale. Un intreccio straordinario che neanche i fratelli Grimm avrebbero potuto anche solo immaginare. Così Guidolin decide di riconfermare per la gara in Inghilterra lo stesso undici dell’andata e la scelta paga subito: il solito Zauli dopo un dribbling secco, scucchiaia per Luiso che con un secco diagonale fa fuori De Goey. Il piccolo Vicenza è in vantaggio in casa del grande Chelsea.

Il sogno, però, dura pochissimo e il Vicenza si ritrova a mordere un’avvelenatissima mela: dopo soli 3 minuti i londinesi pareggiano con Poyet e ad inizio ripresa la coppia Vialli-Zola confeziona la rete del vantaggio. Ai Blues basterebbe un goal per superare il turno e Vialli pesca dal suo mazzo la carta vincente, sostituendo Hughes per l’ex United e Barcellona Morris che, al minuto 76, supera Brivio con un letale diagonale di sinistro. Il Vicenza prova a reagire fino all’ultimo ma l’espulsione di Ambrosini prima e le doppie occasioni fallite da Luiso e Di Napoli a pochi minuti dalla fine spengono definitivamente ogni ambizione di cloria. È la parola “fine” ad una pellicola bianco-rossa che in quel ’98 fece sognare una tifoseria e un paese intero, ma senza regalare il lieto fine.

“CON IL VAR AVREMMO VINTO LA COPPA”

Un anno fa, in occasioni del ventesimo anniversario da quella magica e triste notte, il Toro di Sora Luiso è tornato a parlare di quella gara:

Serata fantastica, indimenticabile. Peccato per il risultato e per il mio gol del raddoppio annullato, con il Var avremmo vinto la Coppa! Nella mia mente c’è sempre l’immagine dopo la rete dell’1-0, quando zittii lo stadio, una scena che avevo preparato prima della gara. Mi rimane anche la soddisfazione di essere stato il capocannoniere della penultima edizione della Coppa delle Coppe grazie agli otto gol realizzati”.

L’attaccante fu protagonista assoluto di quella cavalcata e quel goal annullato fu sicuramente il rimpianto più grande della su carriera. Luiso era l’anima di quel Vicenza in grado di risollevare le proprie sorti e sicuramente meritevole di assaporare il gusto di guardare l’Europa dall’alto al basso, almeno per una notte.