Un passo alla volta. Un imperativo categorico divenuto un must per questa squadra, figlio di una filosofia che punta a far tornare grandi. Un pensiero, questo, vissuto dal Torino come meglio non potrebbe e che sta dando frutti tanto sorprendenti quanto insperati a inizio anno.

Perchè i 48 punti raccolti finora esaltano quei tifosi che sognano di rivedere i granata in Europa. Alla pari di Roma, Atalanta e Lazio, squadre ben più quotate a inizio stagione, 4 punti separano il Toro dalla Champions League, vale a dire un sogno degno delle più belle favole calcistiche. Perchè questo è davvero un “Toro da favola”.

COI PIEDI PER TERRA

Guardiamo il calcio per quello che è, a volte si vuol fare poesia“.

Le parole di Mazzarri nel post partita contro la Sampdoria riassumono un concetto chiave. Nella vittoria contro i blucerchiati, importantissima perché contro una diretta concorrente, il rischio era quello di esaltarsi troppo e di sbilanciarsi. Ma Walter è rimasto fedele ai suoi principi. Le sue parole, del resto, sintetizzano un pensiero semplice, figlio del gioco efficace che il Toro ha mostrato fin qui in campionato. E soprattutto vincente.

Basti pensare che i granata hanno raccolto 17 punti nelle ultime 8 partite. Meglio di Napoli (12), Inter, Lazio e Milan (16), e soltanto la Juventus ha saputo fare di più conquistandone 21.

Il problema del Torino versione “pre primavera” era stata l’alternanza di umori. A volte i granata hanno giocato con determinazione, altre volte invece la squadra si è addormentata, sprecando e perdendo punti lungo la via. Basti pensare ai passi falsi del girone d’andata con Cagliari, Udinese, Bologna e Parma. Ma l’arrivo della bella stagione ha regalato la cosa più importante poco a poco: la costanza, che ha saputo esaltare Belotti e compagni nel modo giusto. Il rischio di montarsi la testa e crollare era e rimane concreto, in particolare, per una squadra che da anni ormai non è più abituata a lottare per certi traguardi.

Dopotutto il merito del mister non è stato solo quello di instillare concetti tecnici efficaci, ma di lavorare sulla testa di questa squadra. Senza il morale e la dovuta concentrazione, del resto, la tattica si annulla, diventando un concetto fine a se stesso. Il trionfo (fin qui) del tecnico toscano è stato quello di pedalare, pedalare, pedalare… senza costruire inutili castelli mentali in testa e rimanendo, appunto, coi piedi per terra.

La spinta del pubblico, poi, si sta rivelando decisiva nella favola del Torino. Gli oltre 21mila tifosi presenti allo stadio “Olimpico Grande Torino”, infatti, hanno saputo dare la giusta carica ai loro ragazzi. Un tifo, quello granata, che va a braccetto con la filosofia del Toro: sognare, certo, ma partita dopo partita, senza pensare a nient’altro.

3-5-2 SCUOLA MAZZARRI

Il calcio è un gioco semplice e non una scienza nucleare. Partita dopo partita bisognerebbe sempre ragionare terra a terra“.

Le parole del mister, per quanto in linea col suo pensiero, sviano col gioco studiato e ponderato che questa squadra sta offrendo. Paragonabile ad un’orchesta teatrale, Mazzarri è il direttore che dirige i suoi musicisti, in una sinfonia dolce e vincente.

Il 3-5-2 del Torino sceso in campo contro la Sampdoria.

Ritmo, aggressività e voglia di vincere. Questa la base di partenza nella costruzione del gruppo. Incominciando dal suo estremo difensore, con un Salvatore Sirigu che sta vivendo a Torino una seconda giovinezza, una rinascita calcistica figlia di una serie di record infranti. A suon di parate “San Salvatore” è entrato nella storia del Toro, con 599 minuti senza subire reti che lo rendono il secondo portiere per imbattibilità della storia granata, alle spalle del solo Valerio Bacigalupo (690′). I 12 clean sheet del portiere sardo (secondo solo a Samir Handanovic finora) stanno alla base della mentalità vincente del Torino. Una mentalità evidente e che si riflette nella sua difesa. Il terzetto difensivo allestito da Walter Mazzarri sta sorprendendo davvero tutti.

Con Nkoulou leader del reparto arretrato si può star tranquilli. Affiancato dall’esperienza di Moretti e la forza di Djidji e bomber Izzo i granata hanno saputo concedere 28 reti in 30 giornate, senza mai scendere a clamorose sconfitte (soltanto Roma e Bologna hanno saputo segnare 3 gol al Toro in una partita). Una difesa, poi, votata all’attacco: dei 40 gol segnati, ben 10 sono arrivati dai difensori. “Nella mie squadre fanno gol tutti, mi piace giocare senza punti di riferimento“. Parola di Mazzarri, presa alla lettera dai suoi difensori col vizio della rete.

