Appassionati e addetti ai lavori guardano spesso il mondo professionistico come una realtà a sé, completamente sconnessa con le vicende quotidiane delle normali persone. Giocatori, allenatori, che sembrano vivere un’esistenza da supereroi, da persone considerate quasi invincibili. Tutto ciò non può però essere così. Si tratta difatti di persone qualsiasi, dotate solamente di un particolare talento. Uomini che nel proprio campo professionale sono giunti ad un successo tale da poter considerare la propria passione come un lavoro. Esseri composti quindi da pelle ed ossa, perituri, destinati ad una fine.

Due giorni fa, Joaquín Caparrós, attuale allenatore del Siviglia, ha deciso di rompere il silenzio svelando a tutto il panorama calcistico l’incredibile battaglia che sta conducendo contro la leucemia. Una battaglia ardua, piena di ostacoli, ma che almeno sino al termine della stagione non lo allontanerà dalla panchina andalusa. Non è tuttavia il solo tecnico, negli ultimi anni, ad aver deciso di proseguire il lavoro con la propria società (o nazionale) pur presentando evidenti malesseri fisici.

MAGNOLO EDUARDO BERIZZO

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Il fato, delle volte, riserva degli episodi assai particolari ed unici nel loro genere. Nel novembre del 2017 ad Eduardo Berizzo era stata diagnosticato un adenocarcinoma (vale a dire un tumore maligno) della prostata. L’allenatore argentino, in quel periodo, era proprio alla guida del Siviglia ed i risultati ottenuti sino a quel momento erano anche piuttosto positivi. La squadra si ritrovava a dover affrontare gli ottavi di Champions League ed al quinto posto in Liga. Prestazioni di una certa importanza, che attestavano lo spessore tecnico sia della squadra che del tecnico.

Per i suddetti problemi di salute Eduardo si è visto costretto a dover lasciare momentaneamente la squadra per ovviare alle cure del caso. Una volta fatto ritorno nel capoluogo andaluso, la dirigenza dei nervionenses ha deciso di sollevare dall’incarico l’allenatore ex Celta Vigo. Una scelta improvvisa, non particolarmente logica da un punto di vista professionale. Seppur non avesse conquistato neanche una vittoria nelle ultime quattro partite del suo corso, prestazioni di livello era senza dubbio giunte come i due pareggi conseguiti contro il Liverpool. Liverpool che alla fine di quella stagione vedrà sfumarsi il sogno europeo solamente in finale di Champions League. Dopo un’esperienza alla guida dell’Athletic Bilbao, Berizzo attualmente riveste la posizione di tecnico della nazionale paraguayana.

ÓSCAR WASHINGTON TABÁREZ SILVA

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Oscar Washington Tabarez Silva, allenatore che raramente dai propri giocatori è chiamato per nome. Tutti lo chiamano “il Maestro” per quella sua profonda conoscenza del gioco del calcio, ma, soprattutto, delle vicende umane. Quando si analizza Tabarez, prima di tutto bisogna soffermarsi sulla grande persona che è. Un uomo che, appena iniziato il proprio operato alla guida dell’Uruguay ha da subito promosso una rivoluzione calcistica del paese, puntando sin da subito su forti valori nazionalistici.

“Il successo non è fatto solo dai risultati, ma anche dalle difficoltà che si superano per ottenerli, dalla lotta permanente e dallo spirito con cui si affrontano le sfide. Il cammino è la ricompensa”

Questa una delle sue frasi più celebri, dove si può da subito notare come per Tabarez la lotta quotidiana contro un qualsiasi tipo di ostacolo sia già parte della ricompensa di un successo futuro. Il tecnico nato a Montevideo di battaglie giornaliere ne sa qualcosa. Nel 2016 gli venne infatti diagnosticata la sindrome di Guillain-Barrè, una rara patologia che colpisce il sistema nervoso per via batterica o virale e comporta disturbi ai muscoli delle gambe, del tronco e delle braccia sino ad incidere sulle funzioni respiratorie e cardiache. Questo il motivo per il quale, nel corso della partite della propria squadra, lo si ritrova a bordo campo sempre accompagnato dalla fedele stampella. Tabarez rispecchia pienamente la forza che ogni individuo dovrebbe avere nel non arrendersi difronte ad eventuali problemi. Il Maestro, oltre che grandi lezioni calcistiche, insegna giornalmente anche grandi lezioni di vita.

TITO VILANOVA

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Francesc Vilanova i Bayó, meglio conosciuto come Tito Vilanova, negli anni da allenatore ha sempre più rappresentato un punto fisso all’interno del Barcellona. Dopo un lungo periodo di apprendistato, da vice di Guardiola, la dirigenza blaugrana ha affidato nel 2012 la panchina al tecnico catalano. Nel 2011 gli venne diagnosticata una neoplasia alle ghiandole salivari. Dopo le opportune cure, sembrava che l’ex Elche e Mallorca si stesse riprendendo ma, nel dicembre 2012, una ricaduta lo costringe a lasciare il suo operato nel capoluogo catalano. Tornato nell’aprile del 2013 ha giusto il tempo di godersi la vittoria dello scudetto prima del riacutizzarsi della malattia che lo porterà, nel 2014, al decesso.

“Non è facile lasciare questo gruppo di giocatori così speciali, i compagni dello staff e gli amici con cui ho condiviso molte esperienze memorabili”

Queste probabilmente le parole che rendono davvero chiaro il legame embrionale che il tecnico aveva con città e società. Un legame fatto di numerose vittorie ma, come testimoniano anche le profonde parole, soprattutto di innumerabili affetti.

QUINDI CAPARRÓS?

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Come detto poc’anzi, Caparrós, di comune accordo con la società, rimarrà quantomeno sino al termine della stagione. Joaquín era subentrato a Machin e aveva da subito conquistato 9 punti nelle prima 4 partite. Proprio l’attuale tecnico del Siviglia, aveva quasi rappresentato un ripiego per la società. La dirigenza, non individuando candidati validi, aveva optato per una soluzione interna dato che il mister di Utrera stava già ricoprendo il ruolo di direttore sportivo. Secondo Caparrós la malattia non dovrebbe incidere particolarmente sulla gestione degli impegni sportivi e sulla sua vita in generale. Inoltre, ad oggi, ha affermato di non seguire alcun trattamento specifico. Parole che suonano molto di circostanza, orientate a smorzare le forti tensioni create da questa non piacevole situazione.