Volare è da sempre una delle più grandi ambizioni dell’uomo. Da Dedalo, con le sue celebri quanto fatali ali di cera costate la vita al figlio Icaro, fino ad arrivare a Leonardo da Vinci, inarrivabile e visionario genio, il desiderio di toccare il cielo ha animato la curiosità e l’intelligenza umana che vedeva nella volta celeste, l’unico limite alla propria dittatura di conoscenza. Sinonimo di libertà incontrastata sia fisica che metaforica, dall’antichità sino ai giorni nostri, nasi penzolanti e espressioni meravigliate hanno seguito e ammirato chi riusciva a sprigionarsi in aria.

Anche nel mondo del calcio vi è chi, ogni benedetta domenica, stacca i piedi dal suolo e, per qualche secondo, supera le leggi della fisica, lasciandosi trasportare dall’impeto del volo: il portiere. Ammirato quanto respinto dal gusto popolare, il portiere è un ruolo solitario che nasce a seguito di una profonda vocazione: spesso, infatti, è la porta che ti sceglie diventando arbitra del tuo destino e non il contrario. Essi vivono all’interno dell’area. In quella prigione dalle sbarre bianche, adagiate e friabili, hanno due mani di vantaggio sul resto della squadra, e per questo privilegio si vestono di un altro colore.

 

Ruolo pilastro del gioco del calcio, i portieri sono le fondamenta su cui vengono costruite le squadre: per i compagni di squadra e per i tifosi sono la prima certezza e l’ultima speranza a cui aggrapparsi per la conquista di un risultato. In quanto fondamentale il ruolo del portiere è eterno e non sottoposto ai limiti del tempo; non si può dire lo stesso, invece, degli attori che interpretano questa parte, i vari Buffon, Neuer, Casillas e Lloris, guardiani rinomati che, tuttavia, devono fare i conti con l’impassibile carta d’identità.

Tra gli appassionati più nostalgici, consapevoli di questa realtà, sorge spontanea la domanda su chi prenderà il loro posto perché tragicamente il tifoso di calcio pensa sempre chenon ci sarà nessuno meglio di lui“. Anticipando la risposta a questa domanda, Numero Diez ha stilato un elenco di 4 portieri, tralasciando i già affermati Donnarumma e Lafont, che potrebbero rappresentare il futuro del loro ruolo e i degni successori dei “cari vecchi idoli”.

IL CARPAZIO BLANCO: ANDRYI LUNIN

Tra le tante metafore utilizzate per richiamare il ruolo del portiere, quella che lo identifica come una montagna da superare è una tra le meno utilizzate. Tra le catene montuose più celebri del mondo vi sono sicuramente i Carpazi, una lunga e maestosa serie di monti che si palesa in diversi stati dell’est Europa tra cui, in particolare, l’Ucraina. Proprio nella terra delle alte montagne d’oriente a Krashnorad, una cittadina ad est della grande Charkiv, è nato 19 anni fa la futura cima calcistica della nazionale gialloblù: Andriy Lunin.

 

È facile riconoscere in Andriy Lunin alcune peculiarità tipiche nell’evoluzione del ruolo del portiere in epoca moderna, innanzitutto la sensibilità nel giocare la palla con i piedi, probabilmente retaggio delle esperienze giovanili nel calcio a 5. Buon controllo e ottimo piede, il giovane ucraino non si sente in imbarazzo nel chiamare il compagno e offrirsi come appoggio nel giro palla e sponda per aggirare il primo pressing avversario. Una fiducia nei propri mezzi che lo porta ad abbandonare, senza paura ma non sempre in maniera perfetta, lo specchio della porta per giocare alto, fuori area e per sbrogliare situazioni difficili. A tu per tu con l’avversario cerca di andare a terra solo se necessario e impegna bene i piedi per respingere i tiri ravvicinati. Può migliore nella correzione della posizione, specie fra i pali, lì dove solitamente è concreto e rapido nel tuffarsi con apprezzabile tecnica.

