Come spesso accade, il giovedì di Europa League ci ha regalato partite spettacolari, tanti giocatori in vetrina e molti gol. Avevo proprio voglia di gustarmi Benfica-Eintracht perché secondo me metteva di fronte due dei ragazzi emergenti più interessanti che ci siano, e direi che le attese non sono state tradite.

Dei mattatori Rúben Dias e Joao Félix vi ho parlato qualche tempo fa, e soprattutto su Joao Felix credo che sia necessario puntare il mirino sempre di più perché questo ragazzo ha i crismi per essere veramente qualcosa di differente: lo dimostra in ogni partita e si supera di volta in volta. Se vi interessa riprendere il discorso su di lui, guardate qui:

Oggi però voglio parlarvi dell’altro grande talento presente giovedì sera al Da Luz. Il centravanti dell’Eintracht, che a ventuno anni sta vivendo una stagione in cui piazza timbri ovunque va, e ha già scatenato una lotta serrata fra i colossi d’Europa per accaparrarselo. Parlo chiaramente di Luka Jovic, un predatore vero.

CHI È?

Jovic è nato il 23 Dicembre del 1997 e praticamente fa gol da quando ha cominciato a reggersi in piedi. Quest’anno ne ha piazzati venticinque fra Bundesliga ed Europa League, più sei assist, il che ci dice che l’anno prossimo con ogni probabilità vestirà un’altra maglia. E guardandolo giocare, ma anche solo guardandolo negli occhi e vedendo la personalità che esprime in ogni contesto, c’è da pensare che sia pronto per qualsiasi peso e pressione.

La pressione che gli ha messo fin da subito il paragone con Radamel Falcao, perché quando emerge un talento c’è sempre la corsa a definirlo “il nuovo qualcuno”, mettendogli addosso delle etichette tanto inutili quanto dannose. Jovic ci ha messo poco ad imparare a gestire questa pressione, però anche lui ne ha sofferto. Ma andiamo per ordine.

Negli occhi dei calciofili italiani c’è probabilmente prima di tutto il pallonetto dolce e letale sciorinato a San Siro, con cui ha buttato fuori l’Inter dall’Europa League. Però partiamo dall’inizio della sua storia calcistica, un inizio in qualche modo premonitore, perché Jovic dopo due minuti di calcio professionistico ha subito stabilito un record, e alla sua prima apparizione ha immediatamente vinto un titolo. È successo il 28 Maggio del 2014, quando all’età di 16 anni, cinque mesi e cinque giorni fa il proprio esordio nella Stella Rossa di Belgrado. Con il numero 40 sulla schiena. E nel giro di un paio di minuti va subito in gol: verticalizzazione in area, stop di petto elegante e sinistro perfetto a bypassare il portiere. Sinistro che in teoria sarebbe il suo secondo piede, ma vi dico in teoria perché non sembra fare molta differenza fra uno e l’altro, e comunque con il mancino ha segnato i suoi primi 8 gol da professionista. Così, è diventato il più giovane marcatore nella storia della Stella Rossa, superando il primato di Dejan Stankovic. Soprattutto, è stato il gol che ha dato alla sua squadra il titolo nazionale, all’ultima giornata, con un solo punto di vantaggio sugli eterni rivali del Partizan. Non male come inizio eh?

Ha segnato in tutto 13 gol per la Stella Rossa, diventando anche il giocatore più giovane a prendere parte al derby di Belgrado, ed è in quel periodo, anno 2014, che il general manager del club lo definisce “il Falcao serbo”.

IN PORTOGALLO

Poi però se ne va, con uno di quei trasferimenti controversi e triangolari che sono il sostentamento e allo stesso tempo la rovina del calcio di quelle zone, e non solo. Nel gennaio del 2016 va al Benfica. Dove l’etichetta pesa, e pesa tanto. Così come la lontananza dalla famiglia e la disabitudine a un mondo tutto nuovo. In un anno e mezzo, gioca solo quattro partite in prima squadra. Ma a riscattarlo da un precipitoso ritorno nell’anonimato entra in scena una figura fondamentale. Uno che come lui è nato nell’ex Jugoslavia ma ha fatto il centravanti in un altro paese, addirittura arrivando a rappresentarlo in Nazionale: Fredy Bobic, ex numero nove della Germania, e attuale DS dell’Eintracht Francoforte.

BOBIC E L’EITRACHT

Bobic fa un vero e proprio capolavoro con lui: lo prende nel 2017, prestito da 200mila euro e riscatto fissato a sette milioni. Oggi, ne vale sicuramente più di cinquanta.

Questo perché il lavoro fatto su di lui prima da Niko Kovac, attuale tecnico del Bayern che ovviamente è una delle pretendenti (anche se le spagnole sembrano molto più avanti), e poi dal suo allenatore di oggi Adolf Hutter lo hanno reso una punta totale, forte fisicamente e veloce, formidabile nel tocco di prima e in grado di fare più cose. Anche se Jovic resta prima di tutto un numero nove puro. Un bomber terrorizzante in area di rigore.

Ha istinto e genialità, vedere per credere il gol di tacco, al volo su calcio d’angolo, con cui l’anno scorso ha portato l’Eintracht in finale di Coppa di Germania, decidendo la partita sul campo dello Schalke. Ma oltre ad avere qualità da vendere nei suoi gol, ha anche una quantità di fatturato notevole, e qui la fotografia ci viene data da quanto ha fatto il 19 Ottobre scorso, ovvero cinque gol nella partita di campionato contro il Fortuna Dusseldorf. Non c’era mai stato prima un giocatore della sua età capace di calare un pokerissimo in un match di Bundesliga.

Adesso Jovic è su tutte le prime pagine dei giornali europei: lo vuole il Barça, lo vuole il Real, lo sognano tutti e probabilmente qualcuno lo prenderà, anche se suo padre ha detto che potrebbe restare un altro anno a Francoforte. Ma suo padre, che quando Jovic era un bambino lo portava in giro per il Paese in macchina pur di farlo giocare a calcio ai massimi livelli possibili, sa bene che il tempo è arrivato.

Il tempo di non essere più “il nuovo qualcuno”, ma di essere semplicemente, definitivamente, Luka Jovic, uno dei più forti centravanti in circolazione.