Arsenal-Napoli ha messo in mostra due facce differenti della squadra di Ancelotti. Primo tempo inesistente, non tangibile e decisamente sotto tono per i partenopei, i quali non sono mai riusciti a mettere in difficoltà i Gunners colpendoli nei loro punti deboli. Secondo tempo molto più propositivo e convincente: solamente la poca freddezza e precisione sotto porta non hanno permesso al Napoli di riaprire la gara e in generale la qualificazione nei 180 minuti.

E dire che Carletto aveva lasciato intendere, in conferenza stampa, cosa si sarebbe dovuto fare per mettere in difficoltà l’Arsenal, provando a strappare un risultato positivo all’Emirates:

Non vogliamo fare una gara difensiva, noi dobbiamo lavorare sul loro punto debole che non è l’attacco

Sfruttare le lacune difensive della squadra di Emery, che si sarebbero manifestate sia per una questione di atteggiamento dell’Arsenal (molto aggressivo e teso a tentare il recupero palla il più alto possibile, lasciando spazio alle spalle) sia per le caratteristiche dei singoli giocatori, avrebbe rappresentato il canovaccio tattico più idoneo per tentare di avvicinare la qualificazione già nella difficile sfida di Londra.

In realtà l’atteggiamento del Napoli ha portato tutt’altro.

POCA PERSONALITÀ

Il primo tempo della squadra di Ancelotti è stato probabilmente uno dei più brutti dell’intera stagione. La squadra è apparsa spaesata e totalmente svuotata, sia da un punto di vista fisico che mentale. L’Arsenal è riuscito a tenere il pallino del gioco per quasi tutto il tempo, ma è in transizione che il Napoli ha deluso, creando zero grattacapi alla retroguardia Gunners. Il gegenpressing immediato della formazione inglese non è mai stato aggirato dalle ripartenze fulminee di Mertens-Insigne, i quali avrebbero dovuto garantire imprevedibilità e pochi punti di riferimento.

Palloni toccati da Insigne e Mertens primo tempo (WhoScored.com)

In questa heatmap proposta da WhoScored.com si vede chiaramente la posizione di campo occupata da Insigne e Mertens durante i primi 45 minuti. Balza all’occhio la posizione quasi mai centrale dei due, ma soprattutto l’occupazione dello spazio lontano dalla porta difesa da Cech. L’unica volta che un attaccante partenopeo tocca palla in area avversaria nel primo tempo è quando Insigne spara alto dall’altezza del dischetto del rigore. Da sottolineare anche il numero dei palloni toccati dai due nel primo tempo: 30 Insigne e 21 Mertens, in totale 51. I 52 palloni toccati dal solo Hysaj nel primo tempo, superiori a quelli giocati dai due attaccanti di Ancelotti, certificano la prestazione del Napoli nei 45 minuti iniziali.

L’altro grande fattore che il Napoli ha faticato ad arginare durante tutta la prima frazione di gioco è stato il pressing dei Gunners. La squadra di Ancelotti, una volta riconquistata palla, non è mai riuscita a riorganizzarsi e a ripartire velocemente, perdendo il pallone quasi subito. I due centrocampisti centrali (Allan e Ruiz) e i due attaccanti (Mertens e Insigne) non hanno gestito al meglio il pallone in moltissime situazioni: i primi due non hanno quasi mai verticalizzato in velocità, limitandosi a giocare in orizzontale o perdendo addirittura palla; i secondi invece non si sono mossi in maniera corretta né allungando la difesa di Emery attaccando la profondità, né cercando di venire incontro per uscire dal pressing estremo dei Gunners. In questo senso avrebbe fatto comodo l’utilizzo di Milik, il quale avrebbe garantito un punto di riferimento centrale e fisico nel caso in cui l’uscita palla del Napoli dal pressing avversario sarebbe divenuta complicata.

Proprio in transizione, su riconquista palla, sono arrivati i due gol dell’Arsenal: nel primo caso è stato Mario Rui a sbagliare il passaggio in uscita e a permettere all’Arsenal di ripartire con qualità e a finalizzare una bella azione corale con il diagonale di Ramsey; nel 2-0 invece è stato Fabian Ruiz a rallentare eccessivamente la manovra fino a farsi scippare la palla da Torreira che grazie alla deviazione decisiva di Koulibaly ha firmato il 2-0.