Queste importanti caratteristiche tecniche si vanno ad aggiungere ad una forte personalità e ad una grande esperienza accumulatasi sulle spalle del portierone ucraino. Lunin, infatti, è un classe 99’ ma ha sulle spalle già diverse presenze in Premier Liha, suddivise tra il Dnipro (con cui ha esordito a 17 anni) e il Luhansk, club di media classifica con cui è stato autore di un sensazionale campionato lo scorso anno. Le sue cifre, 20 clean sheet su 51 presenze totali, unite alle grandi qualità umane e tecniche hanno ammaliato e convinto le merengues a farne il guardiano del futuro: dopo aver versato 12,5 milioni di euro nelle casse dello Zorya, infatti, Lunin è salito su un charter direzione Madrid per diventare il carpazio del Bernabeu. Complice l’ingombrante presenza di Keylor Navas e l’esoso arrivo di Thibaut Courtois, il club di Florentino Perez ha deciso di spedirlo in prestito al Leganes, club di metà classifica della Liga con cui Lunin ha cominciato a fare esperienza: sono 5 infatti le sue presenze sin qui e sono ben tre i clean sheet con la maglia biancoblù. Già convocato tre volte dalla nazionale di Shevchenko, Lunin si ispira a De Gea ma studia da Pyatov, leggendario portierone ucraino a cui è pronto a succedere.

 

PREUD’HOMME 2.0: MILE SVILAR

Tra i più nostalgici amanti del pallone ma soprattutto tra gli spassionati fan delle prime icone del calcio, il nome di Michael Preud’homme è pane quotidiano e profilo conosciuto. Capello lungo riccioluto, occhi azzurri e maglie sgargianti fanno dell’estremo difensore dei diavoli rossi una sorta di personaggio della moda ante litteram ma soprattutto sono la cornice originale di un grande talento della porta che ha scelto la provincia belga come teatro della sua carriera salvo trasferirsi a Lisbona, sponda Benfica, proprio sul finale. La citazione del glorioso portiere delle Fiandre è doverosa per descrivere uno dei suoi possibili eredi che fisicamente, tecnicamente e storicamente sembra essere un suo clone del futuro.

Il celebre e indimenticabile Michael Preud’Homme.

Si tratta di Mile Svilar, classe 99’, capello lungo e riccio è il giovane portiere del Benfica ed è uno dei talenti più luminosi della next generation belga. Figlio d’arte, suo padre Ratko, di origine jugoslava è stato l’estremo difensore dell’Anversa e il secondo della nazionale balcanica per diversi anni, non distinguendosi tuttavia per qualità eccelse. Mile, invece, di passaporto belga ha cominciato la sua carriera nell’Anderlecht, trascorrendo tutte le giovanili nel glorioso club delle Fiandre senza, tuttavia, mai fare l’esordio in prima squadra. Nel 2017, infatti, dopo alcune discussioni prolungate sul rinnovo con i vertici della società, decise di firmare con le aquile di Lisbona: una piazza importante che Mile utilizza come punto di partenza per spiccare il volo della sua gloria, a differenza di Preud’homme che nella capitale portoghese aveva deciso di svernare.

 

Il 14 ottobre dello stesso anno debutta tra i professionisti partendo da titolare in Coppa di Portogallo contro l’Olhanense, partita vinta 1-0 e che vede Svilar autore di numerosi interventi che gli fanno terminare il match con la porta inviolata. 4 giorni dopo, il 18 ottobre diviene il portiere più giovane ad esordire in Champions League contro il Manchester United all’età di 18 anni e 52 giorni, battendo il record precedente detenuto da Iker Casillas che esordì all’età di 18 anni e 118 giorni. La partita terminata 0-1 per gli inglesi ha visto il giovane belga compiere interventi sensazionali salvo il grave errore sull’unico gol della partita: una punizione dalla trequarti di Rashford che Svilar blocca malamente, portandosi la palla all’interno della propria porta.

