Qualunque disciplina – artistica, musicale, sportiva – ha una sua storia, che dev’essere conosciuta per poter costruire un giudizio strutturato riguardo ai suoi frutti. Anche se questa teoria – ultimamente – sembra mostrare qualche crepa nella strana realtà in cui viviamo, si può tranquillamente dire che chi ha una coscienza storica della materia che sta trattando possederà una chiave di lettura in più, una ricchezza ineguagliabile. Ora capirete il nesso con de Jong.

NEL FOOTBALL

Se parliamo di calcio, ad esempio, ci sono alcuni ricordi fondamentali da cui non si può prescindere: momenti iconici come la rovesciata di Pelè, il gol del secolo di Maradona e il calcio totale di Cruijff.

Nell’immaginario calcistico quest’ultimo è radicato con tale profondità che qualunque squadra si trovi a calcare l’Amsterdam Arena o indossare la divisa oranje deve subire il paragone con Ajax e Olanda degli anni ’70, ’80 e ’90, senza possibilità di sfuggirne.

Un confronto talmente ripetitivo che spesso si è scontrato con una realtà non all’altezza delle aspettative.

Vedere la squadra di Amsterdam scendere in campo durante questa stagione, però, causa un’irresistibile tentazione di mettersi davanti al computer e recuperare le partite di quel gruppo leggendario, per confrontarlo con quello odierno e far emergere similitudini e differenze.

Erik ten Hag ha ridato vita all’Ajax attraverso una rosa piena di freak tecnici e di giovani che si prenderanno il mondo a furia di contrasti vinti, corse in verticale e giocate tecniche belle come una veduta di Canaletto. Frenkie de Jong è esattamente tutto ciò – ma non solo – e oggi è forse l’immagine più nitida a nostra disposizione di quello che sarà il futuro di questo sport.

ESSENZA DI DE JONG

La dimensione calcistica di de Jong è talmente sfaccettata che, anche solo in riferimento al suo gioco in fase di possesso, possiamo indicare un gran numero di situazioni diverse che lo coinvolgono.

La prima che salta all’occhio osservando la costruzione di gioco dell’Ajax è la Salida Lavolpiana, cioè l’abbassamento del mediano in mezzo ai due centrali per far partire l’azione.

Contro la Juventus, ad esempio, de Jong si è spesso mosso all’indietro, creando un triangolo con i difensori de Ligt e Blind che talvolta si è trasformato in un rombo coinvolgendo anche il portiere Onana nel gioco con i piedi.
L’idea è quella di dare ossigeno al possesso degli olandesi, sfruttando l’impressionante imperturbabilità di de Jong anche nei momenti in cui è pressato e il pallone sembra scottare particolarmente.

Allegri però ha preparato un ottimo rimedio posizionando alternativamente Bentancur e Mandzukic in marcatura a uomo sul centrocampista, costringendolo a scelte più conservative e togliendo una bocca di fuoco alla costruzione dell’Ajax.

L’intelligenza superiore di de Jong però è emersa anche in questo contesto complicato: il 21 si è mosso in orizzontale posizionandosi dove poteva avere più spazio per rendersi utile, allargandosi sulla fascia quando le zone centrali erano intasate come nel caso di cui sopra.

Il suo obiettivo è rimasto sempre lo stesso: velocizzare il gioco muovendo la palla in verticale a partire da qualunque area del campo. In questo modo quindi de Jong non ha dato punti di riferimento agli avversari rendendo ancora più difficile il contenimento su di lui.

In qualunque posizione riceva palla, comunque, la sensazione è che l’ambiente circostante si ghiacci.

De Jong ha un’eleganza unica nel suo trotterellare per tutto il campo, fa le scelte giuste, è bravo a muoversi con il corpo attraverso finte che mandano fuori giri gli avversari, ragiona ancor prima di passare il pallone tramite l’algoritmo che ha in testa per elaborare tutti i casi possibili e materializzare quello più redditizio.

IL FUTURO DE JONG

Bisogna sempre andarci piano con i paragoni, è vero, ma De Jong è già stato accostato a qualche grande leggenda del passato dai più noti esperti di calcio internazionale.

Si potrebbe costruire, forse, un paragone tra de Jong e Beckenbauer: ancora una volta siamo in un contesto un po’ scomodo – il primo ha 21 anni e una cinquantina di presenze tra i professionisti, il secondo ha vinto due Coppe del Mondo, tra le altre cose – ma si può dire che in un certo senso l’olandese ricordi quella posizione di libero che ricopriva con grande classe il fenomeno della nazionale che sconfisse Cruijff ai Mondiali del 1974.

Un giocatore che riprende movenze e immaginario di periodi passati, trasportandoli alla velocità della luce nel presente.

Non ce ne vogliano i tifosi bianconeri, ma sarebbe bello poter vedere più partite possibili dell’Ajax e di de Jong in questa Champions League.

Possiamo anche aspettare l’anno prossimo, comunque: c’è da credere che con la maglietta del Barcellona ne giocherà parecchie.