Alieni. La prima parola che passa per la mente dello spettatore non può non essere questa. L’attitudine del Barcellona e il gioco che ne consegue sono unici e spettacolari, figli di una qualità inimitabile che passa per una cosa su tutte: il talento, quello che dai singoli contribuisce a formare il collettivo vincente blaugrana.

Si, il talento. Un fattore che contro il Liverpool, nella serata più importante, ha fatto la differenza. Nel match in cui i Reds hanno forse vinto sul piano tattico – Jurgen Klopp ha definito la prestazione dei suoi la migliore in trasferta in questa Champions League – la qualità è divenuta forza, inarrestabile da parte degli inglesi.

RADDDOPPIO ARRETRATO

Il Barcellona made in Valverde è una macchina dinamica e in continua evoluzione. Unico, inconfondibile, immortale, figlio della filosofia calcistica di Guardiola e Luis Enrique ma al tempo stesso in divenire. Si pensi anzitutto all’ambito tattico. I Blaugrana dei predecessori erano soliti dominare l’incontro, aggredendo con un infinito possesso di palla che sta alla base del “tiki taka“. Una ragnatela di passaggi, triangolazioni e movimenti a intrappolare di fatto l’avversario, per poi colpire nel momento opportuno.

La filosofia che Ernesto Valverde mette in campo ai suoi ragazzi denota una fase storica di transizione del club catalano. Sebbene ancora alla ricerca di una definitiva identità la qualità del Barcellona prevale, vincendo e convincendo.

Il Barcellona di Ernesto Valverde ha dimostrato ancora una volta di essere uno straordinario meccanismo. Ma in divenire, alla ricerca di una definitiva identità. Basti pensare che il Liverpool ha tenuto per più tempo il possesso palla (il 53% dei Reds contro il 47% dei rossoblù). Un contromanifesto ideologico rispetto al modus operandi dei tecnici passati. La scelta di schierare Vidal al posto di Arthur è figlia di un pensiero differente: meno focalizzazione sul possesso e sulla qualità in mezzo al campo in favore di più transizioni, il tutto arginando l’iniziativa degli avversari. Col cileno in campo i Blaugrana passano così di fatto da un 4-3-3 di partenza a un 4-4-2 in fase di non possesso.

Queste prime scelte tattiche hanno spalancato le porte del Camp Nou all’iniziativa Reds. Gli ospiti hanno abbassato la linea difensiva catalana nel primo tempo. I lanci lunghi alle punte hanno di fatto costretto Sergi Roberto e Jordi Alba ad abbassarsi nelle prime fasiQuest’ultimo, in particolare, ha saputo poi prendere le misure per avanzare sulla fascia. La scelta del tandem sulla destra Milner-Gomez serviva appunto per arginare le cavalcate dell’esterno sinistra dei catalani, che ha saputo però disimpegnarsi e dominare sul suo lato (su tutte le giocate spicca quella dell’assist a Suarez).

Orfani di Roberto Firmino e Alexander Arnold (il primo per affaticamento, il secondo per scelta tecnica) il consueto 4-3-3 del Liverpool ha lasciato spazio ad un atipico 4-3-1-2 con Wijnaldum a muoversi fra le linee, dettando i movimenti di Salah e Manè. L’esperimento è fallito, con l’olandese che non ha effettuato alcun dribbling nei suoi 79 minuti, toccando solamente 23 palloni. Completamente fuori dal gioco.

La mancanza del tridente offensivo per i Reds è stata una delle chiavi di volta dell’incontro. Gli ospiti hanno si attaccato con costanza, forza e abbondanza di uomini in davanti, con relativi movimenti fra le linee. Ma le armi difensive in più dei padroni di casa sono state due. In primis la superiorità numerica. Il Barcellona ha affrontato con umiltà e a viso aperto l’arrembante potere offensivo del Liverpool: la posizione arretrata dei terzini in fase di non possesso unita al supporto di Piquè, Lenglet e dall’apporto dei centrocampisti hanno favorito la difesa, raddoppiando gli avversari.

PRAGMATISMO ED EQUILIBRIO

La seconda, poi, l’apporto del centrocampo. Un termine su tutti descrive l’attitudine del tridente in mezzo al campo: pragmatico, come le scelte in corso d’opera di Valverde. Il dinamismo tattico Blaugrana si basa su questo, dopotutto.

Il 4-4-2 in fase di non possesso lascia immediatamente posto ad un 3-4-3 nell’impostazione. Valverde, infatti, ha arretrato la posizione di Busquets fra i due centrali per la prima impostazione. Ne consegue un allargamento della difesa, coi terzini che avanzano sulla fascia e le ali offensive (Coutinho e Messi) che si accentrano, stringendo l’ampiezza in campo.

Questa prima scelta di sacrificare dietro Busquets (almeno all’inizio) ha dato i suoi frutti. La copertura difensiva ha giovato a Jordi Alba, che in posizione più avanzata ha realizzato 68 passaggi, 3 assist di cui 1 vincente.

Nonostante queste scelte, il Liverpool si è dimostrato un avversario più che mai ostico. Il baricentro avanzato ha giovato all’iniziativa in attacco. I Reds, infatti, hanno tirato in porta per ben 15 volte (fra le quali spicca il clamoroso palo di Salah nel secondo tempo), dominando in fase offensiva con un 2-3-5 in evoluzione dal 4-3-3 di partenza. Ancora una volta la spinta degli esterni arretrati si è dimostrata un’arma in più di Klopp. Un Coutinho sottotono e non in serata, poi, ha contribuito (involontariamente) alla causa degli ospiti.