Palloni intercettati primo tempo (WhoScored.com)

Anche la heatmap relativa al primo tempo dell’Emirates parla chiaro riguardo la superiorità dell’Arsenal, che soprattutto in fase di riconquista palla ha pressato con maggiore efficacia recuperando 11 palloni contro i miseri 3 della squadra di Ancelotti. Nel dettaglio un fattore determinante per questo tipo di soluzione tattica è stato Torreira, il quale ha recuperato in totale 7 palloni, 3 dei quali nella metà campo offensiva, e ha vinto 6 dei 9 duelli della gara.

I numeri sono stati poi confermati, anche se parzialmente più equilibrati, a fine gara: l’Arsenal ha chiuso con 18 palle recuperate nella metà campo avversaria, contro i 7 del Napoli. 

CAMBIO DI RITMO

Se il risultato sul campo non fa ben sperare in vista del ritorno, dato che il Napoli dovrà cercare di recuperare due gol e quindi sbilanciarsi contro una squadra che sa attaccare gli spazi in maniera mortifera, un appiglio per guardare positivo in vista della gara del San Paolo è il secondo tempo della squadra di Ancelotti. I secondi 45 minuti sono stati giocati meglio dai partenopei che hanno anche schiacciato la squadra di Emery e sostanzialmente in termini di occasioni da gol le due squadre si sono equivalse a differenza del primo tempo a tinte Gunners.

Due cose sono cambiate principalmente: l’aggressività e l’attacco degli spazi. Il Napoli ha pressato più alto e con più convinzione il possesso palla dell’Arsenal, tant’è che la formazione londinese ha perso 15 palloni solo nei secondi 45 minuti a differenza dei 6 persi dal Napoli. Anche la manovra e la costruzione offensiva degli azzurri è decisamente migliorata a livello qualitativo: nello specifico la scelta della gestione del pallone della squadra di Ancelotti di fronte al pressing di Ramsey e compagni. Se nel primo tempo il Napoli aveva faticato a superare le linee di aggressione dell’Arsenal, nel secondo il Napoli è spesso riuscito ad eludere la pressione avversaria. Un fattore determinante l’ha giocato l’attacco alla profondità. Insigne ha spesso attaccato lo spazio alle spalle di Monreal, il quale si faceva attrarre dall’aggredire in avanti Callejon. Anche a centrocampo il livello qualitativo si è innalzato: nel secondo tempo il Napoli ha giocato 313 passaggi chiave (ovvero passaggi che superano una linea avversaria) contro i 176 dell’Arsenal.

Questo differente atteggiamento si è tradotto in occasioni da gol e tiri in porta, i quali però non sono stati finalizzati adeguatamente della formazione di Ancelotti. L’occasione migliore è capitata sui piedi di Zielinski, il quale non è riuscito a chiudere in rete un’azione sviluppata sulla destra con Callejon, venuto a prendere palla più basso, con un semplice passaggio in profondità è riuscito a trovare Insigne sulla profondità.

I tiri del Napoli e dell’Arsenal nel secondo tempo (WhoScored.com)

Anche dalla grafica di WhoScored.com si intuisce che la pericolosità offensiva del Napoli è aumentata nel secondo tempo, grazie soprattutto ad un atteggiamento differente rispetto ad una spenta prima frazione di gara.

Al San Paolo il Napoli dovrà giocare una partita più coraggiosa sfruttando al massimo le imprecisioni difensive (che si sono viste nel secondo tempo) dell’Arsenal. Allo stesso modo la formazione di Ancelotti dovrà sbagliare il minimo sindacabile in fase di costruzione perché la squadra di Emery ha dimostrato di essere letale in fase di transizione passando dalla fase difensiva a quella offensiva: la velocità di Lacazette e Aubameyang, supportata dalla tecnica e inventiva di Özil potrebbero sposarsi perfettamente con una squadra sbilanciata come potrebbe essere il Napoli al ritorno.

Il Napoli la prossima volta dovrà mostrare solamente una faccia, la migliore.