Dite “Campioni d’Italia” e poi fatelo altre sette volte. Con la vittoria all’Allianz Stadium contro la Fiorentina, la vecchia signora si è laureata campione per l’ottava volta consecutiva.

Nessuno c’era mai riuscito prima nei top campionati europei. L’ultimo scoglio da superare? Un Lione dominatore in Francia che per sette anni consecutivi aveva monopolizzato il torneo dal 2001-01 (anno dell’ultima Division 1) al 2007-08. Quella volta ci pensò il Bordeaux di Gourcuff e Gouffran a fermare l’egemonia del Gones. L’ottavo tassello è figlio di una squadra troppo forte per tutti, che ha stracciato ogni tipo di concorrente dalla prima all’ultima giornata fin qui disputata, grazie ad un Cristiano Ronaldo mostruoso e ad una fase difensiva impeccabile.

Oggi noi di Numero Diez analizzeremo uno per volta ogni calciatore a disposizione di Massimiliano Allegri, valutandolo per il suo percorso in campionato.

SZCZESNY 7

La paura era l’addio di Buffon. Il polacco aveva già ampiamente preso piede fra i pali lo scorso anno, grazie ai continui infortuni dell’estremo difensore di Carrara. Il definitivo addio dopo venti anni poteva pesare su Szczesny, che ad onor del vero è stato perfetto nel raccogliere la pesante eredità. Migliorato molto nelle uscite, ha dato sicurezza per tutta la stagione, compiendo di tanto in tanto parate importanti ai fini del tricolore.

PERIN 6-

Ha giocato poco e questo può valergli come scusa, ma se Massimiliano Allegri ha sempre preferito il polacco fra i pali un motivo ci deve pur essere. Mattia fa sempre il suo quando viene chiamato in causa, ma quando gioca lui la sicurezza che si avverte è minore. Dovrà lavorare molto se vuole essere il portiere titolare della squadra più forte d’Italia.

 

CHIELLINI 8

L’hanno già detto che è come il vino? Se la miglior stagione della tua carriera la disputi con 34-35 primavere sulle spalle allora probabilmente al ritiro nemmeno ci pensi. Quando lui non c’è la Juventus in fase difensiva diventa una squadra normale. Fa reparto da solo e si dimostra essenziale. Peccato per i troppi K.O. ma il fisico non è più quello di un ventenne.

BONUCCI 6

La sufficienza è molto generosa. Doveva riprendersi Torino dopo la scalmanata avventura rossonera: lo fa a metà, lasciando spesso a bocca asciutta e con l’acqua alla gola i tifosi bianconeri. Importantissimo in fase di impostazione, ha dimostrato di essere calato notevolmente durante la stagione. Nei cross e nelle marcature spesso la vecchia signora prende gol per sue amnesie. Non è più quello di una volta.

RUGANI 4.5

Anche accantonando qualche errore in fase di marcatura, quello che esce guardando la stagione di Rugani è disastroso. Ogni volta che è chiamato a sostituire Chiellini, finisce col farlo rimpiangere. Galleggia quando è chiamato a nuotare e non da sicurezza mai al reparto difensivo. Con lui in campo cala drasticamente anche la concentrazione di Bonucci. Ha confermato tutti i limiti che alcuni tifosi gli attribuivano, nascondendo invece ogni pregio (quale?).

CACERES 6

Non aver fatto parlare di se fuori dal campo ha dimostrato una maturità ritrovata, che prima aveva perduto malamente. Per il resto il giocatore è quel che è. Preso in fretta e furia per sostituire Benatia, partente per l’Asia, giocava poco alla Lazio, figurarsi in bianconero. Troppe volte infortunato, ormai ha forse finito la sua carriera ad alti livelli. Sufficiente per esserci stato senza troppe sbavature.

 

BENATIA 4.5

Indisciplinato e scorretto: non accetta di finire in panchina dietro a Bonucci, quello che fino a quattro mesi prima i tifosi definivano “Giuda”: accetta di mandare a donne di facili costumi il suo rapporto con Allegri, tanto da non farsi mai schierare per due mesi e fingendosi infortunato.