Il lampo di genio di Valverde è stato proprio quello di togliere il brasiliano per Semedo nella ripresa, portando la sua squadra a un 4-4-2 più strutturato a premiare l’atletismo di Sergi Roberto e Vidal sulle fasce, con Messi e Suarez come coppia d’attacco. Il cambio di modulo ha permesso ai Blaugrana di poter rifiatare e prendere meglio le misure in mezzo al campo, dove il Liverpool ha ad ampie riprese dominato.

Alcuni numeri sulla prestazione di Vidal. In 90 minuti il cileno ha toccato 74 palloni con l’86% di passaggi riusciti; ha vinto il 60% dei contrasti, con 1 respinta difensiva e 2 intercetti.

La prestazione del cileno in particolare merita una menzione. L’ex juventino ha spadroneggiato a centrocampo: decisivo nelle diverse fasi mettendo in luce uno spirito di sacrificio unico nella serata del Camp Nou. Energico, di sostanza e qualità, Arturo Vidal ha dato alla sua squadra un altro elemento che ha fatto la differenza: l’equilibrio. Prima a centrocampo, poi sulla fascia, il “Gladiatore” ha permesso al tandem offensivo di spadroneggiare in attacco.

PREPOTENZA, MAGIA E FANTASIA

La lista delle congetture tattiche conduce infine là dove la magia prende realmente luogo. Le dinamiche difensive e a centrocampo, del resto, permettono alla fase offensiva di esprimersi in tutto il proprio potenziale. Un aspetto nel quale il Barcellona non ha davvero rivali.

La serata di Coutinho è inversamente proporzionale a quella dei compagni di reparto. Due mondi opposti, due dimensioni completamente differenti. Partendo dalla prepotenza agonistica del pistolero. Luis Suarez è da sempre un attaccante straordinario, questo è certo. Ma la capacità di cogliere la perfetta giocata al momento giusto lo rende unico. Questa è la base d’analisi sul primo gol. Nessun altro movimento del corpo e dei piedi avrebbe potuto battere il posizionamento di Alisson fra i pali.

Jordi Alba (evidenziato in azzurro in alto) dalla sinistra lascia partire un cross filtrante basso a premiare il movimento del Pistolero (evidenziato in rosso), che è bravo nel disimpegnarsi dalla marcatura di Matip (evidenziato in azzurro in basso).

Nonostante il perfetto posizionamento fra i pali di Alisson l’uruguaiano trova il colpo perfetto per mettere in rete il gol dell’1 a 0.

E per finire, Lui. Il vocabolario degli aggettivi relativi a Lionel Messi è pieno di elogi che spesso e volentieri sembrano trascendere l’umano. Il Dio del Calcio, questo è Leo. Semplicemente il calciatore più talentuoso al mondo. La prestazione qualitativamente impeccabile della sua squadra è una diretta conseguenza del suo gioco. Messi, del resto, rende e fa rendere i compagni verso un calcio spaziale, di un livello che forse solo i sogni possono raggiungere. Il secondo gol è l’esempio perfetto per descrivere la mentalità di squadra che La Pulce ha saputo instillare nel suo Barça.

Messi (evidenziato in rosso) comincia l’azione del Barcellona a premiare il movimento del compagno. Il pallone vagante finisce poi fra i piedi di Suarez (evidenziato in viola) che colpisce la traversa.

Il pallone viene messo in rete dall’argentino, ma la cosa da notare è la presenza di 4 uomini nell’area di rigore avversaria, nel momento forse più positivo del Liverpool e di sofferenza Blaugrana.

Ma non solo. La presenza di 4 uomini in area di rigore, nel momento di maggiore sofferenza, è degno di menzione. Messi trascina e accompagna gli altri sulla via del gol. Quello che da molti viene definita fortuna in realtà è il risultato di una costruzione di gioco studiata e conquistata nel corso del match.

In merito alla straordinaria punizione di Messi non c’è molto da aggiungere. La Pulce è davvero il più forte di tutti. “What a strike…” commenta nel post partita uno sconsolato Jurgen Klopp.

RAMMARICO

Il trionfo del Barcellona va di pari passo con la delusione del Liverpool. Non soltanto per la pesantezza in sè della sconfitta quanto per la consapevolezza di aver creato, osato, giocato a calcio.

Il palo di Salah (10 dribbling di cui 7 riusciti per l’egiziano) è una sintesi della serata dei Reds. Un’attitudine tecnica, tattica e di personalità fuori dal comune, degna di una semifinale di Champions, degna di una notte al Camp Nou. Perchè portare il movimento dei terzini a spingere così in alto sulle fasce, il concludere così tante volte verso la porta nonché portare il Barcellona (in casa) a una pressione del genere non è da tutti.

I 3 uomini del Liverpool nell’area del Barça denotano l’atitudine a non arrendersi dei Reds, nonostante lo svantaggio di 3 reti.

Sono elementi che compongono la forza di una squadra che non si arrende e che di certo non si darà per vinto, considerando i rimanenti 90 minuti fra le mura amiche. L’atteggiamento tattico dei Blaugrana ad Anfield potrebbe non portare agli stessi effetti dell’andata. Ma il Barcellona ha dimostrato che l’allenatore conta ma i giocatori di più. Il bel gioco di Klopp nulla ha potuto alla fine dei conti contro lo strapotere qualitativo dei catalani. Una qualità unica, in cui gli spagnoli non hanno rivali.