Una macchina rodata dallo spirito di sacrificio di tutti i suoi elementi, in cui tutti attaccano e tutti partecipano attivamente al non possesso, pressando e limitando le incursioni avversarie. Nel gioco moderno, dopotutto, nessuno può rimanere con le mani in mano nel rettangolo di gioco, pena la panchina.

Capitolo esterni. Nel 3-5-2 made in Mazzarri gli esterni a tutto campo rappresentano quel quid in più al servizio delle due fasi. Terzini difensivi a raddoppiare l’esterno avversario in fase difensiva (all’insegna di una difesa a 5 in caso di necessità) che poi diventano crossatori al servizio degli attaccanti in area di rigore.

Ansaldi (evidenziato in rosso) si prepara al 

Ansaldi ha qualità sopra la media e grande esperienza sulla fascia. In qualunque posizione sia collocato, quindi anche da mezzala in mezzo al campo, il suo rendimento è sempre positivo. Purtroppo gli acciacchi ne condizionano l’utilizzo; De Silvestri, poi, fa parte della categoria dei giocatori “combattenti”. La generosità non gli manca, e non difetta nell’impegno; qualche volta, però, trascura la qualità nelle giocate, e in alcune circostanze, forse, temendo di lasciar scoperta la sua zona di competenza, non affonda in avanti come dovrebbe e potrebbe per quelli che sono i suoi valori.

Ma il reparto che rappresenta il vero dilemma di questa squadra è il centrocampo. Fulcro di ogni squadra, il reparto strategico sia in fase difensiva sia in quella offensiva, e quando non detta gli equilibri del gioco, qualche problema c’è. Perchè Rincon rappresenta l’unica, vera certezza in mediana, con Baselli, Meitè, Berenguer e Lukic, poi, ad alternarsi due dei tre posti disponibili.

La difficoltà nel trovare con continuità il gol (40 le reti segnate in 30 partite) rappresenta l’ultimo, vero ostacolo da superare per diventare grandi. Un fattore parzialmente superato, con 12 reti nelle ultime 6 partite. Nel segno della qualità dell’attacco granata. Il 65% dei gol sono arrivate da azioni manovrate (26), il 20% (8) da calcio piazzato. Numeri che sottolineano una ritrovata sinergia fra le parti alla ricerca della rete.

Alcuni numeri e percentuali in merito alle situazioni da gol granata. Nella tabella in alto i gol a favore e le relative percentuali, in quella in basso i gol subiti, con le relative percentuali.

ALZA LA CRESTA GALLO!

“Belotti è un fenomeno. Ha fatto un’altra partita stratosferica. A me piacciono i centravanti di movimento e lui lo è. Mi piacciono i calciatori che ti permettono di giocare bene”.

Ancora una volta il post partita dell’allenatore granata contro la Sampdoria torna eloquente. Il bomber granata sta vivendo una stagione straordinaria, riconfermando i livelli di un tempo.

A partire della continuità di rendimento: il Gallo, infatti, è l’unico giocatore del Torino a essere sceso sempre in campo in questa stagione. 30 su 30, nel segno di una dedizione alla maglia magistrale. I 2876 minuti giocati (fin qui) lo rendono il calciatore con maggior minutaggio fra le fila torinesi. Un altro dato sorprendente è il fatto di essere stato sostituito solamente 2 volte in questo campionato.

Fattore quello delle sostituzioni che diventa ancor più significativo nel momento in cui si osservano le sue partite. Belotti corre, lotta per la squadra, alterna sponde a far salire la squadra a giocate di livello dentro e fuori dall’area. Finora ha provato la conclusione per 75 volte, andando verso la porta in 38 occasioni. E’ in tutto a per tutto il centro nevralgico della manovra offensiva granata.

Ha segnato 5 gol in altrettante partite, realizzando contro la Sampdoria la sua terza doppietta della stagione (la seconda ai blucerchiati): media di un gol a partita. Chapeau. Ma ciò che contraddistingue il capitano del Toro, al di là dei numeri, è quell’attitudine che Mazzarri e i tifosi tanto acclamano ed esaltano. Belotti è un vero trascinatore, nel bene e nel male, della sua squadra.

In occasione del primo gol contro la Sampdoria: De Silvestri (evidenziato in azzurro) crossa dalla trequarti a cercare il movimento di Belotti (evidenziato in rosso) in area di rigore…

…Belotti (evidenziato in rosso) svetta di testa, con una conclusione a battere Audero.

In occasione del secondo gol contro la Sampdoria: Belotti (evideziato in rosso) serve con un filtrante sulla sinistra il movimento di Ansaldi (evidenziato in azzurro)…

…Belotti (evidenziato in rosso) con una conclusione d’esterno destro conclude verso il palo opposto, battendo Audero.

Nel segno di un obbiettivo chiamato Nazionale, tornando a vestire una maglia Azzurra che sarebbe più che meritata per lui. Ma ancora una volta “un passo dopo l’altro“. Testa anzitutto al Torino, la squadra che lo ha reso grande, e che lui a suon di gol e giocate di livello vuol far tornare importante verso un sogno chiamato Europa.