 

BARZAGLI 5.5

Onore a lui per l’ennesimo scudetto. Le lacrime per l’eliminazione contro la Germania dall’ultimo europeo le ha asciugate con trofei e soddisfazioni. Quest’anno non può essere sufficiente per i troppi infortuni. Dietro spesso è lento e indeciso. Non riesce a tenere la velocità dei nuovi ragazzini che la Serie A lancia. Ogni volta che Allegri gli concede spazio, non finisce la gara per colpa di qualche acciacco. Bravo comunque ad annunciare il suo ritiro per fine anno, capendo da solo quando è il momento di smettere.

 

DE SCIGLIO 6

Chi non risica non rosica. Lui non fa mai rosicare i tifosi juventini, ma nemmeno li fai mai sorprendere. Per tutta la stagione si limita, anche legittimamente, a fare il compitino. Sufficiente pienamente per aver lavorato in fase difensiva in estate e il miglioramento è ben visibile. Bravo a sacrificarsi spesso anche da centrale all’occorrenza.

 

ALEX SANDRO 5

A Torino qualcuno dice che sembra esser tornato Molinaro. Bravo in fase difensiva, ma si scorda come si spinge. Non da nulla in più di quello che potrebbe De Sciglio sulla fascia opposta, con la differenza che il brasiliano ha attaccata una pecetta che lo valuta almeno 80 milioni. Rischia di perdere il posto contro uno Spinazzola acciaccato che nemmeno fa la preparazione. Senza dubbio la peggior stagione da quando è a Torino.

 

CANCELO 6

Peccato, peccato. Parte a raffica, tanto che i quaranta milioni sborsati per portarlo a Torino sembrano esser cocce di noccioline gettate a terra. Giornata dopo giornata, però, esce fuori anche tutto il resto. Lacune – troppe – in fase difensiva e scarsa capacità di saper tenere la pressione quando questa aumenta vertiginosamente. In fase di spinta è mostruoso, ma dietro la maggior parte dei buchi li lascia lui. Tatticamente migliorato, ma a personalità non ci siamo.

 

SPINAZZOLA 6

Ricordatevi quello che ho detto all’inizio: qua si valutano le prestazioni in campionato. Lo Spinazzola formato Champions è tutt’altra cosa, ma è un’altra cosa che siamo costretti a mettere da parte. In Serie A Allegri lo mette maggiormente nelle gare più semplici e lui dimostra sempre id meritare qualche minuto in più a discapito di un brutto Alex Sandro. È duttile, efficace e volenteroso. Deve migliorare in ripiegamento.

 

PJANIC 6

Senza infamia e senza lode. Detta il ritmo in mezzo al campo, è vero, ma pecca nelle verticalizzazioni e così i bianconeri fanno fatica a creare gioco. Non tenta mai la giocata difficile ma si limita al “minimo indispensabile”: dopo qualche anno di Juventus ancora non ci siamo in personalità. Quando la squadra avversaria manda il centrale in pressing su di lui, va in difficoltà, non riuscendo nemmeno nei passaggi più elementari. Aldilà di ogni difetto, però, spesso quando Allegri lo toglie il centrocampo ne risente e si perde. Sufficiente per questo.

 

EMRE CAN 7

Attenzione: non è un campione, ma un mastino. Corre e corre. Senza fermarsi mai. Mischia ottimamente la tecnica e la tattica al fisico. Quando parte dalla difesa all’attacco fa degli strappi allucinanti. Da inizio anno ha iniziato un percorso che lo ha portato ad esser essenziale per il gioco del conte Max. Ci ha messo qualche partita per adattarsi al nostro calcio, ma è ad oggi il miglior centrocampista della Juventus per qualità per distacco. Sempre dinamico e lucido. È dovunque.

 

MATUIDI 6.5

Sapete come me lo immagino Blaise? È il giorno di Natale. Sono tutti a tavola pronti per iniziare il cenone. Sua moglie e i suoi figli ma Matuidi non c’è. Il francese è da qualche parte sperduto per Torino che corre. E corre sempre. In campo e in panchina. Non si ferma mai. È il polmone della Juventus. I piedi non sono affar suo, sia chiaro. Non riesce a dare quel guizzo nella creazione del gioco, ma non è nemmeno quello che gli si chiede. La grinta c’è e si vede. Il suo lavoro sporco è utilissimo.

