“Amo essere odiato dai tifosi avversari. Sarei invece molto spaventato se mi amassero. Se mi odiano, vuol dire che sto facendo il mio lavoro nella maniera giusta. Vuol dire che non sto rendendo facile la vita ai loro giocatori”.

Firmato, Ander Herrera.

Per descrivere il basco non esiste frase migliore di quella pronunciata dallo stesso centrocampista del Manchester United in una recente intervista per ‘FourFourTwo’. Corsa, grinta, cuore. Tecnica, palleggio, intelligenza tattica. Doti innate e sviluppate nel corso di una carriera da meraviglioso protagonista nel ruolo di gregario. Perché lo spagnolo è questo, l’uomo del quale si parla poco ma che in campo rende spesso più degli altri. L’eroe silenzioso della Stretford End che a Old Trafford è riuscito a entrare sotto la pelle dei tifosi del Manchester United, tanto da essere considerato davvero uno di loro.

E pensare che nel nord dell’Inghilterra avrebbe potuto non arrivarci mai se quel lontano 8 marzo 2012 le cose fossero andate in maniera diversa. Era il giorno di Manchester United-Athletic Bilbao, gara valida per gli ottavi di finale di Europa League, e Ander Herrera – allora tra le fila dei baschi – era pronto a sedersi in panchina, condizionato da una fastidiosa pubalgia. La mattina della partita, lo spagnolo si sentì però improvvisamente meglio e, d’accordo con lo staff dell’Athletic, decise di scendere in campo al fianco dei compagni. Giocò una gara perfetta, il Bilbao di Marcelo Bielsa si impose per 3-2 nel Teatro dei sogni e lui entrò dritto nella lista dei desideri di mercato del Manchester United.

“Il giorno prima della gara non potevo neppure camminare. Ripetevo a me stesso che non sarei stato in grado di giocare. Poi la mattina della partita mi sono svegliato e improvvisamente mi sentivo meglio. Ho giocato, abbiamo vinto e io ho sfoderato una grande prestazione. Nella vita a volte succedono davvero delle cose speciali e questa è stata una di quelle”.

DOVE TUTTO HA AVUTO INIZIO

Cresciuto nelle giovanili del Real Saragozza, dove il padre Pedro Maria ricopriva un ruolo dirigenziale all’interno del club, Herrera ha compiuto il primo grande passo della sua carriera nell’estate del 2011, quando firmò per l’Athletic Bilbao.

Aveva appena conquistato l’Europeo U21 con la Spagna, segnando in finale contro la Svizzera, e il passaggio al Bilbao in quel momento esatto significava per lui uscire dalla propria zona di comfort, confrontandosi a 22 anni con uno dei club più gloriosi del calcio spagnolo.

A volerlo fu Marcelo ‘El Loco’ Bielsa, allenatore al quale Herrera è poi rimasto legato nel corso di tutta la sua carriera.

“È la persona più originale che abbia mai incontrato nel mondo del calcio. Il tipo di gioco che vuole far fare alle sue squadre è qualcosa di incredibile. Dice sempre che il miglior modo per difendere il risultato è segnare un goal in più. È ossessionato dal lavoro perché pensa che più lavoro fai più ti avvicini alla vittoria. È un genio e sarò sempre grato al calcio per avermi permesso di essere stato nello stesso posto con lui per un periodo della mia vita”.

Utilizzato principalmente da trequartista, Herrera nel corso dei suoi tre anni di permanenza a Bilbao ha ricoperto un vero e proprio ruolo da numero diez alle spalle delle punte, sia sotto la guida di Bielsa che nella sua ultima stagione all’Athletic alle dipendenze di Ernesto Valverde.

ADDIO SPAGNA, INGHILTERRA ‘HERE I AM’

Nel luglio del 2014 il Manchester United ha deciso di portarlo in Premier League pagando la clausola da 35 milioni di euro.

Qui ha dimostrato l’intelligenza del campione, dando inizio a una nuova pagina della sua vita calcistica. Modellato dalle sapienti mani di Louis Van Gaal, Herrera ha infatti accettato di essere arretrato di qualche metro in campo, lasciando quella trequarti che per anni era stata la sua zona di competenza.

Reso un mediano roccioso, lo spagnolo con il passare delle partite ha iniziato a essere utilizzato soprattutto come centrocampista centrale, rivelando una dote innata nel recupero di palla, nonché una grande intelligenza tattica.

È diventato l’uomo in più dei Red Devils, ritagliandosi in poco tempo un ruolo da ‘cult hero’ agli occhi dei tifosi. Il motivo? Quella fame di successo che lo spinge a dare tutto in ogni azione. La parola “risparmio” non esiste infatti nel vocabolario di Ander Herrera.

“Quando ho firmato per il Manchester United, ho realizzato subito che più lotti per i colori che indossi più i tifosi ti perdonano quando commetti degli errori. Non avrei mai immaginato di ricevere così tanto amore da questi tifosi”.

