Il talento è quella scintilla luminosa che permette a chi lo possiede di fare cose fuori dall’ordinario, di andare oltre il consentito e, sopratutto, di sognare in grande; la differenza nell’ottenimento del risultato è poi quanta convizione, forza di volonta e spirito di sacrificio si associano al talento innato. Queste sono però sentenze note, frasi di circostanza che si ripetono ai ragazzi delle varie cantere che, in un mondo complesso come quello del calcio, devono prima di tutto capire come mettere a frutto le proprie capacità senza scivolare nel dimenticatoio. Cosa succede però quando la testa e il talento vanno di pari passo e il futuro sembra tingersi in fretta dei colori giusti, ma un demone incontrollabile inizia a divorare lentamente la carriera di un ragazzo di Santander? La risposta l’ha data Sergio Canales, diez classe ’91 che all’alba dei ventotto anni ha sconfitto i suoi demoni tornando a splendere in Liga.

UN FUTURO TINTO DI BLANCO?

Come succede quasi tutte le volte in Spagna, al primo barlume di talento una tra Real Madrid e Barcellona mette gli occhi su di te: Canales, a diciassette anni, non solo aveva talento da vendere, ma con il suo mancino iniziava a disegnare calcio in maniera sublime, così che dopo due stagioni di apprendistato al Racing Santander, il Deportivo prima, e il Real Madrid poi scelsero di puntare su di lui. Sette i milioni investiti dalla Casa Blanca per assicurarsi il talentino in maglia neroverde, che del centrocampo faceva la sua zona di caccia preferita con licenza di svariare sulla trequarti e optando, alle volte, per le fasce laterali. Inserito nella lista dei migliori talenti nati dopo il 1989 da “Don Balon” nel 2010 (avvenimento ripetutosi nel 2012 con i calciatori nati dopo il 1991), Canales stava dando ampia prova del suo talento con la maglia delle nazionali spagnole giovanili, con le quali conquistò il campionato europeo disputato in Turchia nel 2008. Gradualmente il giocatore si stava preparando al salto tra i grandi del calcio.

L’ADDIO AL REAL E L’APPRODO AL VALENCIA

Quanto pesa la maglia blanca del Real Madrid? Un’enormità, sopratutto per un ragazzo che colleziona solamente sei presenze in stagione e che si trova a dover competere con mostri sacri del calibro di Kakà e Xabi Alonso. Il Real madrid di allora era, tanto quanto quello della stagione in corso, infarcito di campioni al punto da non permettere a un canterano del Racing di trovare quel poco spazio necessario ad ambientarsi e a mettere in mostra il suo talento. Le premesse però non potevano essere ignorate, e il Madrid decise di mandarlo in prestito al Valencia dove avrebbe fatto esperienza di calcio d’élite formandosi per un probabile futuro in maglia blanca. Con la maglia del Valencia colleziona tre goal in quarantatré presenze giocando con i pipistrelli per due stagioni, ma è proprio dalle parti del Mestalla che il suo demone si fa vivo, annichilendo l’ascesa del suo talento.

CRACK

Ottobre 2011: non fa in tempo ad ambientarsi dalle parti del Mestalla che il crociato sinistro fa crack per la prima volta. La partita è di quelle di cartello, contro il Valencia gioca l’Athletic Bilbao e l’ex Real Madrid è fra i più attesi dai tifosi del Mestalla; il demone non si fa scrupoli e interviene sul ginocchio una prima volta, portadogli via le successive trentasette partite e costringendolo ai box fino a marzo dell’anno successivo.
Aprile 2012: Il rientro in campo è datato fine marzo 2012, un calvario infinito per un ragazzo di ventun’anni appena compiuti che finalmente ha potuto mettere a tacere il suo demone rinchiudendolo nella stanza più oscura del suo Io interiore. Arriva il 26 aprile e con esso la partita contro il Betis Siviglia, tappa che nella sua carriera sarà fondamentale qualche anno dopo: il crociato si rompe nuovamente, la disperazione pervade l’animo del ragazzo, sembra che sia davvero finita così. Salterà altre diciotto gare del Valencia tornando in tempo per vincere gli europei under 21 con la sua Spagna e reindossando la maglia numero dieci che tanto aveva meritato prima del doppio infortunio. Un’altra stagione, quella 2012-2013, adibita al recupero sportivo e agonistico che lo porta lontano da Valencia nel gennaio 2014: c’è la Real Sociedad pronta ad abbracciare il talento di Santander tormentato da demoni, ora forse chiusi a chiave.