Errori normali sul cammino di un ragazzo che vuole diventare leggendario e che denotano uno dei suoi principali difetti: la superficialità. Mile, infatti, consapevole del suo grande talento, è vittima talvolta di troppa sicurezza nei suoi mezzi che lo rendono autore di numerosi errori soprattutto nelle prese alte. E’ estremamente abile invece nel respingere le conclusioni da breve distanza e nelle uscite, sempre rapide, attente e puntuali. Svilar è inoltre un talentuoso pararigori come testimonia il penalty parato a Martial nel ritorno della sfida tra il Benfica e lo United. Chiuso, in questa stagione da Vlachodimos, Mile studia, dal talentuoso collega greco e dall’idolo Courtois, gli ultimi segreti del mestiere pronto a rubare il posto ad entrambi, improvvisamente e reattivamente, come ha sempre fatto nel rubare il pallone ai suoi nemici di sempre: gli attaccanti.

 

 

LE TRADIZIONI CONTINUANO: CHRISTIAN FRÜCHTL

Uno dei tratti caratteristici della mentalità tedesca è l’estrema cura per la programmazione: nulla viene lasciato al caso, ogni minimo particolare è organizzato per non sopperire a mancanze di qualsiasi tipo. L’esempio chiaro e lampante della veridicità di questo concetto è riscontrabile nell’organizzazione del calcio tedesco: come una fabbrica inesauribile, il vivaio tedesco è una costante fucina di talento che consente alla nazionale di Löw e al movimento calcistico tedesco di avere un costante ricambio generazionale. Questa tradizione, chiaramente, riguarda anche la scoperta e la crescita dei futuri portieri teutonici, da sempre sinonimo di grande sicurezza e affidabilità. Se la Die Mannschaft per il dopo Neuer può già contare su profili come Ter Stegen o Trapp, il Bayern Monaco ha già in casa il naturale erede del portierone di Gelserchinken: Christian Früchtl.

 

Classe 2000, 19 anni compiuti lo scorso 28 gennaio, Christian è il tipico ragazzo bavarese educato, estremamente maturo e ricettivo. Il talento dello sport lo ha ereditato da parte materna. Sua mamma giocava a pallamano, i suoi cinque zii a calcio, ma nessuno è mai diventato professionista. Inizialmente ha provato a fare il centrocampista, ma visti i risultati è stato presto spostato in porta. A 14 anni viene scoperto da un osservatore del Bayern Monaco sui campi del Deggendorf, squadra locale della cittadina d’origine. Lo scout rimase talmente estasiato dalle qualità del ragazzo che non lo sottopose nemmeno al provino, portandolo direttamente a Monaco. Qui con i bavaresi, da subito stupisce per la sua incredibile maturità calcistica ma soprattutto per le sue qualità in fase di impostazione. Guardiola, allenatore all’epoca dei bavaresi, rimase talmente sorpreso dal calciatore che decise di aggregarlo al ritiro invernale in Qatar a soli 15 anni. Christian diventò il più giovane giocatore di sempre a partire con la prima squadra delineando chiaramente il piano della società: farlo crescere all’ombra di Neuer fino a quando, un giorno, sarà chiamato a sostituirlo.

Non ha ancora esordito in prima squadra ma, i duri allenamenti con Neuer e Ulreich, sono estremamente propedeutici e utili alla sua crescita personale. Proprio lo stesso numero uno dei bavaresi ha riconosciuto più volte, in diverse interviste, come la preparazione fisica e la componente di talento di Christian siano superiori rispetto a quelle che lui stesso aveva alla sua età.Una benedizione importante da un portiere del calibro di Neuer che Christian vede come modello e fonte di ispirazione.

 

Come l’estremo difensore campione del mondo, Früchtl gode di una grandissima proprietà di palleggio che lo rende un vero e proprio giocatore aggiunto per la manovra di impostazione.Ottimo e audace nelle prese alte grazie alla sua grande fisicità (è alto 193 cm e pesa 74 kg), questa caratteristica tuttavia, al tempo stesso, non gli preclude un’elevata reattività nelle uscite e nelle prese basse. Ottimo coordinatore della difesa, dicono che sia dotato di grande personalità e di un elevato senso di leadership. Qualità tecniche e mentali frutto di tanto lavoro, pazienza e grande mentalità: Christian Früchtl è l’ennesimo prodotto dell’inesauribile scuola di talento tedesca, la fucina artefice dei costanti successi del calcio teutonico.