Un premio meritato, per un giocatore tanto utile in campo quanto poco celebrato al di fuori di esso. Tolti i tifosi dei Red Devils, che come detto nutrono un affetto sconfinato nei suoi confronti, lo spagnolo raramente riesce a guadagnarsi titoli clamorosi sui giornali. Non che lui ne abbia bisogno. I riconoscimenti più importanti per un giocatore di lotta come Herrera sono infatti quelli che arrivano da chi lo United lo ha tatuato sul cuore. Una dimostrazione? Nel Manchester di Paul Pogba, David De Gea e Zlatan Ibrahimovic, è stato lui a conquistare il premio ‘Sir Matt Busby Player of the Year’ nella stagione 2016/17, quella del trionfo dei Red Devils di Jose Mourinho in Europa League.

Un premio che dimostra quanto Herrera sia apprezzato dalla tifoseria – sono infatti i fans a scegliere il giocatore dell’anno – con lo spagnolo nominato anche ‘Man of the Match’ della finale di Stoccolma contro l’Ajax. Successi personali che, sommati alle quattro coppe vinte con il Manchester United (1 Europa League, 1 Fa Cup, 1 Coppa di Lega e 1 Community Shield), hanno permesso a Herrera di creare un discreto palmares in terra inglese.

TRA PRESENTE E FUTURO

Eppure, nonostante ciò, il futuro dello spagnolo a Manchester resta più incerto che mai. In scadenza di contratto il prossimo giugno, Herrera sta vivendo una delle stagioni più complicate in maglia Red Devils, in attesa di capire se il prossimo anno Old Trafford possa ancora essere o meno casa sua.

Nessun accordo per un rinnovo è stato raggiunto e le voci di un possibile addio dello spagnolo, direzione Paris Saint-Germain, negli ultimi mesi si sono fatte sempre più insistenti.

Si parla di un pre-accordo già firmato con i francesi. C’è chi dice – il ‘Manchester Evening Standard’ – che Solskjaer abbia già scelto di puntare sul centrocampista dell’Everton Idrissa Gueye per rimpiazzarlo. Ciò che è certo è che l’addio – per altro a parametro zero – di Ander Herrera sarebbe una vera tragedia per il centrocampo del Manchester United. Lo dimostrano i risultati, sia sotto la guida di Jose Mourinho (soprattutto nelle stagioni passate) che sotto quella attuale di Ole Gunnar Solskjaer.

Con lo spagnolo in campo, i Red Devils hanno infatti dimostrato maggiore qualità, compattezza e determinazione. Non è un caso che il recente tracollo dei rossi di Manchester si sia verificato proprio nel periodo in cui Herrera è stato costretto a rimanere ai box per un problema all’anca, procuratosi nella gara contro il Liverpool. Al contrario, senza lo spagnolo, lo United è parso infatti spaesato, nonché lento e facilmente penetrabile a centrocampo, vedasi i due goal incassati nella gara contro l’Arsenal, i due contro il Wolverhampton, i quattro contro l’Everton e i due nel derby contro il Manchester City. Così come in Champions League, dove i Red Devils sono caduti sotto i colpi del Barcellona, anche se qui, beh… il merito è soprattutto di un certo Lionel Messi.

Sotto la guida di Solskjaer, nelle 15 gare in cui Herrera è sceso in campo i Red Devils hanno conquistato 11 vittorie, con una media punti del 2.64 in campionato. Senza Herrera, lo United ha perso 6 delle 12 partite giocate, solo lo 0.83 di media punti.

Con lo spagnolo in campo i rossi di Manchester concedono infatti molto meno. Lo dimostra anche il suo ritorno contro il Chelsea, con quell’1-1 che, se non fosse stato per una vera e propria papera di David De Gea, avrebbe anche potuto essere un 1-0. Herrera è infatti riuscito a ingabbiare Hazard per la maggior parte dei minuti, non permettendo al talento belga di esprimersi ai soliti livelli. Un ottimo ritorno in campo che ha confermato per l’ennesima volta l’importanza dello spagnolo nello scacchiere tattico di Solskjaer. Proprio con il norvegese, Herrera ha stretto un rapporto speciale negli ultimi mesi, ammirato dalla passione che l’ex attaccante del Manchester United mette ogni giorno nel proprio lavoro. Amico ancor prima che maestro dei propri giocatori, Solskjaer in Herrera riconosce invece quella stessa grinta e voglia di non piegarsi mai difronte alla sconfitta che lui stesso era solito mettere in campo.

“I’m focused on the next game. Sono sempre focalizzato sulla partita successiva”.

Herrera style.

Determinato in campo, sicuro di sé fuori. Senza mai essere arrogante. Perché il natìo di Bilbao sa di non essere nato con le stigmate del campione ma con il duro lavoro e la giusta attitudine è riuscito a dimostrare, e a dimostrarsi, di poter essere l’uomo giusto nel posto giusto.

Non conta l’apparenza, conta la sostanza. E di sostanza in Herrera ce n’è davvero molta.

 

(fonte citazioni: “If opposition fans hate me, I’m clearly doing something right” by Chris Flanagan, FourFourTwo)