SOCIEDAD E ROTTURA

La prima stagione scorre senza troppi intoppi, con la maglia della Real Sociedad mette insieme centosessanta presenze e dodici goal, dimostrandosi un otimo giocatore in fase di costruzione di gioco, ma un po’ meno decisivo se si parla di finalizzazione dello stesso. In fondo era nato come centrocampista nel Racing e il ruolo da trequartista gli era stato cucito addosso dal talento sopraffino per l’ultimo passaggio e dal sinistro magico che aveva fatto innamorare Madrid. Il debito con il demone personale evidentemente non era ancora stato saldato totalmente e, come se il ginocchio fosse abitato da una presenza nemica del suo talento, proprio contro il Real Madrid il ginocchio cede per la terza volta. Siamo al 30 dicembre 2015 e il ragazzo di Santander lascia il prato del Bernabeu in lacrime al minuto numero quarantacinque. La società diramerà un comunicato qualche ora più tardi dove si rivelerà l’entità dell’infortunio. E’ la terza rottura del crociato in quattro anni per Sergio Canales, l’ennesima vittoria del suo demone interiore che sembra avercela tanto con il suo talento da proibirgli di esplodere nella sua totalità. Ci vorranno 277 giorni e 27 partite della sua squadra per rivederlo in campo dopo l’ennesimo dispetto del destino.

RESURREZIONE BETIS

Il talento, dicevamo, non può essere lasciato alla mercè del mondo esterno: ha bisogno di essere accompagnato dall’intelligenza e dalla consapevolezza di saper fare qualcosa di grande, necessita di una forza interiore non comune che serve a farlo sbocciare definitivamente. Il talento del numero Diez del Racing era troppo grande per rimanere rinchiuso in una stanza di ospedale o tra le mura di una palestra per la riabilitazione e la forza d’animo che lo accompagnava era così splendente da permettergli di ottenere un’altra occasione. E’ l’estate 2018 e Canales passa da svincolato al Betis Siviglia, proprio la squadra contro cui il crociato fece crack per la seconda volta. E’ il trasferimento del giorno in Spagna, con la squadra di Siviglia che cerca di revitalizzare il trequartista classe ’91 dopo una peregrinazione così complessa come quella che abbiamo appena percorso insieme a lui. Con la maglia numero sei del Betis Sergio mette insieme, fino ad oggi, un numero impressionante di presenze per le sue medie stagionali: ben quaranta, condite da otto goal e tre assist che ne fanno una delle colonne portanti del Betis spettacolare di questa stagione. La resurrezione è però giunta al suo ultimo stadio il 23 marzo scorso, quando Luis Enrique ha ascoltato il popolo delle Furie Rosse portandolo in Nazionale.

ESORDIO A SPINA DI PESCE

Sedici minuti più recupero. Questo è il tempo che Canales ha giocato la partita del 23 di marzo contro la Norvegia. Un evento così importante per la sua carriera e per tutta quella parte della Spagna che in lui aveva scorto un talento infinito da meritare un’intervista su Marca con tanto di foto in prima pagina. Poche le sue dichiarazioni, la felicità per essere finalmente giunto alla nazionale era talmente tanta da non trovare le parole giuste per commentarla. Solo una frase, affidata alla penna del giornalista della testata spagnola, riporta quel binomio tra talento e testardaggine, tra tecnica calcistica e forza mentale che distinguono il ragazzo proveniente da Santander:

“Sono molto orgoglioso di non aver mai abbassato la testa, di non essermi mai arreso. Non ho mai pensato di mollare, neanche nei momenti più complicati, quando l’idea di non poter tornare ai miei livelli c’era nella testa.”

La spina di pesce tatuata sulla cicatrice è nata dall’idea di Canales e di un amico che, guardando la cicatrice, pensarono a come poterla trasformare in un ricordo positivo.

La maglia della nazionale, insieme alla cicatrice sul ginocchio sinistro, rimarranno per sempre i segni di una carriera marchiata a fuoco da un demone chiamato crociato, che senza pietà ha tentato di fare a pezzi il talento e l’anima di un ragazzo di Santander. Una resurrezione completata grazie alla forza di volontà che mai gli è mancata negli anni, e che finalmente gli ha restituito il suo calcio e il suo talento, adesso libero da infortuni, palestre e ospedali.