 

BENTANCUR 6

La sufficienza la prende perché a inizio campionato figurava fra i migliori centrocampisti del nostro campionato per quantità. Col tempo sono arrivati tutti i difetti: è limitato. Non ha ne coraggio e ne personalità. È un buon giocatore che si è scordato di raccogliere la continuità quando l’hanno distribuita. Può sbocciare ma adesso risulta difficile dire quando. Troppo ruvido, colleziona cartellini come se piovessero.

 

KHEDIRA 4.5

Credo sia finito. Per tutto l’anno è stato martellato da infortuni. Quando il Dio delle avversità lo lascia in pace, fa capire in mezzo al campo di non averne più. Di aver finito la benzina. Ad oggi occupa solo un tassello in rosa.

 

CRISTIANO RONALDO 8.5

Il suo l’ha fatto e anche molto bene. È vero che spesso si intestardisce alla ricerca della giocata vincente, ma altrimenti non sarebbe CR7. La prima stagione in Italia è da incorniciare. Unico trascinatore, leader vero. È sceso in campo nel torneo più difensivista fra i top in Europa, andando in gol con una regolarità pazzesca. Non ha già vinto il titolo di capocannoniere perché rimane fuori per infortunio e perché spesso si riposa in vista della Champions. Che sia in Spagna o in Italia, si rivela mostruoso, diventando di fatto l’unico ad aver vinto Liga, Premier e Serie A.

 

DYBALA 4.5

Con Ronaldo gli si chiedeva il salto di qualità e questo non è avvenuto. È un calciatore che per fare bene deve girare tutto per il verso giusto. Soffre moltissimo la presenza del portoghese, soprattutto per quanto concerne la personalità. Viene totalmente oscurato e finisce per giocare poco. Snaturato dal suo ruolo originale, perde anche la concentrazione. Non salta mai l’uomo, non va mai in rete. Quando Allegri lo leva dal campo fa il muso lungo. Malissimo.

 

MANDZUKIC 6.5

Al girone di ritorno non c’è proprio arrivato. Ha finito la benzina molto prima, ma ha fatto gol contro tutte le big. Roma, Milan, Inter, Lazio e Napoli. Fa una prima parte da nove, poi crolla. Appena entra in riserva non si muove più. La Juventus con lui in campo gioca in dieci. Zero movimenti e zero cattiveria. Avrà pesato il mondiale?

 

DOUGLAS COSTA 4

È una lampadina. Se l’accendi brilla, ma se non trovi l’interruttore hai a casa un oggetto inutilizzato e inutilizzabile. Parte alla grande, ma lo sputo a Di Francesco è solo l’inizio di un’annata super travagliata. Prima la squalifica e poi l’infortuni. Quando torna Allegri non lo vede mai.

 

BERNARDESCHI 6.5

Il voto sarebbe stato molto più alto contando la Champions League. In campionato prende piede e – grazie ai vari problemi di tutte le ali bianconere – si prende il posto da titolare. In ripartenza è micidiale: nessun uomo di Allegri a quel tipo di strappo lì. Con due tocchi arriva in porta, anche se sbaglia sempre l’ultimo tocco. Se migliora in continuità il prossimo sarà il suo anno.

 

CUADRADO SV

I troppi infortuni lo penalizzano. Non gioca praticamente mai e il suo valore cala drasticamente. Gioca solo tredici partite, ma la maggior parte sono scampoli. Alla fine sono solo 786 minuti.

 

KEAN 7

Ha garra e grinta. Non si arrende mai. Allegri lo butta nella mischia nella seconda parte di stagione e lui mai lo fa pentire. Segna con una regolarità pazzesca, dimostrandosi l’uomo giusto al momento giusto. Infrange un record alla settimana, guadagnandosi l’appellativo di “futuro del calcio italiano”.

 

ALLEGRI 8

Come gli scudetti vinti di fila dalla Juventus e dal duo Conte-Allegri. Perché gli si potrà dire qualunque cosa, ma il conte Max ha vinto lo scudetto passeggiando. Lo ha vinto a natale, spesso giocando addirittura con De Sciglio centrale. Nel frattempo si è preso anche il brivido di far debuttare il millennial Kean, sestuplicando il suo valore. In campionato è il re indiscusso.