 

L’ACCHIAPPASOGNI DEL FUTURO: GABRIEL BRAZAO

Nel calcio, come nella vita, esistono dei binomi, nati un po’ per caso che sono destinati a diventare una garanzia in termini di qualità e di affidabilità. E’ questo il caso degli incredibili sodalizi creatisi sull’asse Milano-Brasile che ha visto numerosi calciatori verdeoro sbarcare sotto la madonnina diventati, negli anni, leggende di Milan e Inter. Questo rapporto ha visto negli anni transitare a San Siro magici attaccanti come Ronaldo, Kakà e Ronaldinho ma anche gloriosi portieri come gli indimenticabili Dida e Julio Cesar. Proprio il celebre acchiappasogni neroazzurro, autore tra gli altri dell’indimenticato triplete è il primo giocatore che è venuto in mente ai tifosi interisti alla notizia dell’acquisizione di Gabriel Brazao. Paragonato in patria all’ex numero 12 neroazzurro, il giovane portiere classe 2000 rappresenta l’eletto successore di Handanovic.

Nato a Uberlândia, nello stato di Minas Gerais, il 5 ottobre 2000, Brazão inizia ad avvicinarsi al calcio in tenera età, ma non nel ruolo di portiere: le prime partite le gioca infatti da attaccante, nel celebre futsal, col sogno di emulare i vari Kakà e Ronaldinho. Con il passare degli anni, tuttavia, capisce di non essere adatto a fare goal ma a evitarli: decide quindi di mettersi tra i pali, alla ricerca di un’identità che subito sembra calzargli a pennello. Nel 2014 entra a far parte delle giovanili del Cruzeiro, un anno prima del trionfo nel Sudamericano U15, conquistato con la maglia del Brasile. Anno dopo anno, riesce a scalare di livello nelle selezioni giovanili fino al 2017: in India si disputano i Mondiali U17, con il Brasile ovviamente tra le squadre favorite. La ‘Seleção’ chiude al terzo postodopo aver battuto il Mali nella consueta finalina, ma è la stella di Brazão a brillare e a illuminare l’interesse dei grandi club europei.

 

Alto 192 centimetri, il suo punto di forza è l’agilità tra i pali unita a dei riflessi felini che lo rendono a tutti gli effetti un portiere moderno. Capace di infondere sicurezza all’intero reparto difensivo, sa essere decisivo anche nelle uscite e, in particolar modo, sui calci di rigore, la sua specialità. Nonostante la sua breve carriera, ne ha già parati diversi, soprattutto nel corso delle varie competizioni giovanili a cui ha partecipato con il Brasile. Dopo uno specialista come Handanovic, sembra che l’Inter voglia assicurarsi un’altra certezza nel disinnescare i tiri dagli undici metri.

Nella nazionale maggiore brasiliana, Brazão ha raccolto fin qui due convocazioni: il CT Tite lo ha chiamato in occasione delle gare amichevoli giocate a novembre contro Uruguay e Camerun, in cui è rimasto in panchina per tutti e 90 i minuti. L’Inter, da tempo attenta al giocatore, ha bruciato tutta la concorrenza e ha messo le mani sul talento verdeoro:i nerazzurri hanno trovato l’accordo con il Parmaper un’operazione in sinergia che vedrà il giovane portiere parcheggiato in Emilia fino al termine della stagione, in virtù del suo status di extracomunitario. A tal proposito: nei prossimi mesi Brazão dovrebbe ottenere il passaporto portoghese, tappa d’avvicinamento fondamentale per il suo approdo nella capitale della moda. Milano neroazzura che lo aspetta e culla la possibilità di un continuo del sodalizio tra il biscione e i verdeoro. Dalle mani di un acchiappasogni brasiliano è nato il trionfo più grande della storia neroazzurra, chissà se dagli arti di un altro cacciatore di successi della Seleçao nasceranno i successi futuri della beneamata.

 

Questi ragazzi hanno esaudito il loro sogno di volare. Questi ragazzi, giovani e talentuosi, continueranno a proteggere e a sventare i nostri sogni calcistici. Perché finche ci sarà il calcio esisteranno i portieri. Perché finchè ci saranno i portieri, esisterà il calcio.